Archivi categoria: Il pensiero della staffa

Dagli appunti del dottor B.M. / 4

Il Web 2.0 è quel fenomeno per cui uno che si sente solo e incompreso nel suo microcosmo, può sentirsi solo e incompreso a livello planetario.

Chi oggi ha sedici anni, ricorderà internet come gli adolescenti di dieci anni fa ricordano le edicole: un posto in cui si va a sbirciare la pornografia con la scusa dell’informazione.

Questa puntata degli appunti doveva essere dedicata solo a internet, ma questa mi scappava troppo: Non è vero che i valori della Costituzione sono in declino; l’indagine della procura di Bari dimostra in maniera lampante che L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro… più antico del mondo.

Dagli appunti del Dottor B.M. / 3

Le aspirazioni sono pericolose. E poi aspirare costa molto. Soprattutto la cocaina.

Se un giorno un tipo si getta in un fiume con in tasca due bustine di eroina, ha probabilmente frainteso l’espressione “droghe pesanti”.

Conoscevo un ragazza, un tipo acido, l’ho leccata ma non ho avuto allucinazioni. Però mi è girata la testa a lungo. Per lo schiaffo.

Forse non tutti sanno che una variante del papavero da oppio cresceva spontanea anche in Italia Meridionale, nel Salento c’era l’usanza di sbriciolarne un fiore nel biberon dei bambini irrequieti, per agevolarne il sonno*. A quanto ne so questa pratica si è protratta fino alla mia generazione (classe ’79). Alle ultime elezione europee, il Pdl ha sfondato la soglia del 50% in molti comuni della Provincia di Brindisi. Mi devo ricordare di studiare la possibile correlazione dei due fatti.

*l’eco di questa pratica si rispecchia nel dialetto, in cui il termine “papagna” indica sia il papavero che la sonnolenza.

Il mio nome è Pauli, Barabba Pauli

Ho sempre avuto una certa abilità a far impallare (involontariamente) computer et similia, ma ultimamente questo mio talento sta raggiungendo livelli impressionanti; oggi ho bruciato l’account di un collega di lavoro con la sola imposizione dello sguardo.

Carl Gustav Jung, padre insieme a Freud della psicoanalisi, formulò una teoria nota come “Sincronicità”, secondo la quale la relazione di due eventi (psichici o oggettivi) che si verificano insieme, non è solo di causa-effetto (schiaccio l’interruttore e la lampadina si accende), a volte i due eventi si verificano insieme perché esiste una “comunanza di significato”. In pratica non tutte le coincidenze sono casuali, a volte si tratta di “coincidenze significative”. Un esempio di tale teoria, o pseudo-teoria, è l’effetto Pauli (da non confondere col Principio di Pauli): Wolfgang Pauli è stato un genio della fisica teorica, ma i suoi colleghi non lo facevano avvicinare ai laboratori, perché sostenevano che in sua presenza il numero di incidenti ed esperimenti falliti si moltiplicasse esponenzialmente. Come se al talento teorico si accompagnasse un’influenza negativa nell’attività pratica.

Ora considerando ciò e la mia crescente aura distruttrice, potrei dedurre di essere vicino alla formulazione di una grande teoria. Ma probabilmente nel mio caso si tratta solo di comunissima, materialissima, volgarissima Sfiga.

P.S.: per via di questa teoria, Jung si beccò, giustamente, non poche pernacchie. Con gli sviluppi della fisica quantistica, e in particolare con l’osservazione del comportamento di alcune particelle elementari, la sua teoria oggi appare un po’ meno folle. Ma siamo comunque ben lontani da una dimostrazione scientifica. La fisica quantistica ha appena inventato la ruota, Jung ha progettato una Lamborghini.

