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Una proposta molesta / La cocaina

Quando accade un fatto di cronaca che ha per protagonista un tizio appartenente a una categoria, quella categoria si appresta subito a prendere le distanze. Ad esempio: uno studente finlandese in Italia ammazza una persona o peggio, mette l’ananas sulla pizza? Helsinki precisa che il popolo finlandese ama e rispetta profondamente i cugini europei che abitano lo stivale. Un odontoiatra legge alle proprie clienti l’ultimo libro di Bruno Vespa dopo averle stordite col protossido d’azoto? L’associazione nazionale dentisti fa sapere che si tratta di un caso isolato. Un vicentino ammette di aver mangiato una volta un gatto al forno con le patate? Il sindaco a nome di tutta Vicenza si dichiara disgustato, perché la ricetta tradizionale prevede le cipolle.

È comprensibile direte voi. Eppure c’è una categoria che fa eccezione: i cocainomani. Ci sarà pure una persona con quel vizietto che è una brava persona. E invece ho conosciuto personalmente consumatori che alla notizia di un crimine efferato hanno commentato : “Ah va bè’, ma quello era un cocainomane!”

Non è stato sempre così: un tempo i cocainomani erano persone rispettabili; pensate a Sherlock Holmes tra i personaggi di carta, o a Freud per quelle in carne ed es. Cosa è successo dopo? Come siamo arrivati alla situazione attuale, alla denigrazione universale? Per me la colpa è del sindacato. Nel senso che i cocainomani non ne hanno mai avuto uno. Eppure uno sciopero indetto da quel sindacato paralizzerebbe davvero tutto il cosiddetto primo mondo, altro che corona virus. Ad ogni modo, in attesa che la Cgil si dia una mossa, quando sento emergere in me il pregiudizio nei confronti dei cocainomani, cerco di ricordarmi che non ho mai fatto un’adozione a distanza, non ho mai sostenuto economicamente il WWF, non ho mai regalato un albero, e invece quella è gente che da anni versa tutto il proprio stipendio agli sfortunati agricoltori andini.

La Carie – primo tempo

Come la sensazione quando ti stai lavando i denti, e ti sei messo lì convinto che ti saresti dato un gran bella lucidata allo smalto, lavori di spalla, gomito e polso, e quando pensi che sia abbastanza, all’ultima spazzolata senti un pezzo di cibo, una briciola molle e acida, staccatasi da chissà quale molare. Un misto di frustrazione, schifo e rassegnazione. Questo provai quando trovai Mattia con Elizabeth.
Sarei un igienista dentale, sarei. In realtà ho fatto ragioneria, e basta. Ho cominciato a frequentare gli studi dentistici quando un amico mi ha detto che la lidocaina, il più comune anestetico odontoiatrico, è tale e quale alla cocaina. In realtà non è vero. Però è la migliore delle sostanze da taglio. Anche se io vendo solo quella, senza coca, lidocaina tagliata con lidocaina. Niente merda, solo anestetico odontoiatrico. Io mi prendo cura dei miei clienti. Del resto sono un cliente anche io, solo che sono passato a un livello superiore. Un tempo avevo la passione degli allucinogeni, la mescalina era la mia preferita, poi ho cominciato a collezionare foto erotiche d’epoca. Io la chiamo sindrome di Obelix, come il grassone dei fumetti di Asterix; era l’unico del villaggio che non beveva la pozione magica perché da bambino ci era caduto dentro, e gli effetti sul suo fisico si erano cronicizzati. Ho mangiato tanto peyote che mi parte il pilota automatico della fattanza quando voglio: le mie porte della percezione, come le definirebbe Aldous Huxley, sono le foto erotiche d’epoca. E non sono l’unico; un ritratto originale dei primi del novecento, può costare più di una macchina sportiva, è la bancarella meno nota del mercato dell’arte. Ovviamente il sesso non c’entra niente, la sessualità di quelle opere è morta e decomposta, e si è trasformata in qualcosa di diverso, uno specchio nel proprio inconscio. Sindrome di Stendhal la chiamano alcuni. Trip lo chiamo io. Ma dicevo della lidocaina: rompo un po’ di fiale in un pentolino, lascio evaporare i liquidi e poi con una lama da rasoio gratto via il precipitato, una polverina pronta pronta per essere venduta a settanta carte al grammo. Lo saprebbe fare anche un bambino ritardato; il problema è procurarsi le fiale, per questo sono la puttana degli studi odontoiatrici, cambio studio di settimana in settimana, elemosinando un tirocinio, se è necessario pago, tanto poi al momento opportuno mi prendo quello che mi serve. E poi i denti mi piacciono. Per alcuni psicologi il sorriso è l’elemento fisico più importante nella prima impressione, che a sua volta gioca un ruolo fondamentale nel giudizio complessivo su una persona. [Continua…]