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Una proposta molesta / Le classifiche europee

Ogni volta che viene fuori una classifica europea mi vergogno come un ladro, perché so già che il mio Paese, l’Italia, sarà il peggiore. Il peggiore per lotta all’evasione, per crescita economica, per iscrizioni universitarie, per alfabetizzazione digitale… eppure c’è una cosa che potremmo fare, semplicissima, a costo zero, per evitare questa continua umiliazione: uscire dall’Europa ed entrare nell’Africa.
Pensate ai vantaggi: diventeremmo l’estremo nord del continente, saremmo visti come i norvegesi del maghreb, e non so voi ma io dentro al mio cuore mi sono sempre sentito un po’ biondo e con gli occhi azzurri.
Risolveremmo il problema dell’immigrazione: innanzitutto i migranti non sarebbero più extracomunitari, o meglio nessuno li definirebbe più così perché saremmo extracomunitari pure noi. Essendo un Paese africano saremmo visti come un Paese di transito e non la destinazione, che poi è quello che siamo anche oggi, ma almeno così il concetto sarebbe più chiaro a quelli che finora non lo hanno capito o che non vogliono capirlo. Ma soprattutto nessuno griderebbe all’invasione, alla sostituzione etnica, salvo forse quando i tedeschi verrebbero in vacanza sulle nostre coste.
Potremmo tirare i pacchi ai magnati cinesi: sapete che la Cina sta acquistando tutte le miniere di minerali rari in Africa, potremmo dire “uè cine’, guarda che siamo Africa pure noi eh, comprati sto sercio, sto san pietrino raro…”.
I nostalgici della lira farebbero l’upgrade diventando finalmente nostalgici dell’euro, i sovranisti andrebbero in cortocircuito e comincerebbero a sbattere contro gli ostacoli come aspirapolveri robot.
Infine potremmo finalmente svettare nelle classifiche continentali dei principali indici di sviluppo, eccetto uno: rimarremmo comunque il Paese col più alto numero di italiani al mondo. Quindi, prima di annetterci all’Africa, ognuno di noi dovrebbe prendere la cittadinanza di un Paese figo… anzi no, mi è venuta un’idea geniale, lo scherzo del secolo: accontentiamo i leghisti della prima ora, quelli che fanno finta di essere diventati nazionalisti ma lo sappiamo tutti che sognano ancora la secessione, gli facciamo fare sta cavolo di Padania, prendiamo la cittadinanza padana e dopo diventiamo tutti africani!

il mattone nel parcheggio dell’autogrill

E con quello di Renzi salgono a 3 i partiti che riportano il toponimo “Italia” nel nome.

Un tempo il nome di un partito ricordava l’ideologia di riferimento (liberale, socialista, comunista, repubblicano, monarchico, cristiano…), va be’, dici le ideologie sono morte, ma neanche la fantasia si sente tanto bene però. Eh sì che in politica ci sono molti più esperti di comunicazione rispetto a un tempo, si fanno ricerche, analisi, focus group, quindi ne deduco che i miei connazionali proprio desiderano che gli venga ricordato in che Stato abitano, hai visto mai si confondano con il Canada, La Norvegia, la Nuova Zelanda… ed effettivamente da quando Di Maio ha abolito la povertà il dubbio viene; confondere Tor Bella Monaca con Zurigo è un attimo eh.

Tutti a dirci che il genio italico è svanito, sfumato, dissolto nel vento, il Made in Italy depredato, svenduto, mortificato; eppure abbiamo sotto gli occhi una delle più brillanti trovate imprenditoriali degli ultimi decenni: l’Italia, cioè l’Italia proprio come brand. Il nome di un paese che non vale niente, sommerso dai debiti e dalla monnezza, avvelenato nel corpo e nell’anima, eppure… eppure c’è mezza nazione che pensa che dei disperati di un altro continente mollino gli affetti, affrontino un viaggio disperato, spesso mortale, per cosa? Per venire in Italia… ma quelli non sanno nemmeno dov’è l’italia, che forma ha, se è su un’isola o su una montagna, avranno sentito il nome, quello sì, perché… perché il cibo, mizzica, la storia, li mortacci, l’arte, maremma maiala, la moda, cazzofiga.

Per crederci meglio ce lo siamo raccontati tra di noi, ci siamo venduti a vicenda il mattone nel parcheggio dell’autogrill. Ci abbiamo perfino chiamato tre partiti politici.

