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Rear view mirror, 2010

Dopo aver pubblicato l‘almanacco dei racconti 2010 di Magari Domani, diciamo i vangeli secondo Barabba (mh… buona, me la devo ricordare…), provo a rievocare l’anno che sta per concludersi attraverso alcune notizie e relativi post da esse ispirati:

Gennaio: A Rosarno, in Calabria, è rivolta fra i migranti, un idiota su un tetto comincia a sparare contro i manifestanti [Articolo 3]. Fa discutere un editoriale del direttore del Tg1 Minzolini su Craxi, “C’è chi gli vuole intitolare una strada…” [la toponomastica spiegata a un bambino di otto anni].  Esce il nuovo film di Paolo Virzì, ed è un gran bel film [La prima cosa bella].

Febbraio: Un’indagine della magistratura rivela il marcio dietro il G8 a L’Aquila [l’esame]. Parlamento, un’ordinaria storia di cazzotti e voti [Il grande giorno di Evangelio Fabiani]. Berlusconi invoca i paladini della libertà in vista delle elezioni regionali di marzo [ci provo col pensiero laterale].

Marzo: disastro organizzativo del centrodestra in vista delle elezioni, rischiano di saltare la lista Formigoni, la lista Polverini e il Pdl per la provincia di Roma [L’autogol]. Dal palco di piazza San Giovanni, durante la manifestazione del Pdl in chiusura di campagna elettorale, Silvio Berlusconi annuncia che entro pochi anni il governo sconfiggerà il cancro [Una volta ho quasi vinto il Nobel per la fisica].

Aprile: indignazione per una dichiarazione del cardinal Bertone che mette sullo stesso piano pedofilia e omosessualità [Malachia e l’Arcigay, e un approfondimento su vaticano e omosessualità]. L’Eurpol fa sapere che il numero di nuove sostanze stupefacenti, sintetizzate per aggirare le tabelle delle sostanze proibite, è raddoppiato rispetto all’anno precedente [I-Buffalo]

Maggio: nuove rivelazioni su Diego Anemone e Bertolaso, la banda delle emergenze, intanto a S. Onofrio (VV) un singolare caso di processione sciolta per infiltrazione mafiosa [Il sangue amaro]. Continua il suo iter parlamentare il Ddl Alfano per la riforma della giustizia, nel testo diverse norme liberticide, tra cui una subito ribattezzata norma anti-d’addario [Arrestate Nanni Loy!, e anche Al capezzale dello stato di diritto – Bis].

Giugno: Marchionne minaccia Pomigliano, ma lui lo chiama referendum [Quinto: onora il padrone, perché egli ti ha dato la vita]. Tonfo della nazionale di calcio ai mondiali in Sudafrica [Le porga la chioma]. Berlusconi si produce in quello che diventerà uno dei suoi hobby preferiti: la telefonata in diretta a Ballarò [La testa nel forno e i piedi nel congelatore]. Un video che gira su internet inchioda l’autore Daniele Luttazzi; buona parte del suo reperterio appartiene ad autori americani [Non leggete questo post e Dagli appunti del dottor B.M. / 9 (il caso Luttazzi)]

Luglio: Vendola lancia la sua candidatura a leader del centro-sinistra [Lo sparigliamento]. Nuovo testo per la riforma della Giustizia, ai blog viene richiesto il diritto di rettifica esattamente come per la stampa [Al capezzale dello stato di diritto – Quater]. Un sindaco della provincia di Treviso dichiara guerra agli omosessuali [I valori]. Caldo eccezionale, Roma invasa dagli scarafaggi [Gli striscianti]

Agosto: Tre operai dello stabilimento Fiat di Melfi vincono una vertenza, ma l’azienda prova a togliergli la dignità [Barozzino, Lamorte e Pignatelli]

Ottobre: La trasmissione televisiva Report manda in onda un servizio sulle dimore del Presidente del Consiglio nel paradiso fiscale di Antigua, intanto viene fatto ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani [Everybody can be “Ministro”]. Visita del Papa a Palermo, maluomori per il denaro pubblico investito per l’evento, e atti di squadrismo nei confronti di chi manifesta il proprio dissenso [Il Papa e la cupola], Breve riepilogo della destra extraparlamentare [la riva nera]. Giro di vite sulla pirateria, chiuso il sito Mulve [Guardie e pirati].

