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Una proposta modesta

C’era un tempo il servizio militare, un sacrificio umano che lo Stato, uno Stato autoritario, chiedeva ai propri sudditi. Ma era anche uno Stato democratico, quindi invece di chiedere la vita di uno solo, chiedeva un pezzo di vita da tutti, o quantomeno dai sudditi maschi e maggiorenni, fisicamente e psichicamente idonei alla leva, fatte salve le eccezioni di legge, perché era uno Stato autoritario, democratico e decisamente burocratico. Se poi il suddito chiedeva di sostituire la naja con un ben più utile contributo nei servizi sociali, veniva preso per culo, perché era uno Stato stronzo.
Non so se è chiara la mia posizione nei riguardi della leva… ad ogni modo, fra gli elementi addotti da chi era contrario all’abrogazione, riconosco almeno una funzione a questo istituto giustamente eliminato, una funzione la cui utilità sarebbe oggi attualissima: prendi un gruppo di ragazzi, due siciliani, tre lombardi, un romano, un toscano, un sardo e così via, e gli fai vivere un’esperienza in comune, un’esperienza “drammatica”, inevitabilmente nascono delle amicizie, amicizie trasversali rispetto alla provenienza geografica, al ceto sociale, al livello d’istruzione. In questo senso la naja era un collante sociale/nazionale. Ma perché proprio a far la guerra bisognava andare, e non a fare l’amore? Pensate che bella la “leva sessuale”, il “servizio sessuale obbligatorio”, prendi un pulmino e lo riempi di sedicenni in giro per la penisola, non dimenticando ovviamente i nuovi italiani, quelli dagli occhi a mandorla o la pelle scura, e li porti su, ad Amsterdam, dove li aspetta una generalessa, un ufficiale dalla divisa molto scollata, che li passa in rassegna mentre loro, muti e tremanti, nascondono fra le mani le loro immature nudità. Poi in camerata uno alla volta, a combattere la propria battaglia, o magari no, perché uno ha un orientamento diverso, oppure perché non lo conosce ancora il proprio orientamento, o perché non vuole e basta, che anche al sesso si può obbiettare, e che cazzo! Ma tanto nessuno saprà mai la verità, quella vera, ma solo quella raccontata tra i fumi del coffee shop, ultima tappa prima del rientro. Penso che una soluzione del genere farebbe contenti anche i nazionalisti vecchio stampo; con un imprinting del genere verrebbero fuori generazioni in grado di onorare il luogo comune che vuole gli italiani come degli insuperabili amanti, o forse no, ma comunque è meglio avere un esercito di puttanieri e pipparoli che un esercito vero con le armi e tutto il resto.
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Post scriptum: “Una proposta modesta” è il titolo di un pamphlet satirico di Jonathan Swift del 1729, in cui l’autore proponeva, sostenuto da argomentazioni economiche e morali, di ingrassare i bambini poveri e poi mangiarli per sconfiggere il problema della fame. Più o meno con lo stesso spirito è scritto questo post; lungi da me l’esaltazione dello sfruttamento della prostituzione o qualsiasi forma di coercizione. Tale postilla è indirizzata al lettore di passaggio, mentre il lettore abituale di questo blog potrebbe trovare persino offensiva questa precisazione.