Alessandro Manzoni avrà anche regalato la lingua all’Italia, ma è Piero che gli ha insegnato a vendersi, e a campare.

Una proposta molesta / La spesa pubblica

licheri

L’Italia, si sa, è uno dei Paesi col più alto deficit del mondo; ci dobbiamo abituare all’idea di nuovi sistemi di finanziamento della cosa pubblica.

Giustizia: se Forum è una delle trasmissioni più longeve della tv italiana, un motivo ci sarà, no? Propongo di far pagare il biglietto a chi va a vedere i processi, quelli veri. Tuttavia bisogna dare qualcosa a quel pubblico, bisogna dare un minimo di spettacolo, quindi avvocati e giudici sarebbero sostituiti da attori professionisti, i “testi” sarebbero scritti comunque da uomini e donne di legge, che tuttavia dovrebbero fare un tirocinio come sceneggiatori di fiction in Rai.

Scuola: nonostante i programmi di prevenzione e le sanzioni penali, nonostante le buone e le cattive, gli atti di bullismo ripresi col telefonino sono in continuo aumento, video che in pochi giorni fanno le views di una partita della Nazionale. Se proprio la cosa non si può debellare, proviamo a guadagnarci qualcosa: vendiamo spazi pubblicitari all’interno di quei video. Tappezziamo i muri delle aule con manifesti pubblicitari e loghi, come ai bordi dei campi di calcio, così quando un bullo fa un video a scuola, non può evitare di riprendere anche il marchio dell’inserzionista. Inoltre i cartelloni pagati dagli sponsor aiuterebbero a tenere in piedi la scuola, intendo proprio a livello edile.

Forze dell’ordine: davvero? E chi ha bisogno delle forze dell’ordine quando uno può tenere in casa un M16 con cui uccidere per sbaglio moglie, figlia, sé stesso e chiunque altro che non sia il ladro, che tra l’altro è il cugino, che essendo l’unico consanguineo rimasto in vita eredita tutto, senza rubare nulla.

Rear view mirror, 2010

Dopo aver pubblicato l‘almanacco dei racconti 2010 di Magari Domani, diciamo i vangeli secondo Barabba (mh… buona, me la devo ricordare…), provo a rievocare l’anno che sta per concludersi attraverso alcune notizie e relativi post da esse ispirati:

Gennaio: A Rosarno, in Calabria, è rivolta fra i migranti, un idiota su un tetto comincia a sparare contro i manifestanti [Articolo 3]. Fa discutere un editoriale del direttore del Tg1 Minzolini su Craxi, “C’è chi gli vuole intitolare una strada…” [la toponomastica spiegata a un bambino di otto anni].  Esce il nuovo film di Paolo Virzì, ed è un gran bel film [La prima cosa bella].

Febbraio: Un’indagine della magistratura rivela il marcio dietro il G8 a L’Aquila [l’esame]. Parlamento, un’ordinaria storia di cazzotti e voti [Il grande giorno di Evangelio Fabiani]. Berlusconi invoca i paladini della libertà in vista delle elezioni regionali di marzo [ci provo col pensiero laterale].

Marzo: disastro organizzativo del centrodestra in vista delle elezioni, rischiano di saltare la lista Formigoni, la lista Polverini e il Pdl per la provincia di Roma [L’autogol]. Dal palco di piazza San Giovanni, durante la manifestazione del Pdl in chiusura di campagna elettorale, Silvio Berlusconi annuncia che entro pochi anni il governo sconfiggerà il cancro [Una volta ho quasi vinto il Nobel per la fisica].

Aprile: indignazione per una dichiarazione del cardinal Bertone che mette sullo stesso piano pedofilia e omosessualità [Malachia e l’Arcigay, e un approfondimento su vaticano e omosessualità]. L’Eurpol fa sapere che il numero di nuove sostanze stupefacenti, sintetizzate per aggirare le tabelle delle sostanze proibite, è raddoppiato rispetto all’anno precedente [I-Buffalo]

Maggio: nuove rivelazioni su Diego Anemone e Bertolaso, la banda delle emergenze, intanto a S. Onofrio (VV) un singolare caso di processione sciolta per infiltrazione mafiosa [Il sangue amaro]. Continua il suo iter parlamentare il Ddl Alfano per la riforma della giustizia, nel testo diverse norme liberticide, tra cui una subito ribattezzata norma anti-d’addario [Arrestate Nanni Loy!, e anche Al capezzale dello stato di diritto – Bis].