Novembre: Grande attesa per le rivelazioni del sito di Wikileaks [Mail, bugie e Wikileaks]. Nasce Futuro e Libertà, il partito di Gianfranco Fini [Il curioso caso di Gianfranco Button (storia di un partito nato vecchio)].  Giuliano Pisapia, outsider di Sinistra e Libertà, vince le primarie come candidato di coalizione di centro-sinistra a sindaco di Milano [Di ideali e altre quisquilie].

Dicembre: Voto di fiducia per il governo Berlusconi dopo lo strappo di Fini, il governo si salva per tre voti alla Camera. Nel frattempo scontri a Roma tra alcuni facinorosi e la polizia durante una manifestazione contro il governo, arrestati alcuni studenti che poi vengono scarcerati scatenando le ire di Alemanno, Maroni e Alfano [Nevica, governo infame!]. Niente funerali religiosi per Mario Monicelli, la leggenda del cinema italiano suicidatosi a 95 anni, finale amaro di cui non a caso era indiscusso maestro [Addio Mario]

Attentato alla Bocconi, e a De Andrè

“Con un mano tenera e l’altra armata
così esprimo la mia solidarietà
Guadagnando in ogni battaglia
Una somma di preziosa libertà
2004”
Così comincia il volantino di rivendicazione dell’attentato di questa notte all’università Bocconi di Milano. Parole che potrebbero appartenere a Mauricio Morales, anarchico cileno morto il 22 maggio di quest’anno, mentre si preparava a un attacco con un estintore pieno di polvere nera, lo stesso anarchico che dà il nome al nucleo del Fai (federazione anarchica informale) che ha rivendicato l’attentato con una telefonata al quotidiano “Libero”. Alle 3 del 16 dicembre 2009 sarebbero dovuti esplodere due chili di dinamite, ma l’ordigno era confezionato male, e ad esplodere è stato solo l’innesco. Chiudere i centri di identificazione ed espulsione la richiesta del gruppo. Martedì la stessa sigla aveva rivendicato una lettera esplosiva indirizzata al direttore del Cie di Gorizia. Sull’autenticità della rivendicazione ci sono pochi dubbi, come testimonierebbero alcune scritte a penna in calce al volantino, che descrivono l’ordigno: “scatola di metallo, 4 viti e 8 bulloni”, anche se le notizie ufficiali parlano di un tubo metallico, e non di una scatola, e tra le righe stampate si legge di 2 kg di dinamite, mentre per la Digos i chili di dinamite sarebbero 3, imprecisioni che potrebbero far pensare a un “appalto” nella fabbricazione dell’ordigno. “Operazione eat the reach – Fuoco ai Cie”, questo il nome dell’operazione del Fai; dopo aver citato il De Andrè dell’album “Storia di un impiegato” (“chi non terrorizza si ammala di terrore”) il gruppo descrive di aver scelto un luogo inaspettato, ma dopo tornano a dipingere lo stesso come “avamposto del dominio, dove si formano i nuovi strumenti ed apparati del capitale, dove si affilano le armi che taglieranno la gola agli sfruttati”. L’orario sul quale era stato regolato il timer rassicura sulla volontà di non far scorrere sangue, ma le parole con le quali il gruppo descrive l’università Bocconi sono davvero preoccupanti, il pericolo è che in un’ubriacatura ideologica non si riesca più a distinguere tra i “padroni” e chi con la parte malata della classe dirigente c’entra poco o niente, il pensiero va a episodi come quello dell’undici dicembre settantanove (esattamente trenta anni fa), in cui un commando di Prima Linea irruppe nella scuola d’Amministrazione aziendale di Torino e dopo aver trascinato duecento studenti nell’aula magna, ne scelse a caso cinque da gambizzare insieme ad altrettanti professori. Certo non è più quel tempo, e anche il linguaggio dei rivoluzionari armati è differente, meno “burocratico” e più letterario, e viene voglia di chiedersi a cosa siano serviti i poeti della rivoluzione non violenta se poi le loro parole campeggiano nelle lettere dei nuovi bombaroli. Forse gli autori di questi atti dovrebbero ascoltare davvero De Andrè, prima di citarlo.

