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Lavanderia Lazio

C’è un articolo di questo blog particolarmente cliccato; Idiots Network, un articolo in cui censivo su Facebook le allusioni a vari criminali organizzati. I contatti arrivano principalmente dalle ricerche su Google e Liquida di due nomi: Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino, due boss della banda della Magliana. Per chi ha letto il capolavoro di De Cataldo, oppure visto il film di Placido o la serie televisiva di Solimma, Giuseppucci ha ispirato il personaggio di Libanese (in realtà soprannominato “Er Fornaretto” e “Er Negro”) e Abbatino il Freddo. Strana storia quella della Banda della Magliana; ma non mi riferisco tanto all’epopea criminale, bensì alla percezione di quel periodo storico da parte dei romani. Non poche volte ho sentito dire da qualcuno “quello è figlio di…”, “nipote a…”, se non addirittura ammettere dirette parentele o amicizie, a volte con un po’ di imbarazzo, altre con una punta di stupido orgoglio. Ma soprattutto mi è capitato di ascoltare la “spiegazione” di ricchezze materiali (quali ville, appartamenti e anche carriere) come eredità di quei soggetti oggi visti come membri di un’aristocrazia decaduta, per le strade e nei tribunali, ma non in banca e negli studi notarili. Certamente gioca a livello socio-psicologico il fatto che i crimini della Magliana sembrano lontani nel tempo, relegati a un’Italia che fu, in cui si sbranava per non essere sbranati. Ma è davvero finita quella Roma?

Liberainformazione, osservatorio sulle mafie e organo dell’Associazione Libera (la stessa che si adopera per riqualificare i beni confiscati alle mafie), è convinta di no. Anzi forse più che mai, oggi il Lazio è il crocevia per ogni genere di traffico e un’enorme lavanderia di denaro sporco. Il Dossier di Liberainformazione non inventa niente; tutti i dati riportati sono dati ufficiali raccolti dalla Dda e dalla Dna, alla faccia del negazionismo politico che cerca di vendere Roma come una “città sotto controllo” (espressione usata dal prefetto Achille Serra), in cui magari c’è un problema di microcriminalità, ma non di criminalità organizzata. La premiata Lavanderia Lazio comincia a Latina, provincia confinante col casertano, sia a livello territoriale che criminale. Ma a Latina non fanno affari solo i casalesi (Mendico, Moccia, Di Maio), ma si può parlare di un vero meltin’pot fra ndrine (Alvaro, Galati, Ienco, Tassone) e mafie esteuropee. Il segno più evidente dell’infiltrazione criminale a Latina è la miracolosa moltiplicazione del cemento, un’edificazione selvaggia in barba a un piano edilizio discusso ma mai varato, un’edificazione non supportata da una reale domanda, e così campeggiano nella città voluta da Mussolini, palazzoni a dieci piani (che forse sarebbero piaciuti allo stesso) completamente sfitti. Ma se nel Basso Lazio (oltre a Latina e provincia, anche Frosinone e soprattutto Cassino) la penetrazione criminosa è un fatto compiuto, la parte settentrionale della Regione non è da meno, l’inchiesta Cobra del 2002 ha mostrato come i fratelli Rinzivillo (legati ai Madonia), avessero tessuto una trama di rapporti con imprenditoria e istituzioni per controllare l’appalto del porto di Civitavecchia. Inoltre Rieti e Viterbo si stanno trasformando in terreno fertile per i “gemelli ammazza economia”; Racket e Usura. La regione Lazio è al secondo posto per quanto riguarda l’usura, col 28,7% di commercianti indebitati, del resto anche ai tempi della Magliana l’usura era uno degli affari preferiti, ottimizzata dall’attività di Enrico Nicoletti (“Il secco” nei film e nel libro sulla Banda). Ma veniamo alla grande centrifuga della Quinta Mafia: Roma. A Roma tutti i capitali del crimine laziale e molti capitali delle altre organizzazioni diventano alberghi, ristoranti, autosaloni, finanziarie, negozi di abbigliamento e grande distribuzione, sale giochi (videopoker ecc.), supermercati, centri commerciali, outlet, catene e discount. Al secondo e al terzo lavaggio, i capitali riciclati sono praticamente impossibili da individuare, e soprattutto da dimostrare in sede giudiziaria.

Chiunque voglia approfondire l’argomento può leggere il Dossier Lazio “Mafie&Cicoria” a cura di Alessio Magro, Gabriella Valentini e Adele Conte.

dossier_lazio

P.s. Per conoscere tutte le attività dell’Associazione Libera cliccate qui o andate sul sito http://www.libera.it. Per donare il 5×1000 a Libera inserite nel riquadro indicato come “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale…” del Cud o 730, il codice fiscale di Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie 97116440583

Fortapàsc

Fortapasc

A tre anni dal suo ultimo film, Marco Risi torna sugli schermi con “Fortapasc”, film sulla storia del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra a soli 26 anni. Soggetto non completamente nuovo; nel 2003 Maurizio Fiume aveva scritto e diretto un altro film su Siani, “E io ti seguo”.