Lazzaro, staccati dal muro e vola

Era un po’ che  non scrivevo un post, condizione che probabilmente turba l’Iperuranio: a Farfallula è venuto in sogno Sandro Veronesi (qui), a me è testè apparso Caparezza. A Farfa lo scrittore toscano ha chiesto quando avrebbe scritto il prossimo libro (il prossimo libro di Farfa, non di Veronesi), a me Caparezza non mi ha cagato proprio, o meglio è stato gentilissimo, ma era troppo impegnato a convincere una sua amica che la ragazza “stitica” di una sua canzone non era lei, e se era lei lo doveva prendere come un complimento. Senza scendere troppo nei particolari dovevo raggiungere un punto B della Puglia partendo da un punto A (con A e B realmente esistenti e a me familiari), vado in un’agenzia di viaggi e mi viene consigliato di noleggiare una macchina, la suddetta auto mi viene a prendere (scritto così sembra che sia stata un’iniziativa dell’auto di venirmi a prendere, ma è un sogno, quindi provate a contraddirmi) al punto A guidata dall’ipertricotico cantore. Arrivati al punto B, Capa e la sua amica mi salutano, io scendo e mi pongo un interrogativo filosofico che ancora mi fa tremare le vene dei polsi: “Ma che cazzo ci sono venuto a fare qui?”.

Una volta un antropologo della mia Università, dopo che in Africa ne aveva viste di tutti i colori, affermò che i poteri paranormali esistono, tutti li hanno, ma non possono essere controllati (non ne sono sicuro ma mi pare che successivamente diventò lo zimbello della Facoltà). Ieri ho scoperto il mio potere: posso resuscitare le zanzare. Nel pomeriggio ero in bagno a lavarmi i denti, una culicidae mi ronzava intorno (ma un tempo non c’era la norma non scritta, un patto tra uomo e insetto, che imponeva alle zanzare di non rompere il cazzo di giorno?), allora ho cercato di afferrarla al volo come tento di fare spesso  (come Karate Kid con la mosca. Oppure era il ragazzo dal Kimono d’oro?), ma stavolta ci riesco, apro lentamente la mano; l’insetto è accartocciato alla radice del dito medio, attorno a sè materiale organico (suo, non mio), guardo la salma, provo anche della compassione, all’improvviso come se nulla fosse la zanzara vola via. Mi guardo intorno, e dopo diversi minuti intercetto il resuscitato sul muro, mi avvicino e l’osservo: gli mancano tutte le zampe del lato sinistro, entrambe le ali piegate, l’addome palesemente deformato, era in pratica una zanzara zombie. A questo punto penserete che le zanzare mi trattino come un messia, invece no, sarà che ultimamente c’è una deriva agnostico-atea-razionalista tra le zanzare, o forse sono semplicemente stronze, fatto sta che una di loro mi ha svegliato a quest’ora della notte (in realtà sono le 8:30, ma per me è come se fosse notte), subito dopo il sogno con la special guest.

Ora che ci penso capisco perché Capa mi ha trattato con sufficienza; tra tutti i poteri paranormali che potevano capitarmi mi è toccato in sorte il più idiota.

Postilla del giorno dopo: per qualche giorno non ci saranno nuovi post, mi allontano da Roma. In realtà sarebbe più corretto scrivere che parto, ma “mi allontano da Roma” mi piace di più, suona come un “ci siamo presi un periodo di riflessione”.

Dog’s dick way post (post alla cazzo di cane)