C’è un mostro sotto il mio letto

Ha fatto il giro del mondo questo video, in cui un robot mandato nelle fogne di Raleigh (North Carolina, Usa), ha ripreso delle masse gelatinose che stimolate dalla luce della videocamera reagiscono contraendosi. Ovviamente si è scatenata la bagarre delle pseudo teorie, chi sostiene siano larve aliene, chi essere mutanti, chi parla di video tarocco. A queste tre ipotesi si accostano tre correnti, tre scuole di pensiero che addobbano il web con le loro elucubrazioni: gli ufologisti (ho letto ultimamente che addirittura la crisi economica sarebbe, secondo loro, una strategia aliena), gli eco-apocalittici, gli scettici-complottisti (anche questo post è un fake scritto da un impiegato Cia per distogliere l’attenzione dai problemi politici mondiali)*. Il biologo Thomas Kwak ha sostenuto trattarsi di colonie di Brizoi, invertebrati che spesso formano colonie di quella dimensione, mentre l’ingegnere Mark Senior della ditta di manutenzione delle fogne di Raleigh, ha dichiarato che non c’è nulla di strano, si tratta del Tubifex Tubifex, verme che si nutre principalmente di batteri e vive in acqua o in zone umide, è comunemente presente nelle fogne e nei canali di scolo. Facendo un giro sul web non si può non dar ragione al buon Mark Senior, impiegatucolo municipale che ha sbeffeggiato gli esperti del News & Observer, basta ricercare su Google Immagini il Tubifex per trovare grovigli dello stesso colore e fattezze dei “mostri” delle fogne di Raleigh (inoltre c’è chi i Tubifex addirittura li vende o li alleva come mangime per i pesci d’acquario). Ma non è esattamente di questo che voglio parlare (cioè di cosa siano quei cosi nelle fogne), ma della psicosi sociale, già qui avevo sostenuto che la madre di tutte le leggende metropolitane è la paura, “La paura del progresso scientifico, la paura del degrado ambientale, la paura del diverso, la paura dell’ignoto, la paura della paura”. Le fogne sono un luogo mitico, come tutti i luoghi che esistono ma non si vedono, come i Paesi del cosidetto Terzo Mondo per l’occidente, come una stanza buia per un bambino. Inoltre le fogne hanno un significato simbolico ben preciso: esse raccolgono quello che il  nostro organismo produce ma di cui la mente si vergogna (per intenderci le feci, gli escrementi, lo sterco, le deiezioni, la cacca, la pupù, la merda la… ehm… sì, ritorno in me, è che da grande volevo fare il vocabolario dei sinonimi e contrari), è inevitabile che le fogne si carichino di una quantità di fantasie e miti non comuni: oltre ai citatissimi coccodrilli nelle fogne di New York, alcuni immaginavano colonie di umanoidi o società parallele, per citare uno dei tanti esempi nella letteratura e nel cinema, nelle fogne vivevano i sovversivi del film “Delicatessen”, di Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet (quello de “Il Favoloso Mondo d’Amalie”). Vabbè, volevo concludere con una carrellata di questi esempi, ma il mio entusiamo si è esaurito come la batteria di questo vecchio notebook, quindi vi linko l’elenco delle creature leggendarie non umane.

*Non me ne vogliano i diretti interessati. Ma soprattutto mi scusino per l’estrema semplificazione, tipica di chi non conosce quello di cui sta parlando, o degli intellettual-fascisti (quelli che “è come dico io, e chi la pensa diversamente è un idiota e non ha diritto di dire la sua”) , però se mi dovessi mettere ad analizzare tutte le ipotesi dovrei chiedere tre mesi di aspettativa al lavoro e nutrirmi via flebo per non perdere tempo (ho volontariamente tralasciato la parte inerente al catetere… ops… l’ho detto).