Giugno: Marchionne minaccia Pomigliano, ma lui lo chiama referendum [Quinto: onora il padrone, perché egli ti ha dato la vita]. Tonfo della nazionale di calcio ai mondiali in Sudafrica [Le porga la chioma]. Berlusconi si produce in quello che diventerà uno dei suoi hobby preferiti: la telefonata in diretta a Ballarò [La testa nel forno e i piedi nel congelatore]. Un video che gira su internet inchioda l’autore Daniele Luttazzi; buona parte del suo reperterio appartiene ad autori americani [Non leggete questo post e Dagli appunti del dottor B.M. / 9 (il caso Luttazzi)]

Luglio: Vendola lancia la sua candidatura a leader del centro-sinistra [Lo sparigliamento]. Nuovo testo per la riforma della Giustizia, ai blog viene richiesto il diritto di rettifica esattamente come per la stampa [Al capezzale dello stato di diritto – Quater]. Un sindaco della provincia di Treviso dichiara guerra agli omosessuali [I valori]. Caldo eccezionale, Roma invasa dagli scarafaggi [Gli striscianti]

Agosto: Tre operai dello stabilimento Fiat di Melfi vincono una vertenza, ma l’azienda prova a togliergli la dignità [Barozzino, Lamorte e Pignatelli]

Ottobre: La trasmissione televisiva Report manda in onda un servizio sulle dimore del Presidente del Consiglio nel paradiso fiscale di Antigua, intanto viene fatto ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani [Everybody can be “Ministro”]. Visita del Papa a Palermo, maluomori per il denaro pubblico investito per l’evento, e atti di squadrismo nei confronti di chi manifesta il proprio dissenso [Il Papa e la cupola], Breve riepilogo della destra extraparlamentare [la riva nera]. Giro di vite sulla pirateria, chiuso il sito Mulve [Guardie e pirati].

Novembre: Grande attesa per le rivelazioni del sito di Wikileaks [Mail, bugie e Wikileaks]. Nasce Futuro e Libertà, il partito di Gianfranco Fini [Il curioso caso di Gianfranco Button (storia di un partito nato vecchio)].  Giuliano Pisapia, outsider di Sinistra e Libertà, vince le primarie come candidato di coalizione di centro-sinistra a sindaco di Milano [Di ideali e altre quisquilie].

Dicembre: Voto di fiducia per il governo Berlusconi dopo lo strappo di Fini, il governo si salva per tre voti alla Camera. Nel frattempo scontri a Roma tra alcuni facinorosi e la polizia durante una manifestazione contro il governo, arrestati alcuni studenti che poi vengono scarcerati scatenando le ire di Alemanno, Maroni e Alfano [Nevica, governo infame!]. Niente funerali religiosi per Mario Monicelli, la leggenda del cinema italiano suicidatosi a 95 anni, finale amaro di cui non a caso era indiscusso maestro [Addio Mario]

L’equivoco dell’eufemismo

Ero in un supermercato, all’angolo dei prodotti parafarmaceutici, cercavo i tappi per le orecchie, palliativo per la mia sociopatia, quando mi cade lo sguardo su un “contenitore sterile per coprologia”, al ripiano inferiore i contenitori per le urine. Al supermercato, urine si può dire, feci no. Piuttosto si usa un termine (per carità, di normale uso in biologia e medicina) che letteralmente significa “discorso di merda”.
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Anno 6543; un archeologo ritrova un manufatto probabilmente risalente alla prima rivoluzione digitale, della civiltà italiota, popolo misterioso che pur avendo delle leggi scritte si faceva amministrare da chi meglio infrangeva le stesse. Dopo diverse ricerche ed analisi lo scienziato è riuscito a decifrare le scritte poste sul reperto: si tratterebbe di un recipiente provvisto di tappo per la conservazione di parole e discorsi sconvenienti e contrari alla morale, che nella cultura di questo popolo erano associati simbolicamente agli scarti solidi corporei. Si tratta probabilmente di un oggetto rituale. Nei pressi del contenitore sono stati rinvenuti oggetti di automedicazione già noti e catalogati, questo fa supporre che all’oggetto si attribuissero poteri taumaturgici. Grazie alla traduzione, ancora incompleta, delle istruzioni cerimoniali rinvenute, sappiamo che il rito consisteva nelle fasi di apertura del contenitore, “riempimento” simbolico -forse deponendo all’interno del contenitore un foglio manoscritto, o forse pronunciando il discorso con la cavità rivolta verso la bocca -, chiusura e cessione a un soggetto esterno, forse uno sciamano, o un sensitivo, molto numerosi all’epoca, anche se la loro principale attività era una complessa e misteriosa divinazione numerologica, nota come “Superenalotto”. L’autore della scoperta ritiene che ci troviamo a un punto di svolta nello studio della civiltà italiota, forse nel rito della defecazione verbale si trovano i codici culturali per la comprensione di questo popolo. Tra breve, magari, potremo sciogliere il più grande mistero di questa affascinante civiltà, ovvero perché i cittadini italioti, a un certo punto della loro storia, cominciarono regredire?