L’altra sera ho visto il film “Soffocare”, tratto dal mio libro preferito del mio autore preferito, Chuck Palahniuk (in realtà è solo uno dei miei autori preferiti, ma così la frase suonava meglio). Il film mi ha abbastanza deluso; c’è una regola non scritta che vuole i film tratti da un libro sempre un spanna indietro rispetto all’opera originale. E’ una regola che odio. Posso citare almeno un caso in cui un film è nettamente migliore del libro da cui è tratto: “Auguri Professore” per la regia di Riccardo Milani, contro “Storie fuori registro” scritto dal pur bravissimo Domenico Starnone. Se fossi sincero direi anche che è l’unico caso che conosco. Ma la sincerità è una dote a cui non aspiro. Aspiro piuttosto a qualcosa che non viene comunemente definita  una dote, ma aiuta sicuramente a vivere meglio; non parlo dei sogni marzulliani, ma dell’ignoranza. Pensate al vantaggio esistenziale nel non incazzarsi al lavoro quando calpestano i vostri diritti, semplicemente perché non sapete di avere diritti. Pensate che bello la mattina aprire la home di Repubblica e non avere un reflusso gastroesofageo, leggendo le ultime cazzate dell’esecutivo, semplicemente perché non sapete leggere. Qualcuno dirà che non ci vuole niente a essere ignoranti, che è la cosa più facile del mondo, ma non è così: una volta uno psicologo mi spiegò che la difficoltà nel curare la depressione non è tanto la mancanza di una cura universalmente efficace, ma la tendenza del depresso a non seguirla, come se a quella vergine di Norimberga nella sua testa ci fosse affezionato. Anche se soffre come un cane non può farne a meno, perché quel dolore non è qualcosa di esterno, quel dolore è lui. Ecco la prima considerazione di questo post; come la depressione, la non-ignoranza è una malattia che si autoalimenta. C’è un bellissimo dialogo nel romanzo “Nero come il cuore” di Giancarlo De Cataldo (in realtà potrebbe essere un parto della mia immaginazione, ma dato l’oggetto del post sono giustificato);  in una sauna, un commisario si confida con l’avvocato protagonista della storia, e gli dice che loro non sono destinati alla carriera, perché sono intelligenti, e chi è intelligente sa che c’è sempre qualcuno che ha più diritto di fare strada, e inconsciamente si fa da parte, mentre chi questa sensibilità non ce l’ha ha, può andare dritto come un treno ad alta velocità. Indi, seconda considerazione, per fare carriera bisogna essere stupidi, e quindi necessariamente ignoranti.
Conclusione: mamme e babbi, crescete i vostri bimbi nel buio dell’ignoranza, non mandateli a scuola, bruciate i libri, insegnategli solo le parole necessarie alla sopravvivenza, e avrete dei figli felici e di successo.

P.S.: la non-ignoranza non è sapienza. La Sapienza non mi appartiene, ci ho semplicemente studiato.

P.P.S. Bis: cercavo su internet l’espressione “Dog’s dick way” e sono finito su una pagina di Wikipedia versione inglese, esattamente una pagina chiamata “Italian profanity” (qui), cioè una pagina in cui vengono “spiegate” le espressioni volgari italiane;  di quasi tutte le parole viene semplicemente descritto il significato, ma leggete questa:

  • coglione (pl. coglioni): roughly equivalent to testicle; where referred to a person, it usually means burk, twit, fool. In addition, it can be used on several phrases such as avere i coglioni (literally, to have testicles; actually, to be very courageous) or essere un coglione (to be a fool). Coglione was also featured in worldwide news when used by former Italian PM Silvio Berlusconi referring to those who would not vote for him during the 2006 Italian election campaign.[2] It derives from Latin culio, pl. culiones, and is thus cognate to the Spanish cojones;

E’ esattamente quello che intendevo quando ho scritto “Pensate che bello la mattina aprire la home di Repubblica e non avere un reflusso gastroesofageo, leggendo le ultime cazzate dell’esecutivo, semplicemente perché non sapete leggere”.

Dagli appunti del Dottor B.M. / 2

Ricordarsi di diffidare delle persone che non hanno problemi di fegato. Ovvero diffidare di coloro che si astengono dall’alcol e/o dalla vita.

Ricordarsi, per buona creanza, di non eccedere nei complimenti: la metà delle persone che stimo è giudicata mediocre. L’altra metà rientra nella categoria degli idioti.

Ricordarsi, se un giorno il mio basso ventre sanguinerà, che non si tratta di mestruazioni, ma di una pallottola nello scroto

Dagli appunti del Dottor B.M. / 1

Dachemondoèmondo se qualcuno accusa un mal di pancia gli si chiede cosa ha mangiato, ma mai qualcuno che chieda a uno con l’emicrania cosa ha visto, sentito, pensato.
Dachemondoèmondo le coppie comiche, nel cinema e nella letteratura, sono assortite: uno è alto l’altro è basso, uno è bello l’altro è brutto, uno è intelligente l’altro è stupido. La natura è un’autrice molto più originale; infatti i testicoli sono entrambi coglioni.

