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Libertà di circolazione – Il Picco (una commedia brutta e inopportuna)

“9 marzo 2020: il Governo vara misure restrittive per tutto il territorio nazionale. Nelle carceri scoppiano tumulti per la limitazione dei colloqui”

Letto e interpretato da Giorgio Consoli

Libertà di circolazione

«Ma se uno deve portare il cane a pisciare?»

Gli agenti di pubblica sicurezza Venturi e Barra effettuano il turno di pattugliamento notturno e discutono del decreto appena annunciato dal Governo, il decreto “io resto a casa”.

«Che intendi?» chiede Venturi.

«Se uno deve portare fuori il cane, come fa? Il decreto parla di casi di necessità… necessità è andare a lavorare, andare a fare la spesa, andare in ospedale, mica portare a pisciare il cane». Spiega Barra mentre guida.

«Come no, per il cane è una necessità e come, è proprio la necessità per eccellenza».

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Una proposta senza pretese

Egregie Ministre Anna Maria Cancellieri e Paola Severino, Egregio Ministro Corrado Passera

Prima di esporre la mia modesta proposta vi chiedo di visionare questo video da un’inchiesta del Corriere della Sera, qualora non aveste tempo ve lo riassumo io; un ex agente penitenziario, alla sbarra per una serie di reati effettuati con la divisa, ammette davanti alla telecamera come nell’istituto penitenziario in cui prestava servizio, era comune picchiare, spesso senza motivo alcuno, i detenuti, non qualsiasi ospite carcerario però, solo quelli non affiliati a organizzazioni malavitose, a quest’ultimi invece si riservavano tutti i riguardi. In realtà avrei potuto scegliere altri reportage o citare dossier più completi o atti giudiziari, ma ho scelto questa confessione perché mette l’accento su un aspetto che in questo contesto ho intenzione di sottolineare, e che personalmente, scusate l’informalità dell’espressione, mi fa incazzare come una bestia: la questione della videosorveglianza. Come saprete tutte le nostre carceri e tutte le nostre caserme e commissariati sono attrezzati con dispositivi di videosorveglianza, eppure l’autorità giudiziaria in molti spiacevoli casi di cronaca che si sono svolti nei suddetti luoghi, non ha trovato in questo strumento tecnologico alcun aiuto, nonostante l’evidenza di altre prove e l’esito dello stesso iter processuale, la ragione è amaramente prevedibile e ce ne dà conferma l’ex agente del filmato: il controllo è affidato al controllato, il personale che potenzialmente può trasgredire la legge, oltre che le più basilari norme morali, può facilmente occultare le prove documentali, o impedire che queste vengano create (ad esempio spegnendo il sistema o privandolo del supporto di memorizzazione). Prima di andare avanti ci tengo a dire che il buon funzionamento del sistema di videosorveglianza è anche a tutela del personale di pubblica sicurezza; non credo e non voglio credere, come invece fa intendere il succitato ex agente, che la sospensione dei diritti umani sia la norma nei luoghi dove lo Stato si assume momentaneamente la custodia di alcuni suoi membri, che scampoli di macelleria messicana si svolgono giornalmente nelle nostre città, nei nostri quartieri.

Ministro Passera, lei si appresta a varare una serie di riforme nel nostro Paese per modernizzarlo e ridurne il gap tecnologico rispetto ad altri Paesi, alla luce di quanto da me esposto, e che trova in altre ben più autorevoli voci un’analisi più complessa e puntuale, non sarebbe forse il caso di pensare a una regia nazionale, magari ministeriale (e qui mi rivolgo a Voi, Ministre Severino e Cancellieri), dei filmati di sicurezza di carceri e caserme? Ciò sarebbe facilmente realizzabile qualora la banda larga diventasse una realtà nel nostro paese, obbiettivo al centro dell’agenda digitale del governo, ma anche senza di essa sarebbe possibile, attualmente, inviare all’ipotetico centro di archiviazione centrale quantomeno un montaggio automatico (pochi secondi stabiliti per ogni videocamera a successione randomica) in bassa qualità. La registrazione remota prevista da questo sistema non impedirebbe comunque la registrazione locale. Certo non è un metodo infallibile, ma sicuramente è un grosso passo avanti rispetto all’autogestione attuale che rende sostanzialmente inutili i dispositivi di videosorveglianza, se non quando il contenuto video documenta il corretto operato del personale di pubblica sicurezza. “L’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia” è uno degli slogan dell’attuale ministero dello Sviluppo Economico, centralizzare la videosorveglianza penitenziaria potrebbe costituire un’opportunità per diverse aziende che operano nel settore dell’information technology, ma personalmente ritengo che non è tanto alla ricchezza economica che un sistema del genere potrebbe dare una mano…

