I Guanti – Il Picco (una commedia brutta e inopportuna)

 

“25 febbraio 2020: dopo la scoperta di un focolaio in Lombardia, l’Italia si scopre il Paese europeo con più contagiati da Sars-CoV 2”

Letto e interpretato da Giorgio Consoli

dirty kitchen | Emily Harrison

I guanti

«Italiano!»

Lo chiama così, non per nome, per nazionalità. Vincenzo quel cliente lo conosce bene, è uno che lavora nel settore finanziario, o qualcosa del genere, comunque è un cliente fisso, e mai si era rivolto così a lui o a qualsiasi altro cameriere.

Vincenzo si avvicina e prende gentilmente l’ordinazione, ma il cliente ha una richiesta specifica: tira fuori un kit con dei guanti di lattice e una mascherina chirurgica.

«Mi dispiace per quello che sta succedendo nel tuo Paese, però indossa questi, per piacere. Non voglio che il mio cibo venga contaminato».

Vincenzo gli spiega che non torna in Italia da sei mesi, quindi ha la stessa probabilità di essere malato di qualsiasi londinese.

«Ma sei comunque italiano», risponde infastidito il cliente.

Vincenzo non crede alle proprie orecchie, cerca in sala lo sguardo di Mr Anderson, il proprietario del locale, ma nei suoi occhi non trova la minima solidarietà, anzi, ci vede un rimprovero in arrivo. “The customer is always right”.

Allora Vincenzo si strappa il grembiule e impreca in napoletano, poi si abbassa verso il cliente e lo bacia in bocca, provocandogli un attacco di panico fulminante… no, non è vero, questo lo ha solo immaginato. In realtà Vincenzo prende il kit del cliente stronzo e gli tocca anche ringraziarlo.

Alla fine anche questo turno arriva al termine. Vincenzo è distrutto; prende il treno per tornare a casa, nel West Ham. Sua madre lo chiama al telefono; i passeggeri attorno a lui hanno evidentemente orecchio per le lingue straniere, perché dopo le prime parole in italiano si allontanano da lui, portandosi le sciarpe all’altezza del viso.

Home sweet home… o quasi. Vincenzo è finalmente a casa dopo una giornata di merda, e cosa lo aspetta? Puzza di fritto e una pila di piatti sporchi alta così. Spaghetti di soia che come i tentacoli di una piovra strisciano oltre il bordo del lavandino.

E che ‘sfaccimm!

Vincenzo sbotta, la diga crolla. Bussa violentemente alla porta del suo coinquilino: «Lota! Omme e merda! Apri strunz!»

Il coinquilino apre la porta con calma serafica.

Vincenzo gli urla in faccia: «la razza vostra st’appestando o munn!»

I tratti inequivocabilmente orientali di Cheng rimangono impassibili, attende che Vincenzo smetta di sbraitare. Poi prende la parola: «Ciùla hai finito? Se non fosse per la mia razza, se non fosse per noi milanesi che vi abbiamo portato in Europa, voi terroni ora fareste i raccattapalle alla Coppa D’Africa, hai capito?»

«Terrone a me? Terrone a me? Ma l’anima di chi t’e murt».

I due continuano a litigare, mentre nell’ultima stanza della casa Sophie è a letto con la sua nuova ragazza.

«What’s happening?», cosa sta succendendo? «Niente,» risponde la gallese Sophie alla sua fiamma irlandese, «sono gli italiani, come al solito litigano per stupide beghe territoriali, perché sai come sono fatti gli italiani, no? Sono tutti razzisti e pieni di pregiudizi.»

 

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