Questa notte Tony Soprano morirà (probabilmente il post più noioso che abbiate mai letto)

Ad un orario che alcuni definiscono ancora notte e altri considerano già mattino, io guardo le repliche de “I Soprano”. Un’ora durante la quale la maggior parte degli italiani dorme, qualcuno forse studia, qualcun altro si fa una canna, qualcuno ancora fa l’amore. Io guardo “I Soprano”. Non saprei fare una recensione di questo telefilm americano, so solo che si tratta di un raro esempio di narrativa pura. Racconto brevemente il plot di una puntata: Tony è in macchina col nipote Christopher, fanno un incidente, chi ha la peggio è il più giovane dei due. Tony riesce a uscire dalla carcassa di lamiera e va ad aprire lo sportello dell’altro, questo gli chiede di non chiamare l’ambulanza, perché è fatto di coca e passerebbe dei guai, Tony lo guarda, gli mette una mano sulla bocca e soffoca il nipote. Qualche minuto dopo Tony è in aereo alla volta di Las Vegas, va a fare visita all’amante di Christopher, le racconta dell’incidente e della morte di Christopher. I due scopano, poi prendono un bottone di peyote a testa, e Tony dichiara di avere un’illuminazione, di “aver capito”, ma lo spettatore non saprà mai cosa ha capito, come non saprà mai perchè ha ucciso il nipote. Annullando il principio logico del “perché”, lo sceneggiatore (David Chase) si avvicina paurosamente alla perfezione narrativa (qualcosa di simile lo aveva già fatto Ferreri con “Dillinger è morto”). Non dico che è un esempio di buona letteratura (anche se lo penso, ma è un altro discorso), quello che intendo è che mette a nudo la vera natura della narrazione: tutti gli animali comunicano, con tracce chimiche, con suoni, con danze e movimenti, solo i più evoluti hanno elaborato un linguaggio, l’uomo ha fatto di più, ha inventato la narrazione, che è la comunicazione 2.0. Quindi il raccontare è frutto dell’evoluzione, sotto quest’aspetto fanno ridere i secoli di discorsi sul ruolo della letteratura; raccontare è una funzione biologia, raccontare una storia senza che vi siano sovrastrutture morali e filosofiche è come mangiare perché si ha fame, bere perché si ha sete. Non che “I Soprano” siano primitivi da un punto di vista formale, anzi, la raffinatezza della tessitura psicologica ha pochi eguali; “I Soprano” è una nobil donna ben educata, che cita Flaubert e suona Cophin, ma alza la gonna al primo giovanotto che le aggrada. Una donna adorabile.
Probabilmente tutto questo è una mia, personalissima, pippa mentale, e probabilmente questa notte Tony Soprano morirà (non ne sono sicuro, ma me lo sento), probabilmente quello che ho scritto non ha senso, probabilmente. Ma probabilmente non importa.

Postilla di quattro giorni dopo:  come ho potuto essere così ingenuo da pensare che Chase potesse uccidire Tony Soprano? Chase ha compiuto un omicidio, ma non di Tony Soprano, ma della storia stessa, perché cos’è un omicidio se non una fine prematura?  L’ultima puntata de “I Soprano” si conclude così: Tony è in un american resturant aspettando i suoi famigliari, per quella che diviene per lo spettatore un’ultima cena, entrano nel locale e si siedono al tavolo prima Carmela, poi Anthony Junior, e infine Meadow, anzi no, Meadow ha appena parcheggiato, si presume che entri nel locale, Tony guarda la porta e… niente, nero, è finito, tagliato così di netto, come un problema di trasmissione, come se fosse finita la pellicola. Sublime.