Cordiali saluti.

(Re-bloggate o condividete se vi pare e se lo ritenete opportuno)

Il soliloquio della tenia nel ventre dell’agente di polizia Bruce Robertson

Dedicato a tutti gli agenti di pubblica sicurezza, come quelli impegnati ora a Terzigno. Dedicato a tutti i poliziotti; quelli che la notte non riescono a dormire, quelli che dormono benissimo e quelli che dormono solo se glielo ordinano.

Come potrò perdonarti? Ma devo perdonarti. Conosco la tua storia. Come ti posso perdonare… ma devo. Lo devo? Come posso perdonarti? Perdonare ti devo. Devo farlo? La tua storia. E’ incominciata in un piccolo villaggio minerario che si chiama Nittin, poco lontano dalla bella città di Edina. Eri il primogenito, nato in circostanze travagliate da Ian Robertson e Molly Hanlon. Gente di miniera. Tu eri il primogenito ma qualcosa non funzionò. Erano persone abituate a lottare nella vita. Niente, però, poteva prepararle al trauma che sarebbe toccato loro. Le genti delle comunità minerarie erano ben consapevoli del proprio stato. Sapevano che in tutta la storia le classi al potere avevano sempre badato ai loro interessi; agli aristocratici proprietari della terra da cui i minatori estraevano il carbone e i capitalisti proprietari delle fabbriche che vivevano rifornite di quella fonte di energia. Molto di rado, per non dire mai, il governo prendeva le parti di quelli che lavoravano in fabbrica o estraevano il carbone. Tuttavia, alcune battaglie i minatori le vinsero perché si unirono e diventarono forti e compatti. Poi, nell’unica occasione in cui non lo furono, persero tutto. Ma la tua famiglia, Bruce, perse tutto già nel momento in cui ebbe qualcosa. Così vieni da un borgo minerario e da una famiglia di minatori. Sei persino sceso in miniera quando hai lasciato la scuola. Però quando la polizia intervenne contro di loro per imporre le nuove leggi antisindacali a vantaggio dello stato, e spezzò la resistenza dei minatori che picchettavano contro la chiusura delle miniere, tu non eri dalla parte dei lavoratori. Eri dall’altra parte. Il potere era tutto. Tu lo comprendesti. Non serviva uno scopo, a ottenere qualcosa che migliorasse agli altri, ma soltanto ad averlo, e mantenerlo e goderne. L’importante era trovarsi dalla parte vincente: se non puoi sconfiggerli unisciti a loro. Solo i vincitori o quelli foraggiati dai vincitori scrivono la storia dell’epoca. E quella storia decreta che solo  vincitori hanno una storia degna di essere raccontata. La peggior cosa al mondo è essere dalla parte di chi perde. Devi accettare il linguaggio del potere come moneta corrente, ma anche pagare un prezzo. Il prezzo è la tua anima. Tu sei arrivato a perdere l’anima. A non sentire più niente. La tua vita, la tua condizione e il tuo lavoro reclamano quel prezzo. Temendo di non gettare ombra quando ti trovavi davanti al sole, cessasti di guardarlo.

da “Il Lercio” di Irvine Welsh, 1998. Traduzione di Massimo Bocchiola, 1999. Pag. 256-257 Tea libri.

