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C’è un mostro sotto il mio letto

Ha fatto il giro del mondo questo video, in cui un robot mandato nelle fogne di Raleigh (North Carolina, Usa), ha ripreso delle masse gelatinose che stimolate dalla luce della videocamera reagiscono contraendosi. Ovviamente si è scatenata la bagarre delle pseudo teorie, chi sostiene siano larve aliene, chi essere mutanti, chi parla di video tarocco. A queste tre ipotesi si accostano tre correnti, tre scuole di pensiero che addobbano il web con le loro elucubrazioni: gli ufologisti (ho letto ultimamente che addirittura la crisi economica sarebbe, secondo loro, una strategia aliena), gli eco-apocalittici, gli scettici-complottisti (anche questo post è un fake scritto da un impiegato Cia per distogliere l’attenzione dai problemi politici mondiali)*. Il biologo Thomas Kwak ha sostenuto trattarsi di colonie di Brizoi, invertebrati che spesso formano colonie di quella dimensione, mentre l’ingegnere Mark Senior della ditta di manutenzione delle fogne di Raleigh, ha dichiarato che non c’è nulla di strano, si tratta del Tubifex Tubifex, verme che si nutre principalmente di batteri e vive in acqua o in zone umide, è comunemente presente nelle fogne e nei canali di scolo. Facendo un giro sul web non si può non dar ragione al buon Mark Senior, impiegatucolo municipale che ha sbeffeggiato gli esperti del News & Observer, basta ricercare su Google Immagini il Tubifex per trovare grovigli dello stesso colore e fattezze dei “mostri” delle fogne di Raleigh (inoltre c’è chi i Tubifex addirittura li vende o li alleva come mangime per i pesci d’acquario). Ma non è esattamente di questo che voglio parlare (cioè di cosa siano quei cosi nelle fogne), ma della psicosi sociale, già qui avevo sostenuto che la madre di tutte le leggende metropolitane è la paura, “La paura del progresso scientifico, la paura del degrado ambientale, la paura del diverso, la paura dell’ignoto, la paura della paura”. Le fogne sono un luogo mitico, come tutti i luoghi che esistono ma non si vedono, come i Paesi del cosidetto Terzo Mondo per l’occidente, come una stanza buia per un bambino. Inoltre le fogne hanno un significato simbolico ben preciso: esse raccolgono quello che il  nostro organismo produce ma di cui la mente si vergogna (per intenderci le feci, gli escrementi, lo sterco, le deiezioni, la cacca, la pupù, la merda la… ehm… sì, ritorno in me, è che da grande volevo fare il vocabolario dei sinonimi e contrari), è inevitabile che le fogne si carichino di una quantità di fantasie e miti non comuni: oltre ai citatissimi coccodrilli nelle fogne di New York, alcuni immaginavano colonie di umanoidi o società parallele, per citare uno dei tanti esempi nella letteratura e nel cinema, nelle fogne vivevano i sovversivi del film “Delicatessen”, di Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet (quello de “Il Favoloso Mondo d’Amalie”). Vabbè, volevo concludere con una carrellata di questi esempi, ma il mio entusiamo si è esaurito come la batteria di questo vecchio notebook, quindi vi linko l’elenco delle creature leggendarie non umane.

*Non me ne vogliano i diretti interessati. Ma soprattutto mi scusino per l’estrema semplificazione, tipica di chi non conosce quello di cui sta parlando, o degli intellettual-fascisti (quelli che “è come dico io, e chi la pensa diversamente è un idiota e non ha diritto di dire la sua”) , però se mi dovessi mettere ad analizzare tutte le ipotesi dovrei chiedere tre mesi di aspettativa al lavoro e nutrirmi via flebo per non perdere tempo (ho volontariamente tralasciato la parte inerente al catetere… ops… l’ho detto).