Casa Steiner*

Avete presente la location del finale del film “L’audace colpo dei soliti ignoti”, quella piazza incorniciata fra palazzacci squadrati (gli stessi di questa foto d’epoca) e quella che sembra una grande chiesa? Si tratta di piazza Don Bosco e omonima basilica, er cupolone de Cinecittà, non inteso come cinema italiano ma semplicemente come quartiere. All’epoca un lapillo di Eur caduto in borgata, oggi una piazza come tante della Roma anonima e continentale, non in centro e non più in periferia. A meno di cinquecento metri in linea retta sorge un’altra grande chiesa costruita dieci anni dopo, San Policarpo, ma lo stile è ben altro, e anche il quartiere intorno, costruito a misura d’uomo e con tanto verde, sembra distante chilometri ma è solo sull’altra sponda della Tuscolana. Don Bosco era dietro casa mia, una casa in cui ho abitato dieci anni, ma non ci passavo mai, ognuno ha una sua geografia personale, che non rispecchia quella reale, e nella mia Don Bosco non c’era, oppure era un macchia sbiadita sulla cartina. Oggi, che non abito più da quelle parti, mi è capitato di passarci; mi sono guardato intorno, mi ha colpito subito il degrado delle facciate dei casermoni, e la luce perfetta che probabilmente aveva ispirato Nanni Loy. Attraverso i giardinetti in mezzo alla piazza e scorgo un palo, quelli che hanno la funzione di sorreggere un rettangolo di marmo con l’indicazione topografica, ma prima che la mia mente richiamasse il concetto di segnaletica stradale, avevo già letto il nome inciso sulla targa: Piergiorgio Welby. Perché è qui che abitava Welby, e da una di quelle finestre che si sarà affacciato l’ultima volta, prima che la malattia lo condannasse definitivamente all’immobilità, e contro quella chiesa che un gruppo di cattolici del posto, e non di atei mangiapreti, protestò contro l’infame diktat vaticano che gli negò i funerali religiosi. E’ qui che si recitò l’ultimo atto di una vicenda che toccò l’Italia e che fece vacillare le sue leggi e la morale costituita. E’ curioso pensare come uno cerchi i cambiamenti del proprio tempo fra le pagine dei giornali e nei reportage dai nuovi fronti, quando qualche volta basterebbe andare a prendere un caffè nella piazza dietro casa.
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*Piazza Don Bosco, per la sua parentela architettonica con l’Eur, è stata usata anche per girare gli esterni di casa Steiner, nel film “La dolce vita” di Federico Fellini.