Lavanderia Lazio

C’è un articolo di questo blog particolarmente cliccato; Idiots Network, un articolo in cui censivo su Facebook le allusioni a vari criminali organizzati. I contatti arrivano principalmente dalle ricerche su Google e Liquida di due nomi: Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino, due boss della banda della Magliana. Per chi ha letto il capolavoro di De Cataldo, oppure visto il film di Placido o la serie televisiva di Solimma, Giuseppucci ha ispirato il personaggio di Libanese (in realtà soprannominato “Er Fornaretto” e “Er Negro”) e Abbatino il Freddo. Strana storia quella della Banda della Magliana; ma non mi riferisco tanto all’epopea criminale, bensì alla percezione di quel periodo storico da parte dei romani. Non poche volte ho sentito dire da qualcuno “quello è figlio di…”, “nipote a…”, se non addirittura ammettere dirette parentele o amicizie, a volte con un po’ di imbarazzo, altre con una punta di stupido orgoglio. Ma soprattutto mi è capitato di ascoltare la “spiegazione” di ricchezze materiali (quali ville, appartamenti e anche carriere) come eredità di quei soggetti oggi visti come membri di un’aristocrazia decaduta, per le strade e nei tribunali, ma non in banca e negli studi notarili. Certamente gioca a livello socio-psicologico il fatto che i crimini della Magliana sembrano lontani nel tempo, relegati a un’Italia che fu, in cui si sbranava per non essere sbranati. Ma è davvero finita quella Roma?

Liberainformazione, osservatorio sulle mafie e organo dell’Associazione Libera (la stessa che si adopera per riqualificare i beni confiscati alle mafie), è convinta di no. Anzi forse più che mai, oggi il Lazio è il crocevia per ogni genere di traffico e un’enorme lavanderia di denaro sporco. Il Dossier di Liberainformazione non inventa niente; tutti i dati riportati sono dati ufficiali raccolti dalla Dda e dalla Dna, alla faccia del negazionismo politico che cerca di vendere Roma come una “città sotto controllo” (espressione usata dal prefetto Achille Serra), in cui magari c’è un problema di microcriminalità, ma non di criminalità organizzata. La premiata Lavanderia Lazio comincia a Latina, provincia confinante col casertano, sia a livello territoriale che criminale. Ma a Latina non fanno affari solo i casalesi (Mendico, Moccia, Di Maio), ma si può parlare di un vero meltin’pot fra ndrine (Alvaro, Galati, Ienco, Tassone) e mafie esteuropee. Il segno più evidente dell’infiltrazione criminale a Latina è la miracolosa moltiplicazione del cemento, un’edificazione selvaggia in barba a un piano edilizio discusso ma mai varato, un’edificazione non supportata da una reale domanda, e così campeggiano nella città voluta da Mussolini, palazzoni a dieci piani (che forse sarebbero piaciuti allo stesso) completamente sfitti. Ma se nel Basso Lazio (oltre a Latina e provincia, anche Frosinone e soprattutto Cassino) la penetrazione criminosa è un fatto compiuto, la parte settentrionale della Regione non è da meno, l’inchiesta Cobra del 2002 ha mostrato come i fratelli Rinzivillo (legati ai Madonia), avessero tessuto una trama di rapporti con imprenditoria e istituzioni per controllare l’appalto del porto di Civitavecchia. Inoltre Rieti e Viterbo si stanno trasformando in terreno fertile per i “gemelli ammazza economia”; Racket e Usura. La regione Lazio è al secondo posto per quanto riguarda l’usura, col 28,7% di commercianti indebitati, del resto anche ai tempi della Magliana l’usura era uno degli affari preferiti, ottimizzata dall’attività di Enrico Nicoletti (“Il secco” nei film e nel libro sulla Banda). Ma veniamo alla grande centrifuga della Quinta Mafia: Roma. A Roma tutti i capitali del crimine laziale e molti capitali delle altre organizzazioni diventano alberghi, ristoranti, autosaloni, finanziarie, negozi di abbigliamento e grande distribuzione, sale giochi (videopoker ecc.), supermercati, centri commerciali, outlet, catene e discount. Al secondo e al terzo lavaggio, i capitali riciclati sono praticamente impossibili da individuare, e soprattutto da dimostrare in sede giudiziaria.