Siamo tutti Ivanone

Questa notte ho sognato che ero su un molo, con un mare leggermente increspato, guardavo con un binocolo l’orizzonte, e riuscivo a vedere il profilo di qualcosa, forse un isola, forse una costruzione in mezzo al mare, come una piattaforma petrolifera, all’improvviso qualcuno, dalla spiaggia accanto al molo, mi urla di fuggire, mi guardo intorno e scopro il perché; vedo arrivare un motoscafo della guardia costiera, il mio pensiero in quel momento è “pensano che io sia straniero”, la barca accosta il molo, io la guardo e il mio sguardo “spinge” la barca giù, affondandola, con i due pubblici ufficiali che vengono risucchiati dal fondo in una postura assurda, tipo omini della Lego. Ora le voci dalla spiaggia sono molte, e mi urlano che sono un assassino. Io scappo, trovo riparo in una stradina buia e sento le sirene delle pantere circondare l’isolato. E io penso che se solo riuscissi a far capire che non sono straniero sarei salvo, ma mentre lo penso sento la mia voce parlare un italiano ridicolo, come la parlata di Oreste Lionello che doppia Peter Sellers in “Hollywood Party”. Appena sveglio ho pensato al sogno e mi è venuta in mente questa notizia, ascoltata la notte prima nella rassegna stampa notturna; ero troppo stanco per elaborare una considerazione in merito, l’ho appresa come farebbe un computer. Ma il mio inconscio era probabilmente meno stanco.

Nel finale del bellissimo “Ovosodo” di Virzì, il protagonista elenca tutti i personaggi alla fine della storia, compreso il fratello ritardato Ivanone, ed esattamente dice di lui (recito a memoria quindi potrei essere impreciso): “Ora mio fratello passa le giornate in via Garibaldi con i suoi amici africani, nessuno sa in che lingua si parlino, ma forse mio fratello non è mai stato malato, era semplicemente straniero”. Quello che intendo è che non c’è bisogno di scomodare Camus per capire che la condizione di straniero non è una condizione solo geografica. Tutti nella vita siamo stati stranieri; e lo siamo quando cominciamo un nuovo lavoro, quando finisce una relazione, quando perdiamo un amico, quando scopriamo di avere il conto in rosso, quando scopriamo di avere una malattia, quando ci fanno una multa, quando cambiamo quartiere, quando non ci sentiamo rappresentati, quando ci rubano in casa, quando dobbiamo lavorare di domenica, quando non abbiamo lavoro, quando facciamo cilecca, quando ci mandano a cacare, quando finisce la carta igienica, quando si rompono gli occhiali, quando nessuno ci ascolta, quando siamo incompresi, quando siamo soli.

Siamo tutti Ivanone. Anche Maroni.

Requiem per il 55

Un tempo c’era il 55 notturno, un autobus che spaccava la Roma notturna da un capo all’altro. Ora si chiama “Notturna 1”; l’ho scoperto l’altra notte, quando ero abbastanza ubriaco da decidere la ritirata, ma non abbastanza da elemosinare un passaggio. Forse per la vecchia linea, quel passaggio da 55 a 1 è stata una specie di promozione; gli autobus della Notturna 1 sono più grandi e passano con una frequenza meno aleatoria. Il 55 notturno invece era un ossimoro su quattro ruote, specie il giovedì. Sempre pieno di passeggeri da sputare in faccia a qualsiasi norma sulla sicurezza, solcava una Roma tanto deserta da continuare a stupire anche chi da una vita andava a letto alle sei. Lavoratori bengalesi, studenti universitari, ubriachi, matti, puttane e poveracci che si erano persi, tutti schiena contro schiena, gamba contro gamba. Vederlo apparire all’improvviso barcollante sull’Appia muta, era come vedere una fanfara che appare da dietro una duna del deserto, la sagra della salciccia allestita su un iceberg. Era una visione poetica; ovviamente vista da fuori, a starci dentro il concetto di poesia era un non sense, a meno che non si trovasse poetica la puzza di sudore. Mi pare siano gli scintoisti a credere che anche gli oggetti abbiano un’anima, purché l’oggetto abbia più di cento anni; forse quella turista americana che ha restituito il sasso trafugato ai Fori imperiali 25 anni fa, era tormentata dallo spettro di Cicerone che arringava contro di lei nella sua stanza da letto in North Carolina. O molto più probabilmente era solo la sua coscienza. Ad ogni modo il tirocinio secolare è iniquo per tutti quegli oggetti creati nel nostro tempo, soprattutto quelli tecnologici; forse quando siete nei casini, il telefono vi dice già batteria scarica, ma riuscite comunque a fare quella telefonata che vi salva il culo, non dovete ringraziare il Signor Li-Ion, ma il vostro primo Tacs che vi guarda da lassù (o dalla discarica di Acerra), quando il lavoro di un mese rischia di andare a donne che praticano il meretricio perchè Xp si è impallato, rivolgete una preghiera al nonno Commodore 64, se vi si forano non una, ma due pneumatici, a 3 chilometri da casa, andate verso il marciapiede più vicino e aspettate, magari passa il Notturna 1.