Le porga la chioma

Una cosa che non ho mai capito del calcio, e per estensione della vita, è perché quando Golia perde con Davide, si parla sempre delle mancanze del primo e mai dei meriti del secondo, sempre degli sbagli del campione e mai dell’impresa dell’outsider. Oggi però non me lo sono chiesto, perchè l’eliminazione dell’Italia bis di Lippi, pesa tutta sulle spalle dei campioni uscenti, e ben poco è dipeso dal valore degli avversari, eppure solo ora, ora che è caduto nella polvere, ora che il suo smoking è sporco di fango, che Lippi mi diventa simpatico. Da bambino non sono mai riuscito ad appassionarmi alle squadre più forti, quelle che vincevano; io, come Capossela, ero dalla parte di Spessotto, dalla parte di quelli che sudano e che imprecano, dalla parte di quelli che perdono. Una propensione che da adulto, probabilmente, ho tradotto nell’orientamento politico. Ezio Vendrame, poeta come calciatore prima, e poeta come poeta poi, scrisse in un suo romanzo (“Se mi mandi in tribuna godo”): “Non sono mai entrato in una cabina elettorale; uscivo di casa per andare a votare ma non trovavo mai la strada. I deboli su questa terra non sono rappresentati, per questo ho sempre odiato la Juventus, allora Boniperti, oggi Bettega: l’immagine dell’arroganza truccata da perbenismo. Per me vincere era un incidente di percorso, per loro una condanna. Basta indossare una maglia a striscie bianco-nere per non riuscire a capire la struggente bellezza della sconfitta”. La struggente bellezza della sconfitta. La nobile condizione dei perdenti. Mentre scrivo questo post, ascolto la rassegna stampa su Rai 3, e sull’argomento i vocaboli usati sono “vergogna”, “tradimento”, “disfatta”. E perché Lippi non ha portato Cassano? E Balotelli? Fuori gli stranieri dal campionato italiano! Ma andassero a lavorare! E tutto il resto che domattina troverete in tutte l’edicole, le televisioni, gli uffici, i bar, i tram. Per il calciofilo saltuario il mondiale finisce qui, mentre chi mastica di cuoio continuerà ad osservare l’evento, magari tifando l’Inghilterra dell’italiano Capello, o L’Argentina di Maradona, che nel campionato italiano diventò quello meglio di Pelè. E perché non tifare per la Slovacchia? Forse perché è destinata a perdere? Ma dove sta scritto che bisogna per forza vincere?

I-Buffalo

Un rapporto dell’Europol riportato dai giornali ieri, rivela che le nuove sostanze stupefacenti apparse sui mercati illegali nel 2009 sono state 24, il doppio rispetto al 2008. Da anni c’è ormai una particolare gara tra guardie e ladri, è quella che vede da una parte i laboratori clandestini (siti soprattutto in Olanda e Russia, ma ultimamente anche in Cina) sintetizzare nuove molecole, e dall’altra i legislatori che devono continuamente aggiornare le tabelle delle sostanze proibite, questo vale sopratutto per le metanfetamine, le anfetamine psichedeliche, la famiglia dell’MDMA (extasy) per intenderci. Leggendo l’articolo mi è tornato alla mente il caso i-dose, ve lo ricordate? I-dose era una collezione di file audio da ascoltare esclusivamente con le cuffie, in quanto i due canali stereo emettevano dei segnali con frequenze dissonanti che avevano l’obbiettivo di “disallineare” l’attività dei due emisferi, producendo effetti che sarebbero dovuti esseri simili ad alcune droghe. Ovviamente si trattava di una bufala, la musicoterapia e l’uso di frequenze particolari può aiutare il rilassamento, o al contrario provocare un po’ di mal di testa, ma nulla di paroganabile a una sostanza chimica, ciò nonostante, nel 2008, un nucleo della guardia di finanza pensò bene di lanciare l’allarme, ricordo un alto ufficiale che durante un tg spiegava orgoglioso come aveva scoperto questa “cyber-doga”, mi pare avessero anche bloccato un sito dal quale era possibile scaricare i file, io non potevo credere alle mie orecchie, e chi in questo momento, invece, non credesse a quello che sto scrivendo può leggere questo articolo di Panorama. Mi chiedo perché uno Stato debba vietare una sostanza, e mi do tre risposte: la prima per salvaguardare la salute dei propri cittadini, nello specifico di quelli che userebbero la sostanza, la seconda per salvaguardare l’incolumità degli altri cittadini, qualora l’uso della sostanza da parte di uno possa in qualche modo danneggiare gli altri, infine per combattere le associazioni criminali che dal traffico della sostanza ricavano profitti. Personalmente condivido gli ultimi due punti, mentre ritengo che gli adulti debbano essere liberi anche di farsi male, purché informati, ma questo non conta, analiziamo piuttosto il caso i-dose alla luce di queste considerazioni: primo, che i file musicali di i-dose facessero male non lo aveva stabilito nessun esperto, per giunta i suoni non sono come gli alimenti per i quali è necessaria una certificazione sanitaria preventiva, quindi qualsiasi file audio è da ritenersi innocuo fino a quando non se ne dimostri scientificamente la pericolosità. Secondo, stento a immaginare una situazione in cui un presunto “drogato” di i-dose possa mettere in pericolo la salute di altre persone, non si può neanche sostenere per assurdo che uno si metta alla guida ascoltando i file in macchina, visto che le “istruzioni” di i-dose prevedono di ascoltare esclusivamente in cuffia e sdraiati su un letto. Terzo, i-dose era liberamente scaricabile da internet, nessuno ci guadagnava nulla. Tutto questo ragionamento mi fa concludere che la filosofia su cui si basa il moderno proibizionismo è quella di vietare gli stati alterati coscienza, a priori, indipendentemente dalle dinamiche criminali e di salute pubblica; in questo senso sarebbe da arrestare nove decimi di Paese, anche personaggi insospettabili, cittadini al di sopra di ogni sospetto, Roberto Saviano ad esempio, è un grande consumatore e spacciatore, parlo ovviamente di letteratura, di cinema, di cultura, di tutto ciò che altera la coscienza. Vabbè… mi sa che come al solito sono partito per la tangente, forse il caso i-dose è sintomatico solo dell’impreparazione su determinati argomenti delle forze dell’ordine. Forse.