Chiunque voglia approfondire l’argomento può leggere il Dossier Lazio “Mafie&Cicoria” a cura di Alessio Magro, Gabriella Valentini e Adele Conte.

dossier_lazio

P.s. Per conoscere tutte le attività dell’Associazione Libera cliccate qui o andate sul sito http://www.libera.it. Per donare il 5×1000 a Libera inserite nel riquadro indicato come “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale…” del Cud o 730, il codice fiscale di Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie 97116440583

Terremoto a Roma

Ore 3:40 am, Roma: Forte scossa di terremoto, durata circa 20-30 secondi. Nel quartiere Tuscolano zona Quadraro non sembrano esserci stati danni. Sostanzialmente questo post è inutile; domani tutti i giornali ei siti ne parleranno ampiamente, ma volevo provare l’ebrezza di dare la notizia in anteprima, un vezzo  inutile e sciocco… ma la vita è breve, e pochi minuti fa ne ho avuto il sentore.

Postilla del giorno dopo: ho deciso di non modificare questo telegrafico post, anche se le informazioni e la mente fredda consentirebbero un racconto più articolato e una riflessione più complessa, ma da una parte penso che sia “giusto” che rimanga così, una polaroid un po’ mossa scattata quasi per caso.

Idiots Network

Il 4 marzo è apparso sul sito di Repubblica un articolo in cui si raccontava che Nino Randisi, giornalista impegnato da anni nella lotta contro la mafia, era stato cancellato da Facebook. E Randisi Facebook non lo utilizza per cazzegiare con gli amici… il timore espresso dallo stesso Randisi era che l’account fosse stato cancellato su “richiesta” di qualche altro utente, ad ogni modo il profilo è stato ripristinato con tanto di scuse e spiegazione: Randisi era stato cancellato da un sistema automatico che individua flussi anomali di traffico, relativamente al numero di messaggi inviati, testi, foto e video caricati. Le condizioni d’uso di Facebook sono molto più rigide di quanto si pensi, riporto qualche divieto:

-caricare, pubblicare, trasmettere, condividere, memorizzare o rendere disponibili in altro modo video di natura differente da quella personale che: (i) rappresentano te o i tuoi amici, (ii) siano stati realizzati da te o da tuoi amici, oppure (iii) siano opere d’arte originali o animazioni create da te o da tuoi amici;

Quindi bando a quasi tutti i video di YouTube, cioè il 90%  dei video caricati sul social network

-registrare più di un account utente, aprire un account per conto di un altra persona o aprire un account per conto di un gruppo o di un’entità;

Questa regola è palesemente contraria alla consuetudine, chi conosce Facebook sa che è piena di qualsiasi tipo di gruppo, e di pagine aperte in “omaggio” ad alcuni personaggi, noti e non.

-impersonificare qualsiasi persona o entità oppure fornire informazioni false sulla tua identità, sulla tua età o sui tuoi legami con qualsiasi persona o entità;

E qui faccio i nomi; innanzitutto mi autodenuncio, in quanto iscritto con uno pseudonimo… poi denuncio tutte quelle tardone che si sono palesemente tolte gli anni per vanità, quelli che hanno aperto delle pagine col nome “Nutella” senza aver alcun legame con la Ferrero, una tipa che si è iscritta col nome Parmigiana… Ma a parte gli scherzi il caso Randisi mi ha fatto pensare a tutte quelle pagine che citano apertamente riferimenti al mondo criminale (che sarebbe poi vietato da una specifica condizione d’uso), è una storia già raccontata, anche dallo stesso Randisi, ma mi sono permesso di fare una piccola ricerca personale, cercando ad esempio alcuni dei nomi inseriti nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia stilata dal Ministero degli Interni, e altri nomi del “settore”. Succede su Facebook alle 2 di notte del 7 marzo 2009 che:

Matteo Messina Denaro, super latitante di cosa nostra, conta: 2 iscrizioni come Personaggio Pubblico, rispettivamente con 39 e 11 fan, 2 gruppi indicizzati come Fan club, 2 gruppi catalogati rispettivamente come organizzazione no profit e organizzazione professionale, 2 persone iscritte con foto del boss. Toto Riina, penso non abbia bisogno di presentazioni: 1 presenza come personaggio noto – Artista, 164 fan, 1 gruppo iscritto come Club con 149 membri, 1 Fan club, e molte, ma molte altre pagine. Bernardo Provenzano, arrestato nel 2006 dopo 40 anni di latitanza: 3 presenze come personaggio pubblico rispettivamente con 99, 54 e 18 fan, 3 fan club e diverse pagine associate. ‘Ndrangheta: 2 iscrizioni come organizzazione, con 44 e 40 membri, 1 fan club. Francesco Schiavone, il più noto esponente dei casalesi: presente come personaggio pubblico, 75 fan. Michele Zagaria, altro casalese, latitante: presente come personaggio pubblico con 10 fan. Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, attualmente in carcere: 2 presenze come Personaggio pubblico, uno con 52 fan, l’altro con 16, un gruppo “Raffaele Cutolo Libero!” con 70 membri. Giovanni Strangio, membro della ‘ndrangheta: 1 gruppo iscritto nella categoria Affari-Aziende. Sacra Corona Unita, nota anche come la quarta mafia: 1 gruppo con 101 iscritti, 1 persona iscritta. Banda della Magliana: Gruppo iscritto come Affari – Aziende, 1.121 membri. Franco Giuseppucci, detto Er Negro, primo e spietato boss della Banda della Magliana: presente come personaggio pubblico con 290 fan. Maurizio Abbatino, altro capo della Magliana: 2 presenze come Personaggio pubblico, con un totale di 137 fan. Raffaele Arzu, giovane criminale sardo, latitante: 1 gruppo descritto come organizzazione di volontariato, più, probabilmente, un altro gruppo “Raffaele Arzu Libero!” non direttamente collegabile al criminale per mancanza di foto.

Aggiungo in appendice un “simpatico” gruppo dal titolo “Tutti contro Saviano” che riporta nelle notizie recenti la frase “Fa bene a stare nascosto”.

Ho ovviamente escluso dal piccolo e incompleto censimento, gli omonimi (ad esempio Raffaele Cutolo è anche un giovane attore-cantante che sembra essere abbastanza noto) nonchè quei riferminenti a film, romanzi o video giochi (molti per la Banda della Magliana) .

Io penso (ma soprattutto spero) che la maggior parte degli utenti che aprono o si associano a queste pagine lo facciano per goliardia. A questi dico che una provocazione è tale quando è originale, se si ripete è un cazzata.

P.S.: Sembra che lo staff di Facebook faccia spesso tabula rasa almeno delle pagine dedicate ai criminali più noti, da questo articolo del Sole 24 ore si evince che al 7 gennaio 2009 i fan di Riina erano quasi 5000 (l’articolo si sofferma anche su criminali non facenti parte di organizzazioni, come Luciano Liboni, Olindo Romano e Rosa Bazzi ect), da altri articoli sparsi per il web si apprende che un grosso nome era anche quello di Giovanni Brusca,  che oggi conta solo 2 miseri Fan Club con un totale di 10 iscritti. Per dovere di cronaca si deve sotolineare che il numero di utenti iscritti a gruppi che apertamente dichiarano il proprio sdegno sia per la mafia in generale, che per la presenza di questi buontemponi, è decisamente maggiore. E tra i vari eroi dell’antimafia (i vari Falcone, Borsellino, Impastato ect), si trovano anche dei gruppi dedicati a personaggi poco noti, come un omaggio a Rocco Gatto, mugnaio comunista che negli anni 60 e 70 si ribellò alla ‘ndrangheta, con ben 717 iscritti.