Post strampalato della domenica

Stimolo 1: Un negozio dalle parti di casa mia ha appeso alla vetrina la scritta “Non stiamo chiudendo”; sembra che molti clienti passando e vedendo la vetrina in allestimento, entravano per consolare il proprietario, pensando all’ennesima chiusura nel quartiere. Quando mi chiederanno un ricordo di questa seconda Grande Depressione, io risponderò col ricordo della chiusura di tutte le videoteche del mio quartiere. La chiusura delle videoteche sarà per me l’equivalente di chi ha visto nel 29 i manager buttarsi dalle finestre di Wall Street. In realtà non è solo colpa della crisi economica, il web ha sicuramente inciso non poco; lungi da me una condanna della nuova frontiera del home video, ma per “noi” è la fine di un’epoca, e come tale merita un commiato. E per noi intendo tutti quelli che ritengono il cinema un’esperienza intima, da fare in camera, come il sesso. La sala cinematografica è un tempio, un luogo in cui una folla si riunisce in un rito di adorazione, ma la videoteca è un bordello, uno squallido bar americano per single; adocchi una locandina, la studi per bene, e poi le offri da bere, a casa tua, e se qualche volta scegli male, e ti alzi il giorno dopo chiedendoti come cazzo ti era venuto in mente di portartela a casa, poi ci torni lo stesso, in videoteca.

Stimolo 2: -Tuo padre ha deciso di crescersi i capelli- mi dice ridendo mia madre al telefono. Io lì per lì dico che è uno scherzo, ipotizzo che abbia litigato col suo barbiere storico, ma lei, mia madre, giura che è vero. Mio padre, mio padre che non ha mai portato i capelli più lunghi di un dito e mezzo, mio padre che mi fracassava i coglioni quando li portavo io, i capelli lunghi. Mi è balenato in mente un pensiero, cioè il fatto che avere i capelli lunghi a settantanni è sicuramente più ribelle che portarli a diciotto, ma poi mi sono ricordato che non è un mio pensiero ma un patetico spot della Diesel, quindi ho virato sulla più probabile, naturale e rassicurante, ipotesi della demenza senile.

Stimolo 3: Un mio amico è medico in un ospedale pediatrico. Mi ha scritto una mail in cui mi raccontava che durante la nevicata che ha sorpreso Roma pochi giorni fa, i bambini sono corsi a guardare fuori dalla finestra, e poi mi ha raccontato della guarigione di un altro bambino, ricoverato in condizioni drammatiche, ma si era incasinato con la punteggiatura, e leggendo sembrava che i due fatti fossero misteriosamente correlati.

Questi tre spunti sarebbero potuti diventare altrettanti post. Sarebbero. Ma sono finiti nello stesso strampalato post. Eppure c’è qualcosa che unisce questi tre episodi, ma è un qualcosa che è noto solo a me, e che mi è impossibile spiegare per le implicazioni di una legge della meccanica quantistica. In realtà tale legge non esiste, al momento, ma potrebbero formularla. Potrebbero.