Come il gatto che si fa le unghie

Non so se a voi capita; quelle giornate come quella di ieri*, in cui ti accorgi di essere stanco di sperare e di incazzarti, e improvvisamente aspiri a diventare quell’animale che tanto ti faceva schifo, quell’animale che non si fa domande, che non si informa, che non ha morale, che accetta tutto e sorride alla vita. Ma dura poco. Pochissimo. Poi ritorni a farti male, come il gatto che si fa le unghie sul divano nonostante il matematico calcio in culo. Sarà un istinto, darwinianamente senza senso, oppure masochismo, di quello esistenziale, asessuato, ma qualsiasi cosa sia, non vi si può sfuggire. E così, dopo poche ore, ancora con il gusto della bile in bocca, ti ritrovi a leggere “Acab (All Cops Are Bastards)” di Carlo Bonini, uno pseudo-romanzo che ripercorrendo alcuni capitoli della nostra storia recente offre tutto il materiale necessario per un teoria generale dell’odio. Segnalo anche l’ultimo contributo di Zoro, sulla situazione a L’Aquila un anno dopo il terremoto, davvero toccante (e anche divertente).

* per i lettori futuri: parlo delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010