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Una proposta molesta / I dolci

Ho una passione smodata per i dolci, una passione quasi erotica.

Sesso e dolci per me sono quasi interscambiabili: dopo aver consumato entrambi mi ritrovo spesso triste e con sensi di colpa. Ma soprattutto nudo. La tristezza è per essere stato cacciato dalla pasticceria dopo essermi spogliato, e il senso di colpa è per non aver preso un altro bignè prima di essere cacciato.

Tuttavia ci sono anche delle differenze: la prima è che i dolci da solo non me li so fare, la seconda è che i dolci a volte me li offrono e quindi non devo pagare.

Da ragazzo finii a parlare con uno psichiatra perché pensavano avessi pulsioni necrofile: tra compagni di classe si parlava della prima volta, e io dissi che nel mio caso lei era piccola, fredda, cedevole ma un po’ troppo secca sotto , ma pensavo si parlasse di cheesecake, che all’epoca erano una vera rarità. Comunque, svelato l’equivoco della cheesecake, il colloquio con lo psichiatra si concluse presto, una volta chiarito che dopo l’avevo anche mangiata.

Nonostante anni di abusi la mia glicemia è nella norma, purché prima delle analisi si filtri in un colino il sangue, per separarlo dai cristalli di zucchero. Anche il mio peso è del tutto normale, e questo dimostra che la scienza ha ragione: sono ancora vivo nonostante le macumbe e i malocchi degli amici sempre a dieta.

Tra tutti i dessert i miei preferiti sono i gelati. E qui emerge quanto io non ne capisca un cazzo; il freddo assopisce le papille gustative, quindi affermare che mi piacciono i dolci, in particolare i gelati, è come dire che mi piace la pittura, in particolare dopo aver indossato una benda, che mi piacciono i massaggi in particolare dopo un’anestesia totale, che mi piace la musica, in particolare dopo aver ascoltato per dieci minuti Mario Giordano.

Comunque questa è una rubrica in cui faccio delle proposte (inspiegabilmente inascoltate, nonostante la ragionevolezza delle stesse), quindi veniamo al dunque (o ritornateci, dipende dove avete parcheggiato); a un certo punto della mia infanzia mi accorsi che i nomi dei gusti dei gelati artigianali, che fino ad allora indicavano semplicemente gli ingredienti (tipo nocciola, fragola, cioccolato), cominciarono ad avere dei nomi nuovi, innovativi, rivoluzionari, come il cartoonesco Puffo, o il toponomastico Malaga, o il commerciale Bacio (oggi tutti elencati tra i gusti classici, quindi pensateci, prima di esaltare i classici, che un giorno potrebbero esserlo anche Fabio Volo e Federico Moccia). Poi la deriva si arrestò. Oggi i nomi più originali fanno comunque riferimento all’enogastronomia, ai prodotti DOPG, ai servizi di Linea Verde, nomi tipo “profumi del Sud”, “sapori di Sicilia”, “panorami del beneventano”. Non è abbastanza: io voglio gusti che siano concetti astratti, io rivendico il futurismo in coppetta. Quindi propongo i gusti:

  • Apple: non nel senso di mela, ma dell’azienda informatica. È un buon gelato ma costa dieci volte più del dovuto, non è compatibile con la panna o con le cialde, necessita di un cono speciale che devi comprare a parte.
  • Amazon: all’inizio non sa di niente. Il sapore ti arriva dopo 24 ore, ma solo se hai Prime.
  • DAD: tu lo scegli ma lo mangia un tuo amico, che te lo descrive in videochiamata.
  • SuperLeague: è straordinario, è il gelato più buono che tu abbia mai mangiato, il top del top degli ingredienti da tutto il mondo. Ma si scioglie in un secondo e mezzo e ti rimane un retrogusto di figura di merda.
  • PD: crema o fior di panna, un gusto senza infamia e senza lode, che prendi quando sei indeciso sugli altri. Però dentro ci possono essere dei sassolini, e quando ti salta un molare ti maledici per esserci cascato ancora.
  • Vaccino: è gratis ma devi fare una lunga fila per assaggiarlo, e intanto ti passano davanti De Luca e Scanzi.
  • Cambiamento climatico: non si lecca, non si morde: si beve, ma attenti a non scottarvi!
  • UE: è un variegato di mille gusti differenti, un casino totale, non ci si capisce niente, ma è il gelato che ti salva quando hai fame.