Psicopatologia del Web Searching / 1

C’è un post (questo) in cui ho sostenuto che poche cose come le leggende metropolitane descrivono meglio una cultura, tra quelle poche cose c’è anche google; chiunque abbia un blog o un sito sa bene che tra le Keywords visibili nel proprio contatore (ovvero le parole ricercate nei motori di ricerca che hanno portato l’utente web a finire in una pagina del nostro sito), ci sono delle robe allucinanti, riporto alcune delle ricerche più bizzarre del mese di maggio per il mio blog:

dove comprare un kalashnikov
Emma Marcegaglia nuda
[lo giuro! ndr] e la variante Emma Marcegaglia al mare
Figlio di Franco Giuseppucci
[Franco Giuseppucci è stato uno dei boss della Banda della Magliana, lo cito qui e qui] e la variante Dove abita il figlio di Franco Giuseppucci*
foto soldi davanti e dietro
fidanzate spiate
lo stipendio di maria de filippi
come si scrive qualcosa
apparentato col come si scrive per la qual cosa
9,5 miliardi come si scrive
ma che cazzo è il ministero della gioven
[lo vorrei sapere anche io caro lettore, qui]
i miliardi con quanti 0 si scrivono?

*Nel mio Web Counter ho registrato anche un vecchio blog usato da me e da altri cialtroni come bacheca per una lega di fantacalcio, e la ricorrenza della categoria “dove abita xxxx?” è impressionante (Dove abita Mexes? Dove abita Materazzi? Dove abita Califano? … ), se queste informazioni sono ricercate da fan, ladri, finanzieri o paparazzi, purtroppo non è dato sapere.

Siamo tutti Ivanone

Questa notte ho sognato che ero su un molo, con un mare leggermente increspato, guardavo con un binocolo l’orizzonte, e riuscivo a vedere il profilo di qualcosa, forse un isola, forse una costruzione in mezzo al mare, come una piattaforma petrolifera, all’improvviso qualcuno, dalla spiaggia accanto al molo, mi urla di fuggire, mi guardo intorno e scopro il perché; vedo arrivare un motoscafo della guardia costiera, il mio pensiero in quel momento è “pensano che io sia straniero”, la barca accosta il molo, io la guardo e il mio sguardo “spinge” la barca giù, affondandola, con i due pubblici ufficiali che vengono risucchiati dal fondo in una postura assurda, tipo omini della Lego. Ora le voci dalla spiaggia sono molte, e mi urlano che sono un assassino. Io scappo, trovo riparo in una stradina buia e sento le sirene delle pantere circondare l’isolato. E io penso che se solo riuscissi a far capire che non sono straniero sarei salvo, ma mentre lo penso sento la mia voce parlare un italiano ridicolo, come la parlata di Oreste Lionello che doppia Peter Sellers in “Hollywood Party”. Appena sveglio ho pensato al sogno e mi è venuta in mente questa notizia, ascoltata la notte prima nella rassegna stampa notturna; ero troppo stanco per elaborare una considerazione in merito, l’ho appresa come farebbe un computer. Ma il mio inconscio era probabilmente meno stanco.

Nel finale del bellissimo “Ovosodo” di Virzì, il protagonista elenca tutti i personaggi alla fine della storia, compreso il fratello ritardato Ivanone, ed esattamente dice di lui (recito a memoria quindi potrei essere impreciso): “Ora mio fratello passa le giornate in via Garibaldi con i suoi amici africani, nessuno sa in che lingua si parlino, ma forse mio fratello non è mai stato malato, era semplicemente straniero”. Quello che intendo è che non c’è bisogno di scomodare Camus per capire che la condizione di straniero non è una condizione solo geografica. Tutti nella vita siamo stati stranieri; e lo siamo quando cominciamo un nuovo lavoro, quando finisce una relazione, quando perdiamo un amico, quando scopriamo di avere il conto in rosso, quando scopriamo di avere una malattia, quando ci fanno una multa, quando cambiamo quartiere, quando non ci sentiamo rappresentati, quando ci rubano in casa, quando dobbiamo lavorare di domenica, quando non abbiamo lavoro, quando facciamo cilecca, quando ci mandano a cacare, quando finisce la carta igienica, quando si rompono gli occhiali, quando nessuno ci ascolta, quando siamo incompresi, quando siamo soli.

Siamo tutti Ivanone. Anche Maroni.