Good Morning Aman

Aman (Said  Sabrie) è un ragazzo di origine somala che bazzica i dintorni di Termini e sogna di vendere auto. Una notte, su un tetto, conosce Teodoro (Valerio Mastandrea), un insonne come lui, si scambiano poche parole, nasce una strana amicizia, alimentata dai centoni che Teodoro infila nella tasca del giubbino di Aman, e diosolosa quanto Aman ne abbia bisogno. Perché Teodoro lo fa? Cosa vuole da lui?
L’Italia è un paese multietnico, sembra strano ma è così, sono numerose le comunità ormai radicate da tempo nelle nostre città metropolitane (ma non solo; si pensi alla comunità cinese di Prato, probabilmente la più grande e la più importante dello stivale). Il cinema nostrano si è accorto dei migranti soprattutto dopo lo sbarco dei ventimila albanesi a Bari nel 1991, l’immagine della vecchia nave che tracimava corpi si è impressa nell’inconscio di tutti coloro che all’epoca avevano raggiunto l’età della ragione. Ma non ricordo molti film che abbiano esplorato lo stato e le storie dei migranti di seconda generazione, o meglio, degli italiani di nuova generazione. “Good Morning Aman” non ha solo questo merito*, il film dell’esordiente Claudio Noce, che firma lo script insieme all’attore/sceneggiatore Diego Ribon, è un film importante, snobbato dal pubblico e dalla critica che lo ha menzionato solo per l’egregia prova di Valerio Mastandrea (che ha talmente creduto nel film da co-produrlo). Il soggetto è solido e tagliente, la sceneggiatura a tratti presenta qualche opacità, ma ha il merito di essersi spinto in un territorio parzialmente inesplorato. La regia ha personalità da vendere, stupendi i primi piani, mai banali, come la composizione dell’inquadratura. Davvero difficile credere che sia un esordio.
*In realtà Aman non è nato in Italia, ma vi è arrivato da piccolo, molto piccolo, ed è a tutti gli effetti italiano, con tutti i pregi e i difetti del caso.