P.s. a tutti quelli che mi conoscono: non mi sono bevuto il cervello, anche perché il cervello al massimo si mangia, that’s just entertainment.

I giovani non esistono

Stamane pensavo a Giorgia Meloni (la mattina c’ho i pensieri random), ministro della Gioventù… ma un tempo non si chiamava ministero delle politiche giovanili? Sto “Gioventù” mi apre un portale spaziotemporale nella testa e mi rivedo ai giochi della gioventù, e cosa che non mi spiego mi vedo con la divisa da balilla (io sono del 79), e altra cosa che non mi spiego è che la Meloni mi è simpatica, mi sarebbe piaciuto averla come compagna di liceo, per farci gli occhi neri ogni volta che si sarebbe parlato di politica, praticamente sempre. Ma soprattutto stamattina mi sono chiesto a che cazzo serve un Ministero della Gioventù? Per caso esiste un Ministero della terza età o uno dell’età di mezzo? Chi ha inventato questo dicastero mi spieghi cosa hanno in comune: un hacker, un terzino della Pescatori Ostia, un militante politico, uno che ha l’ambizione di finire su canale 5, uno che desidera diventare medico, uno a cui hanno insegnato a non avere ambizioni, uno che lavora da quando ha tredici anni, uno che non lavorerà mai perché è figlio di papà, uno che il padre non l’ha mai conosciuto e uno che avrebbe preferito non averlo conosciuto mai, uno che la madre è l’unica donna della sua vita e uno che la venderebbe per tremila lire a un nano [cit.], uno per cui esiste solo il Milan, uno che studia per il concorso in polizia, uno che va bene a scuola senza studiare e uno che anche se studia come un mulo proprio non ce la fa, uno che comincia a perdere i capelli, uno che passa le giornate in palestra, uno che si siede all’ultimo banco, uno che risparmia per comprarsi la moto, uno che ruba, uno che fa volontariato, uno che picchia gli immigrati e uno che picchierebbe chi picchia gli immigrati ma non ha il fisico, uno che conosce a memoria i film di Nanni Moretti e uno che pensa sia il signore coi baffi sulla birra, uno che si ammazza di seghe su youporn, uno che si tromba le sorelle degli amici, uno che c’ha una sorella e un sacco di amici, uno che scrive su un blog, uno che non sa scrivere, uno che vuole andare a New York, uno che ha paura dell’aereo anche se non ha mai volato, uno che c’ha lo zio onorevole, uno che c’ha lo zio col tumore, uno che per l’ultimo Nokia si venderebbe un rene, uno che il telefonino ce l’ha ma l’ultima volta che ha squillato è stato un anno fa (avevano sbagliato), uno che fotografa tutto, uno che spacherebbe tutto, uno che è stanco senza aver fatto nulla, uno che pippa, uno che quando ha provato a fumare una sigaretta ha vomitato, uno che pesa cento chili, uno che è alto un metro e un cazzo, uno che è sempre in lista per entrare nei locali giusti, uno che va a letto presto, uno.
Ecco, mi spieghi quel genio cosa hanno in comune. Ovviamente non vale rispondere l’età.
L’unico Ministro della Gioventù credibile sarà quello che dirà che i giovani non esistono.