My Cousin tells me that…

Dopo anni di studi sulle scienze sociali ho appreso solo pochi concetti. Pochi ma confusi. C’è una cosa, però, che non mi hanno insegnato ma che ho capito da solo (in realtà non escludo che possa essere una cosa tanto scontata da non aver bisogno di essere sottolineata): non c’è nulla che descrive meglio una cultura quanto le sue leggende metropolitane. Tutte quelle notizie al limite del verosimile mi mandano in brodo di giugiole (oddio… “brodo di giugiole”, che espressione atavica, “atavica”… che vocabolo vetusto, “vetusto” che… e così ad libitum, “ad libitum”… vabbè, qui la ricetta del brodo di giuggiole), sia per la loro dimensione sociologica, sia per quella letteraria. Immagino che esistano dei trattati seri sul tema, ma io, che sono un cialtrone (ma un signor cialtrone), mi posso permettere di dire la mia senza aver fatto una ricerca approfondita; le leggende del nostro tempo, e del nostro dove, hanno una matrice comune, cioè la paura. “La paura del progresso scientifico, la paura del degrado ambientale, la paura del diverso, la paura dell’ignoto, la paura della paura” (questo virgolettato non ha senso in quanto mi sono autocitato, e per giunta da fonte inedita, ma per protesta gli do anche una mano di corsivo). Ovviamente ci sono leggende e leggende, storie e storielle, alcune vengono addirittura inventate e messe su pista per scopi commerciali!  Già… perché le leggende si possono anche “creare in laboratorio”, e la cosa intriga non poco il mio “Passegero Oscuro” (i fun di Jeff Lindsay e “Dexter” apprezzeranno la citazione). Un trucco per farlo, immagino sia cavalcare i pregiudizi e gli stereotipi,  mi ricordo un sociologo partenopeo, di cui però non rammento il nome (“rammento”, che parola… ect. ect.) che parlando con un suo amico si sente chiedere: “Allora cosa si racconta a Napoli? Cosa si sono inventati ora?”, il sociologo, che in quanto meridionale e intellettuale aveva il raffinato vizio della presa per il culo, gli raccontò che l’ufficio anagrafe di Napoli era pieno di genitori che volevano chiamare i figli “Dottor”, “Professor”, “Ingegner” ect, in maniera che da adulti sarebbero stati il Dottor Esposito, il Professor Russo, l’Ingegner Cavallo, pur avendo magari solo la licenza elementare. Qualche mese dopo la storia “ritornò” allo stesso sociologo sotto forma di racconto di un amico che sosteneva di aver visto con i suoi occhi un atto di nascita.

Concludo il post con una domanda e un link. La domanda è: e se la storia che ho appena raccontato fosse completamente inventata? Se fosse una  meta-leggenda? Il link invece è questo, magari all’interno del sito segnalato c’è anche la risposta alla domanda. Ma anche no.