I-Buffalo

Un rapporto dell’Europol riportato dai giornali ieri, rivela che le nuove sostanze stupefacenti apparse sui mercati illegali nel 2009 sono state 24, il doppio rispetto al 2008. Da anni c’è ormai una particolare gara tra guardie e ladri, è quella che vede da una parte i laboratori clandestini (siti soprattutto in Olanda e Russia, ma ultimamente anche in Cina) sintetizzare nuove molecole, e dall’altra i legislatori che devono continuamente aggiornare le tabelle delle sostanze proibite, questo vale sopratutto per le metanfetamine, le anfetamine psichedeliche, la famiglia dell’MDMA (extasy) per intenderci. Leggendo l’articolo mi è tornato alla mente il caso i-dose, ve lo ricordate? I-dose era una collezione di file audio da ascoltare esclusivamente con le cuffie, in quanto i due canali stereo emettevano dei segnali con frequenze dissonanti che avevano l’obbiettivo di “disallineare” l’attività dei due emisferi, producendo effetti che sarebbero dovuti esseri simili ad alcune droghe. Ovviamente si trattava di una bufala, la musicoterapia e l’uso di frequenze particolari può aiutare il rilassamento, o al contrario provocare un po’ di mal di testa, ma nulla di paroganabile a una sostanza chimica, ciò nonostante, nel 2008, un nucleo della guardia di finanza pensò bene di lanciare l’allarme, ricordo un alto ufficiale che durante un tg spiegava orgoglioso come aveva scoperto questa “cyber-doga”, mi pare avessero anche bloccato un sito dal quale era possibile scaricare i file, io non potevo credere alle mie orecchie, e chi in questo momento, invece, non credesse a quello che sto scrivendo può leggere questo articolo di Panorama. Mi chiedo perché uno Stato debba vietare una sostanza, e mi do tre risposte: la prima per salvaguardare la salute dei propri cittadini, nello specifico di quelli che userebbero la sostanza, la seconda per salvaguardare l’incolumità degli altri cittadini, qualora l’uso della sostanza da parte di uno possa in qualche modo danneggiare gli altri, infine per combattere le associazioni criminali che dal traffico della sostanza ricavano profitti. Personalmente condivido gli ultimi due punti, mentre ritengo che gli adulti debbano essere liberi anche di farsi male, purché informati, ma questo non conta, analiziamo piuttosto il caso i-dose alla luce di queste considerazioni: primo, che i file musicali di i-dose facessero male non lo aveva stabilito nessun esperto, per giunta i suoni non sono come gli alimenti per i quali è necessaria una certificazione sanitaria preventiva, quindi qualsiasi file audio è da ritenersi innocuo fino a quando non se ne dimostri scientificamente la pericolosità. Secondo, stento a immaginare una situazione in cui un presunto “drogato” di i-dose possa mettere in pericolo la salute di altre persone, non si può neanche sostenere per assurdo che uno si metta alla guida ascoltando i file in macchina, visto che le “istruzioni” di i-dose prevedono di ascoltare esclusivamente in cuffia e sdraiati su un letto. Terzo, i-dose era liberamente scaricabile da internet, nessuno ci guadagnava nulla. Tutto questo ragionamento mi fa concludere che la filosofia su cui si basa il moderno proibizionismo è quella di vietare gli stati alterati coscienza, a priori, indipendentemente dalle dinamiche criminali e di salute pubblica; in questo senso sarebbe da arrestare nove decimi di Paese, anche personaggi insospettabili, cittadini al di sopra di ogni sospetto, Roberto Saviano ad esempio, è un grande consumatore e spacciatore, parlo ovviamente di letteratura, di cinema, di cultura, di tutto ciò che altera la coscienza. Vabbè… mi sa che come al solito sono partito per la tangente, forse il caso i-dose è sintomatico solo dell’impreparazione su determinati argomenti delle forze dell’ordine. Forse.