La storia raccontata da Risi cominica con Giancarlo Siani (interpretato da Libero de Rienzo) che corre per le strade di Napoli sulla sua Citroen Méhari, mentre la voce off del giornalista preannuncia la sua morte sulle note di “Ogni volta” di Vasco Rossi. Poi l’obbiettivo narrativo corre indietro nel tempo a mostrare gli inizi della breve carriera di Siani, da una scalcinata redazione periferica de “Il Mattino”, in forze come corrispondente di nera per Torre Annunziata (rigorosamente precario), fino agli uffici centrali del giornale napoletano. In questo lasso di tempo Siani individua le dinamiche criminali di Torre Annunziata (appunto definita Fortapasc) al centro di una guerra tra clan, e disegna i rapporti d’affari tra camorra e politica locale. Gli ultimi articoli gli costano la vita.
E’ difficile guardare questo film senza avvertire l’alito di “Gomorra” da dietro le spalle. Il film di Garrone è un miracolo di narrativa e celluloide, con un realismo tale da indurre lo spettatore a chiedersi se quello che sta vedendo/vivendo non sia un film ma un’esperienza reale. Non è facile tornare a raccontare le interiora di Napoli senza fare i conti con quel capolavoro. Se l’autore di un ipotetico film post-Gomorra non riuscisse a decifrare il nuovo immaginario che la coppia Saviano/Garrone hanno co-generato, ogni elemento della storia apparirebbe finto e poco realistico. Se poi la cosa accade a Marco Risi, autore che ai tempi di “Mary per sempre” e “Ragazzi fuori” lanciò di fatto la proposta di un cinema neo-neorealista, c’è da chiedersi se poi la sorte non sia una gran bastarda. Ma a parte la sfortuna di essere nato nel momento sbagliato, “Fortapasc” è comunque un buon film. Risi si prende la responsabilità di una scelta discutibile; non dare sufficiente peso ai dettagli delle inchieste di Siani a favore della sua vita privata (con i personaggi di Daniela e Rico, interpretati da Valentina Lodovini e Michele Riondino). Libero De Rienzo si conferma attore di rara bravura, ma a disagio con l’accento e il fare partenopeo. Alcune scene sono state troncate di netto, probabili tagli dell’ultima ora, ma le forbici del montatore dimenticano una scena in cui Siani parla a degli studenti durante un seminario; la banalità delle domande e delle risposte rende la sequenza assolutamente superflua. Ma complessivamente il film trasuda umanità, specialmente nei rapporti che Siani ha con alcuni personaggi secondari, come il giornalista-impieato Sasà (Ernesto Mahieux), il Capitano Sensales (Daniele Pecci), il garzone del macellaio Ciro (Raffaele Vassallo). Tornando all’inevitabile confronto con Gomorra (al quale Risi “ruba” il volto straordinario di Salvatore ‘Sasà’ Cantalupo) c’è un elemento che fa viaggiare i due film su binari diversi, paralleli ma diversi, il raccontare da parte di “Fortapasc” la Napoli che non ci sta, cosa che nel film di Garrone (ma non nel libro di Saviano) è solo accennata, anche se in maniera sublime (col ragazzo che molla l’apprendistato di broker di rifiuti).

Idiots Network

Il 4 marzo è apparso sul sito di Repubblica un articolo in cui si raccontava che Nino Randisi, giornalista impegnato da anni nella lotta contro la mafia, era stato cancellato da Facebook. E Randisi Facebook non lo utilizza per cazzegiare con gli amici… il timore espresso dallo stesso Randisi era che l’account fosse stato cancellato su “richiesta” di qualche altro utente, ad ogni modo il profilo è stato ripristinato con tanto di scuse e spiegazione: Randisi era stato cancellato da un sistema automatico che individua flussi anomali di traffico, relativamente al numero di messaggi inviati, testi, foto e video caricati. Le condizioni d’uso di Facebook sono molto più rigide di quanto si pensi, riporto qualche divieto:

-caricare, pubblicare, trasmettere, condividere, memorizzare o rendere disponibili in altro modo video di natura differente da quella personale che: (i) rappresentano te o i tuoi amici, (ii) siano stati realizzati da te o da tuoi amici, oppure (iii) siano opere d’arte originali o animazioni create da te o da tuoi amici;

Quindi bando a quasi tutti i video di YouTube, cioè il 90%  dei video caricati sul social network

-registrare più di un account utente, aprire un account per conto di un altra persona o aprire un account per conto di un gruppo o di un’entità;

Questa regola è palesemente contraria alla consuetudine, chi conosce Facebook sa che è piena di qualsiasi tipo di gruppo, e di pagine aperte in “omaggio” ad alcuni personaggi, noti e non.