Questo post è dedicato a tutti quelli che sono, ed erano, vecchi da ragazzi e bambini da adulti. A me e ad Enzo Jannacci.

Arieccolo

Torno nuovamente sulla questione del film “The Millionaire”, sulla quale ho già detto la mia in coda alla recensione di Burn After Reading, dopo aver letto questo articolo apparso su Repubblica.it. Penso che le dichiarazioni del cotanto stimato autore siano più patetiche dello stesso film: ci voleva uno scrittore in odore di Nobel per dirci che è improbabile, se non impossibile, che un ragazzino indiano di strada possa vincere una puntata di “Chi vuol essere Millionario”? Grazie Salaman, da soli non ci arrivavamo, ma qualcosa mi dice che l’idea portante del libro da cui è tratto il film era proprio questa…  La vera bruttura del film (e del libro) non è la trovata di far vincere una gara di cultura a uno che di cultura non ne ha, ma il fatto che il protagonista partecipi alla trasmissione solo per potersi far vedere dalla sua amata, fottendosene dei soldi, The Millionaire è un film falso e furbo, per quindicenni innamorate, questo è. Punto.

Da un letterato mi sarei aspettato piuttosto sarcasmo sull’ultima domanda della trasmissione, quella che rende il protagonista milionario, “qual è il terzo moschettiere del romanzo di Alexandre Dumas: Athos, Porthos e…”, mi sembra un po’ poco, qualcuno potrebbe pensare che il romanzo in questione sia poco conosciuto in India, ma all’inizio del film si apprende che era una lettura scolastica dei protagonisti, e quindi è verosimile che sia un romanzo alquanto noto anche lì.

Allordunque

Questa mattina (mattina si fa per dire), mentre mi lavavo i denti, consideravo le implicazioni del maschilismo nel nostro sistema culturale, e pensavo che alla fine, almeno nel linguaggio quotidiano, il sesso maschile è molto più autocritico di quanto si pensi; ad esempio le espressioni:

1 Non sai un cazzo

2 Non vali un cazzo

3 Mi hai rotto il cazzo.

Sono tutte frasi con una forte valenza negativa, di tutt’altro tono sono le espressioni che fanno riferimento all’organo sessuale femminile:

1 Questa casa è davvero fica

2 La tua idea è una ficata.

Se per un mondo migliore e più giusto ci dovessimo battere anche per le pari opportunità lessicali, forse dovremmo usare espressioni come:

1 Non sai una vagina

2 Non vali un ciclo mestruale

3 Mi hai irritato la clitoride.

E ancora:

4 Questa casa è una prostata

5 La tua è una glande idea.

Consideravo questo mentre mi lavavo i denti. Poi mi è venuta l’idea di aprire un blog.

Ed ora un pò di parole a caso per aumentare gli accessi casuali al blog: Arisa, berlusconi, Walter Veltroni, Dario Franceschini, Barabba Marlin, Adriano facci un bagher, Luca era gay (sì vabbè ma Povia una scodella di cazzi suoi no?), la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca (e anche The Millionaire, Danny che dolore che mi hai dato), metodi per l’eiaculazione precoce che non contemplino l’uso di nastro isolante, Chuck Palanhiuk è un grande scrittore però diaciamocelo… i finali li tira lì un po’ a caso,  Ken Shiro vs Mike Tyson, come caricare la social card coi soldi del monopoli, sbarramento al 4%, miscela al 2% (per i nostalgici del Piaggio Sì), sesso orale e sesso scritto (il ragazzo ha le capacità ma non si applica), attivismo e passivismo politico, Come diventare un campione di Texas Poker Hold’em e fare la stecca a tutti i compagni di liceo che si sono fatti un culo così all’Università, Play Station 3 per 2, Paolo Bonolis, mescalina, Nerio Norisi, Decoder digitale terrestre, i mal di pancia della sinistra, ecco un altro inutile blogger di cui potevamo fare a meno.