I giovani non esistono

Stamane pensavo a Giorgia Meloni (la mattina c’ho i pensieri random), ministro della Gioventù… ma un tempo non si chiamava ministero delle politiche giovanili? Sto “Gioventù” mi apre un portale spaziotemporale nella testa e mi rivedo ai giochi della gioventù, e cosa che non mi spiego mi vedo con la divisa da balilla (io sono del 79), e altra cosa che non mi spiego è che la Meloni mi è simpatica, mi sarebbe piaciuto averla come compagna di liceo, per farci gli occhi neri ogni volta che si sarebbe parlato di politica, praticamente sempre. Ma soprattutto stamattina mi sono chiesto a che cazzo serve un Ministero della Gioventù? Per caso esiste un Ministero della terza età o uno dell’età di mezzo? Chi ha inventato questo dicastero mi spieghi cosa hanno in comune: un hacker, un terzino della Pescatori Ostia, un militante politico, uno che ha l’ambizione di finire su canale 5, uno che desidera diventare medico, uno a cui hanno insegnato a non avere ambizioni, uno che lavora da quando ha tredici anni, uno che non lavorerà mai perché è figlio di papà, uno che il padre non l’ha mai conosciuto e uno che avrebbe preferito non averlo conosciuto mai, uno che la madre è l’unica donna della sua vita e uno che la venderebbe per tremila lire a un nano [cit.], uno per cui esiste solo il Milan, uno che studia per il concorso in polizia, uno che va bene a scuola senza studiare e uno che anche se studia come un mulo proprio non ce la fa, uno che comincia a perdere i capelli, uno che passa le giornate in palestra, uno che si siede all’ultimo banco, uno che risparmia per comprarsi la moto, uno che ruba, uno che fa volontariato, uno che picchia gli immigrati e uno che picchierebbe chi picchia gli immigrati ma non ha il fisico, uno che conosce a memoria i film di Nanni Moretti e uno che pensa sia il signore coi baffi sulla birra, uno che si ammazza di seghe su youporn, uno che si tromba le sorelle degli amici, uno che c’ha una sorella e un sacco di amici, uno che scrive su un blog, uno che non sa scrivere, uno che vuole andare a New York, uno che ha paura dell’aereo anche se non ha mai volato, uno che c’ha lo zio onorevole, uno che c’ha lo zio col tumore, uno che per l’ultimo Nokia si venderebbe un rene, uno che il telefonino ce l’ha ma l’ultima volta che ha squillato è stato un anno fa (avevano sbagliato), uno che fotografa tutto, uno che spacherebbe tutto, uno che è stanco senza aver fatto nulla, uno che pippa, uno che quando ha provato a fumare una sigaretta ha vomitato, uno che pesa cento chili, uno che è alto un metro e un cazzo, uno che è sempre in lista per entrare nei locali giusti, uno che va a letto presto, uno.
Ecco, mi spieghi quel genio cosa hanno in comune. Ovviamente non vale rispondere l’età.
L’unico Ministro della Gioventù credibile sarà quello che dirà che i giovani non esistono.

Questo post è dedicato a tutti quelli che sono, ed erano, vecchi da ragazzi e bambini da adulti. A me e ad Enzo Jannacci.

Idiots Network

Il 4 marzo è apparso sul sito di Repubblica un articolo in cui si raccontava che Nino Randisi, giornalista impegnato da anni nella lotta contro la mafia, era stato cancellato da Facebook. E Randisi Facebook non lo utilizza per cazzegiare con gli amici… il timore espresso dallo stesso Randisi era che l’account fosse stato cancellato su “richiesta” di qualche altro utente, ad ogni modo il profilo è stato ripristinato con tanto di scuse e spiegazione: Randisi era stato cancellato da un sistema automatico che individua flussi anomali di traffico, relativamente al numero di messaggi inviati, testi, foto e video caricati. Le condizioni d’uso di Facebook sono molto più rigide di quanto si pensi, riporto qualche divieto:

-caricare, pubblicare, trasmettere, condividere, memorizzare o rendere disponibili in altro modo video di natura differente da quella personale che: (i) rappresentano te o i tuoi amici, (ii) siano stati realizzati da te o da tuoi amici, oppure (iii) siano opere d’arte originali o animazioni create da te o da tuoi amici;

Quindi bando a quasi tutti i video di YouTube, cioè il 90%  dei video caricati sul social network

-registrare più di un account utente, aprire un account per conto di un altra persona o aprire un account per conto di un gruppo o di un’entità;

Questa regola è palesemente contraria alla consuetudine, chi conosce Facebook sa che è piena di qualsiasi tipo di gruppo, e di pagine aperte in “omaggio” ad alcuni personaggi, noti e non.

-impersonificare qualsiasi persona o entità oppure fornire informazioni false sulla tua identità, sulla tua età o sui tuoi legami con qualsiasi persona o entità;

E qui faccio i nomi; innanzitutto mi autodenuncio, in quanto iscritto con uno pseudonimo… poi denuncio tutte quelle tardone che si sono palesemente tolte gli anni per vanità, quelli che hanno aperto delle pagine col nome “Nutella” senza aver alcun legame con la Ferrero, una tipa che si è iscritta col nome Parmigiana… Ma a parte gli scherzi il caso Randisi mi ha fatto pensare a tutte quelle pagine che citano apertamente riferimenti al mondo criminale (che sarebbe poi vietato da una specifica condizione d’uso), è una storia già raccontata, anche dallo stesso Randisi, ma mi sono permesso di fare una piccola ricerca personale, cercando ad esempio alcuni dei nomi inseriti nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia stilata dal Ministero degli Interni, e altri nomi del “settore”. Succede su Facebook alle 2 di notte del 7 marzo 2009 che:

