Libertà di circolazione – Il Picco (una commedia brutta e inopportuna)

“9 marzo 2020: il Governo vara misure restrittive per tutto il territorio nazionale. Nelle carceri scoppiano tumulti per la limitazione dei colloqui”

Letto e interpretato da Giorgio Consoli

Libertà di circolazione

«Ma se uno deve portare il cane a pisciare?»

Gli agenti di pubblica sicurezza Venturi e Barra effettuano il turno di pattugliamento notturno e discutono del decreto appena annunciato dal Governo, il decreto “io resto a casa”.

«Che intendi?» chiede Venturi.

«Se uno deve portare fuori il cane, come fa? Il decreto parla di casi di necessità… necessità è andare a lavorare, andare a fare la spesa, andare in ospedale, mica portare a pisciare il cane». Spiega Barra mentre guida.

«Come no, per il cane è una necessità e come, è proprio la necessità per eccellenza».

«Si ma il destinatario del provvedimento è il padrone, mica il cane, la necessità deve essere del padrone. Quindi per me il padrone può scortare l’animale fino alla soglia del domicilio, e poi l’animale è libero di fare quello che deve fare».

«Sì Barra, e poi gli escrementi chi li raccoglie? Articolo 639 del codice penale: deturpamento e imbrattamento di cose altrui. E poi se il cane scappa? Articolo 672: omessa custodia e malgoverno degli animali».

«Minchia Venturi ma tu tutti gli articoli a memoria sai?»

«E questo che cazzo vuole?»

Venturi si è accorto di un uomo che si sbraccia per attirare la loro attenzione.

Barra guida la volante in prossimità dello sconosciuto, Venturi abbassa il finestrino.

L’uomo è stravolto, tiene le braccia sollevate, come fosse sotto il tiro di un’arma. Si avvicina lentamente a Venturi e dice con voce tremante: «Mi chiamo Salvatore Martini e non sono armato. Sono uno degli evasi del carcere di Monteliscio».

Venturi si precipita sulla radio, ma il microfono gli sfugge di mano per l’emozione, e finisce sotto il sedile.

Barra scatta giù dall’auto ma inciampa sul predellino, cade rovinosamente a terra. Si rialza incerto per un risentimento al ginocchio, poi col viso rosso per la vergogna e lo sforzo estrae la pistola d’ordinanza dalla fondina.

«Calmi, mi sto consegnando… ho fatto una cazzata… ho visto quel cancello aperto e non c’ho capito più nulla, ho fatto una cazzata mannaggia al vangelo mannaggia… sto girando da due giorni, mia moglie non mi ha manco fatto entrare in casa».

L’ultima frase accende l’istinto indagatore di Venturi.

«E perché non ti ha fatto entrare?»

«E perché… perché ho fatto una cazzata, mi mancavano pochi mesi… mannaggia a Gerusalemme mannaggia, e poi giustamente mi ha detto lei: dove pensi che ti cerca mo la polizia eh? Qual è il primo posto? Questo, testa di cazzo, a casa tua… e c’ha ragione mannaggia a tutti i discepoli e pure a me.»

Venturi e Barra si guardano; l’uomo non li ha convinti.

Barra fa mezzo passo verso l’uomo per guardarlo meglio in volto.

«Hai gli occhi lucidi…»

«E perché so stanco mannaggia alla genesi… non dormo da tre giorni».

«E stai tremando…»

«C’ho freddo… è notte, è inverno, non lo vedete come sto vestito?»

Venturi recupera finalmente il microfono della radio; annuncia alla centrale di aver preso uno degli evasi delle rivolte, chiede supporto e l’invio di un’ambulanza, perché l’evaso presenta sintomi sospetti.

La centrale conferma l’avvio delle procedure, e nel frattempo dispone che il fermato venga ammanettato e fatto salire sulla vettura, per impedirne la fuga.

Barra e Venturi sono presi in contropiede dalle indicazioni della centrale. Confabulano. Forse Barra alza troppo la voce quando chiede al collega «E se ci contagia?», perché l’uomo comincia a giurare e spergiurare di stare bene.

«Stai fermo lì» ordina Barra.

Poi i due agenti si infilano in auto. Barra mette in moto, Venturi richiama la centrale. Tutto annullato, il sospetto è stato identificato, si trattava di un soggetto con turbe psichiche, ed è stato riconsegnato all’assistenza dei familiari.

L’auto sgomma via, mentre l’uomo continua sbracciarsi, ma in pochi secondi diventa solo un puntino nel lunotto posteriore della volante.

I due agenti rimangono in silenzio per qualche minuto, poi Venturi riprende la sua lezione: «Allora dicevo: articolo 672 del codice penale…»

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