Generazione Amarcord

Io sono stato bambino, poi adolescente, infine ragazzo. Sentivo spesso gli adulti pronunciare l’espressione “la mia generazione”*, ed era ogni volta diversa, come se la Storia fosse una gelateria e ogni generazione fosse un gusto diverso; generazione bruciata, generazione arrivista, generazione ribelle, generazione consumistica, genrazione x, generazione allo sbando e generazione dello sballo, e via dicendo. Ora che anagraficamente posso definirmi un adulto anche io, mi guardo intorno e cerco di capire il sapore della mia generazione, qualcuno ha parlato di generazione 1000 euro, ma è una definizione inevitabilmente soggetta all’inflazione, qualche tempo fa si parlava di generazione precaria, ma oggi come oggi non sono sicuro che i precari siano di più dei disoccupati definitivi. Faccio un giro nel web e scopro che la mia è la generazione dei nostalgici, la generazione Amarcord; la rete è zeppa di blog e forum che ricordano i gelati Eldorado e le sorprese delle merendine Mulino Bianco (che qualche tempo fa ha annunciato di voler ripescare ricetta e foggia dei biscotti di quegli anni), del Crystal Ball e del Piaggio Sì. Non è un caso che il Cinema stia riproponendo sempre più spesso gli anni 80, non è un caso che l’uomo più pagato della televisione fosse il maestro del primo asilo catodico (Paolo Bonolis). Se fossi uno che non si arrende direi che la mia generazione è così perché gli è stata negata la possibilità di essere protagonista, gli è stato tolto tutto tranne, appunto, i ricordi. Ma io non sono uno che non si arrende, non sono uno che lotta, io sono un neo-adulto, io sono uno della mia generazione, e allora cerco di ricordare, e ricordo degli omini della lego, ma con la testa di animale, leone, elefante, ippopotamo, pecora ect, e ricordo un libretto, con dei racconti semi-illustrati che avevano per protagonisti questi pupazzetti, ed erano i racconti più malinconici che abbia mai letto, mi pare di ricordare che fossero delle sorprese, forse dello Sprint (di cui foto in alto)? Offro un Ciocorì a chiunque mi sappia dare più informazioni su quel libretto.

* “La mia generazione” è anche il titolo di un bellissimo film di Wilma Labate del 1996

Ho un sogno; una politica “contro” la Famiglia

Qualche giorno fa vado in banca per fare un favore a un amico; fatto quello che dovevo fare chiedo all’impiegato se presso il loro istituto era possibile fare versamenti attraverso sportello Atm, l’impiegato, che aveva grosso modo la mia età, fa finta di niente, allora io insisto, lui tergiversa, pongo nuovamente la domanda e lui mi guarda terrorizzato come se avessi chiesto di mettere tutto il contante in una busta e dopo di sdraiarsi a terra con le mani dietro la nuca, a questo punto sono stato io a far finta di niente. Oggi vado a farmi un paio di occhiali nuovi, scelgo un grosso centro aperto da poco ma che gode già di una certa fama, scelgo la montatura, poi do alla ragazza col camice bianco i miei vecchi occhiali per prenderne la gradazione. La ragazza smanetta un po’ con un macchinario e poi urla a un signore di mezza età dall’altra parte del negozio: “Ah pà, qua me dice 0,93”, e l’interpellato risponde: “Ao ma che non l’hai capito ancora che i gradi sò a murtipli de cinque?”. Vi ricordate il libro “La Casta” e tutta la polemica che generò? Era focalizzata sui privilegi della classe politica, ma il libro descriveva anche altre anomalie come le provincie, e la settarietà di alcune categorie professionali (ad esempio notai, avvocati e giornalisti), che si passano di padre in figlio il mestiere come un qualsiasi bene immobile. E se è ormai ritenuto naturale piazzare i propri figli e nipoti nel settore pubblico, figuriamoci se non lo è nel settore privato. Che bella cosa la Famiglia, mette daccordo tutti, Stato e anti-Stato, infatti è anche la parola più nota legata al gergo mafioso. E poi è un brano del jukebox politico che non passa mai di moda, nessun avversario è così folle da criticare uno slogan sulla Famiglia*. Anche se io non ho mai capito perché il dramma di una famiglia di quattro persone che muore di fame, debba avere la priorità sul dramma di quattro single, senza famiglia, che muoiono di fame. In questi giorni ho sentito dire che il sistema Italia sta resistendo alla crisi grazie al suo più importante ammortizzatore sociale, appunto, la famiglia. Bene. Ma quanto è giusta e conveniente questa situazione? Quanto il sistema Italia è stato frenato nella sua crescita, precedentemente, da questa istituzione? Perché, si badi bene, la famiglia in Italia, non è soltanto il luogo di formazione affettiva e sostentamento, ma è la fornace di un fenomeno che in sociologia è detto familismo amorale, un fenomeno per il quale le categorie di bene e male sono percepite ed elaborate relativamente agli interessi del proprio nucleo familiare, e non della collettività, anzi spesso in contapposizione con le regole sociali pubbliche. Tale concetto è stato elaborato da Edward Banfield dopo uno studio di una comunità, guarda un po’, in Italia.

* L’ipocrisia e la demagogia sul tema della famiglia in politica è ben descritta nel film, pur non eccellente, di Umberto Carteni “Diverso da chi?”