Matteo Messina Denaro, super latitante di cosa nostra, conta: 2 iscrizioni come Personaggio Pubblico, rispettivamente con 39 e 11 fan, 2 gruppi indicizzati come Fan club, 2 gruppi catalogati rispettivamente come organizzazione no profit e organizzazione professionale, 2 persone iscritte con foto del boss. Toto Riina, penso non abbia bisogno di presentazioni: 1 presenza come personaggio noto – Artista, 164 fan, 1 gruppo iscritto come Club con 149 membri, 1 Fan club, e molte, ma molte altre pagine. Bernardo Provenzano, arrestato nel 2006 dopo 40 anni di latitanza: 3 presenze come personaggio pubblico rispettivamente con 99, 54 e 18 fan, 3 fan club e diverse pagine associate. ‘Ndrangheta: 2 iscrizioni come organizzazione, con 44 e 40 membri, 1 fan club. Francesco Schiavone, il più noto esponente dei casalesi: presente come personaggio pubblico, 75 fan. Michele Zagaria, altro casalese, latitante: presente come personaggio pubblico con 10 fan. Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, attualmente in carcere: 2 presenze come Personaggio pubblico, uno con 52 fan, l’altro con 16, un gruppo “Raffaele Cutolo Libero!” con 70 membri. Giovanni Strangio, membro della ‘ndrangheta: 1 gruppo iscritto nella categoria Affari-Aziende. Sacra Corona Unita, nota anche come la quarta mafia: 1 gruppo con 101 iscritti, 1 persona iscritta. Banda della Magliana: Gruppo iscritto come Affari – Aziende, 1.121 membri. Franco Giuseppucci, detto Er Negro, primo e spietato boss della Banda della Magliana: presente come personaggio pubblico con 290 fan. Maurizio Abbatino, altro capo della Magliana: 2 presenze come Personaggio pubblico, con un totale di 137 fan. Raffaele Arzu, giovane criminale sardo, latitante: 1 gruppo descritto come organizzazione di volontariato, più, probabilmente, un altro gruppo “Raffaele Arzu Libero!” non direttamente collegabile al criminale per mancanza di foto.

Aggiungo in appendice un “simpatico” gruppo dal titolo “Tutti contro Saviano” che riporta nelle notizie recenti la frase “Fa bene a stare nascosto”.

Ho ovviamente escluso dal piccolo e incompleto censimento, gli omonimi (ad esempio Raffaele Cutolo è anche un giovane attore-cantante che sembra essere abbastanza noto) nonchè quei riferminenti a film, romanzi o video giochi (molti per la Banda della Magliana) .

Io penso (ma soprattutto spero) che la maggior parte degli utenti che aprono o si associano a queste pagine lo facciano per goliardia. A questi dico che una provocazione è tale quando è originale, se si ripete è un cazzata.

P.S.: Sembra che lo staff di Facebook faccia spesso tabula rasa almeno delle pagine dedicate ai criminali più noti, da questo articolo del Sole 24 ore si evince che al 7 gennaio 2009 i fan di Riina erano quasi 5000 (l’articolo si sofferma anche su criminali non facenti parte di organizzazioni, come Luciano Liboni, Olindo Romano e Rosa Bazzi ect), da altri articoli sparsi per il web si apprende che un grosso nome era anche quello di Giovanni Brusca,  che oggi conta solo 2 miseri Fan Club con un totale di 10 iscritti. Per dovere di cronaca si deve sotolineare che il numero di utenti iscritti a gruppi che apertamente dichiarano il proprio sdegno sia per la mafia in generale, che per la presenza di questi buontemponi, è decisamente maggiore. E tra i vari eroi dell’antimafia (i vari Falcone, Borsellino, Impastato ect), si trovano anche dei gruppi dedicati a personaggi poco noti, come un omaggio a Rocco Gatto, mugnaio comunista che negli anni 60 e 70 si ribellò alla ‘ndrangheta, con ben 717 iscritti.