I videogiochi non finiscono mai

Sono un videogiocatore con sindrome bipolare; per periodi, lunghi anche diversi mesi, lascio imbiancare la consolle dalla polvere, poi magari mi capita di vedere un titolo che mi intriga in videoteca, o in libreria, o nei negozi di elettronica, lo compro pensando di giocarci nei tempi morti, lo provo, e poi, inevitabilmente, non esco di casa finché non lo finisco. La cosa mi angoscerebbe, intendo non finirlo. Un gioco è sostanzialmente una sfida, un esame, un climax di difficoltà da superare, come nella vita, ma allora perché uno preferisce affrontare delle avversità a pagamento piuttosto che quelle gratuite del quotidiano? Forse perché farlo con un ak47 in mano è decisamente più appagante, forse perché attraversare di notte un cimitero pieno di non-morti, o schivare le mitragliate degli sbirri correndo in auto contromano, è più rilassante che arrabattarsi nel mondo del lavoro, o fare i conti con dei problemi di salute. Gli animali giocano per addestrarsi alla vita, gli uomini, quantomeno gli adulti, per distrarcisi. Mi pare una caratteristica più interessante del pollice opponibile o della visione frontale.