-impersonificare qualsiasi persona o entità oppure fornire informazioni false sulla tua identità, sulla tua età o sui tuoi legami con qualsiasi persona o entità;

E qui faccio i nomi; innanzitutto mi autodenuncio, in quanto iscritto con uno pseudonimo… poi denuncio tutte quelle tardone che si sono palesemente tolte gli anni per vanità, quelli che hanno aperto delle pagine col nome “Nutella” senza aver alcun legame con la Ferrero, una tipa che si è iscritta col nome Parmigiana… Ma a parte gli scherzi il caso Randisi mi ha fatto pensare a tutte quelle pagine che citano apertamente riferimenti al mondo criminale (che sarebbe poi vietato da una specifica condizione d’uso), è una storia già raccontata, anche dallo stesso Randisi, ma mi sono permesso di fare una piccola ricerca personale, cercando ad esempio alcuni dei nomi inseriti nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia stilata dal Ministero degli Interni, e altri nomi del “settore”. Succede su Facebook alle 2 di notte del 7 marzo 2009 che:

Matteo Messina Denaro, super latitante di cosa nostra, conta: 2 iscrizioni come Personaggio Pubblico, rispettivamente con 39 e 11 fan, 2 gruppi indicizzati come Fan club, 2 gruppi catalogati rispettivamente come organizzazione no profit e organizzazione professionale, 2 persone iscritte con foto del boss. Toto Riina, penso non abbia bisogno di presentazioni: 1 presenza come personaggio noto – Artista, 164 fan, 1 gruppo iscritto come Club con 149 membri, 1 Fan club, e molte, ma molte altre pagine. Bernardo Provenzano, arrestato nel 2006 dopo 40 anni di latitanza: 3 presenze come personaggio pubblico rispettivamente con 99, 54 e 18 fan, 3 fan club e diverse pagine associate. ‘Ndrangheta: 2 iscrizioni come organizzazione, con 44 e 40 membri, 1 fan club. Francesco Schiavone, il più noto esponente dei casalesi: presente come personaggio pubblico, 75 fan. Michele Zagaria, altro casalese, latitante: presente come personaggio pubblico con 10 fan. Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, attualmente in carcere: 2 presenze come Personaggio pubblico, uno con 52 fan, l’altro con 16, un gruppo “Raffaele Cutolo Libero!” con 70 membri. Giovanni Strangio, membro della ‘ndrangheta: 1 gruppo iscritto nella categoria Affari-Aziende. Sacra Corona Unita, nota anche come la quarta mafia: 1 gruppo con 101 iscritti, 1 persona iscritta. Banda della Magliana: Gruppo iscritto come Affari – Aziende, 1.121 membri. Franco Giuseppucci, detto Er Negro, primo e spietato boss della Banda della Magliana: presente come personaggio pubblico con 290 fan. Maurizio Abbatino, altro capo della Magliana: 2 presenze come Personaggio pubblico, con un totale di 137 fan. Raffaele Arzu, giovane criminale sardo, latitante: 1 gruppo descritto come organizzazione di volontariato, più, probabilmente, un altro gruppo “Raffaele Arzu Libero!” non direttamente collegabile al criminale per mancanza di foto.

Aggiungo in appendice un “simpatico” gruppo dal titolo “Tutti contro Saviano” che riporta nelle notizie recenti la frase “Fa bene a stare nascosto”.

Ho ovviamente escluso dal piccolo e incompleto censimento, gli omonimi (ad esempio Raffaele Cutolo è anche un giovane attore-cantante che sembra essere abbastanza noto) nonchè quei riferminenti a film, romanzi o video giochi (molti per la Banda della Magliana) .

Io penso (ma soprattutto spero) che la maggior parte degli utenti che aprono o si associano a queste pagine lo facciano per goliardia. A questi dico che una provocazione è tale quando è originale, se si ripete è un cazzata.

P.S.: Sembra che lo staff di Facebook faccia spesso tabula rasa almeno delle pagine dedicate ai criminali più noti, da questo articolo del Sole 24 ore si evince che al 7 gennaio 2009 i fan di Riina erano quasi 5000 (l’articolo si sofferma anche su criminali non facenti parte di organizzazioni, come Luciano Liboni, Olindo Romano e Rosa Bazzi ect), da altri articoli sparsi per il web si apprende che un grosso nome era anche quello di Giovanni Brusca,  che oggi conta solo 2 miseri Fan Club con un totale di 10 iscritti. Per dovere di cronaca si deve sotolineare che il numero di utenti iscritti a gruppi che apertamente dichiarano il proprio sdegno sia per la mafia in generale, che per la presenza di questi buontemponi, è decisamente maggiore. E tra i vari eroi dell’antimafia (i vari Falcone, Borsellino, Impastato ect), si trovano anche dei gruppi dedicati a personaggi poco noti, come un omaggio a Rocco Gatto, mugnaio comunista che negli anni 60 e 70 si ribellò alla ‘ndrangheta, con ben 717 iscritti.