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UNA PROPOSTA MOLESTA / LA GUERRA È CHISTA COSA A CCA

“Fratello, se vuoi spara pure col tuo obice,
ma prima di uccidermi ti chiedo di fare una cosa per me,
non di risparmiarmi la vita, non di portare un messaggio a mia madre,
ti chiedo di chiudere gli occhi e immaginare un’altra vita,
un’altra vita in cui avremmo portato gli stessi abiti civili,
un’altra vita in cui avremmo dormito nello stesso ostello,
un’altra vita in cui forse saremmo stati amici.
Ora se vuoi apri gli occhi e spara…
spara…
spara cu cazz’…
t’avimm fatt u cannon cu tutt e bott…
mo vai a chiagne da chill’atro strunz com’a te ncoppa allo bunkèr,
ma vai a piedi pecchè t’avimm fottut pure e rot do carr,
STRUNZ!”

UNA PROPOSTA MOLESTA / IL MONDIALE DELLE GUERRE MONDIALI

In attesa che Putin venga giudicato dal tribunale dell’Aja, o dal suo popolo, devo dire che è bello sentirsi tutti uniti nel volere la pace. Dovremmo rifarlo, penso proprio che per garantire la Pace dovremmo fare le guerre più spesso.

Si potrebbe fare così: tutti gli Stati mettono una quota proporzionale al Pil per costruire la più letale delle armi di distruzione di massa. Poi si fa un’estrazione per determinare quale Nazione potrà averla per una settimana ed eventualmente usarla, e tutti gli altri gli dichiarano guerra.

Il mondiale delle guerre mondiali. Il claim si scrive da solo: “non perdetevelo, potrebbe essere l’ultimo”.

Ora mettetevi nei panni del presidente che ne so… di San Marino, uno che quando va all’Onu o al Consiglio d’Europa ogni volta gli chiedono chi è e cosa faccia nella vita, e lui risponde “il presidente della Repubblica di San Marino”, e quelli ribadiscono “Sì, ma di lavoro vero che fai?”, e lui ripete “il presidente della Repubblica di San Marino”, allora tutti gli altri gli scoppiano a ridere in faccia, gli danno gli scappellotti sulla testa, gli cantano in coro “sceeeeeemo sceeeeeemo…”. Perfino il Liechtenstein lo prende per culo.

Ecco, pensate a quest’uomo (o a questa donna) che ha tra le mani l’arma più letale, che ha la possibilità di far vincere alla suo Stato- barzelletta, la più grande e prestigiosa delle sfide di tutti i tempi: il mondiale delle guerre mondiali. Esaltato da questi pensieri sta per premere il pulsante del congegno che polverizzerà tutti gli sfidanti, ma poi una domanda lo gela: sì va be’ ma poi con chi ci vantiamo di aver vinto? Passano i minuti, le ore e i giorni, finché il comitato del mondiale gli toglie di mano il detonatore perché il tempo è finito. Lui rimane attonito, confuso, logorato dal conflitto internazionale ma soprattutto personale. Il capo del comitato gli mette una mano sulla spalla e gli dice “complimenti, hai perso e quindi hai vinto, come tutti noi”. Allora il presidente di San Marino si illumina, gonfia il petto e proprio mentre sta per dire “grazie” gli altri gli intonano in coro “sceeeeeemo sceeeeeemo…”. Pure il Liechtenstein.

Tuttavia ho paura che dopo due o tre edizioni ci romperemmo le scatole, la competizione verrebbe a noia, non avrebbe più mordente. Niente più manifestazioni per la Pace in tutte le città, gli hastag sulla guerra scomparirebbero dalle classifiche, le star di Instagram tornerebbero a farsi i selfie in piscina. Quindi propongo delle modifiche che rendano il tutto più avvincente: la cadenza deve diventare irregolare, a sorpresa, prima dell’attacco si fa saltare il tavolo delle trattative messo su poco prima, gli Stati si devono imporre sanzioni tra di loro e… aspetta… ma è esattamente quello che succede ora… ma vuoi vedere che stanno già giocando e non ci hanno detto niente? Ditelo in giro! Dite ai morti che possono uscire dalle fosse, che è tutto uno scherzo, dite ai mutilati che possono rimettersi gli arti, che è tutto un gioco, dite alle case, agli ospedali e alle scuole che possono ritornare su, che è tutta una messa in scena. Ditelo a tutti, se avete ancora la fortuna di essere vivi.

E ditelo pure, se vi va, al Liechtenstein.

La romantica crepa

Prima una scia bluastra da dietro la montagna, poi un cono di luce, ed infine una spirale nel cielo. Se non fosse per le altre numerose foto e video, la foto qui pubblicata l’avrei senz’altro bollata come bufala, eppure è successo, e ne sono testimoni i norvegesi residenti nella zona di Trøndelag, mercoledì mattina, ore otto circa. Il centralino dell’istituto metereologico norvegese è stato preso d’assalto, ma inutile è stata l’attesa e la fatica dei nostri cugini che vivono sul tetto d’europa; il fenomeno non ha nulla in comune con meteroiti e aurore boreali. La notizia è di quelle che fanno orgasmare quelli che vedono gli ufo anche dietro la schiuma del cappuccino. Qualcuno ha parlato di test militari russi, esattamente di un test segreto e del lancio, finito male, di un razzo, partito con ogni probabilità, da un sommergibile nel Mar Bianco; nessun test era previsto fanno sapere le autorità (ma và… non a caso sarebbe un test “segreto”), ma guarda caso era vietata la navigazione nel Mar Bianco proprio a ridosso dell’accaduto. Ovviamente io non ho idea di cosa sia, però posso tifare, e personalmente tifo per la squadra che ha già perso; quella del fenomeno naturale. Abbiamo un’idea monolitica della scienza, pensiamo che tutto quello che conosciamo sia davvero tutto il conoscibile, ma non è così. Fleck descriveva la scienza come un insieme di cerchi concentrici, quelli più interni, in cui la scienza e la conoscenza nascono, hanno come forma di ragionamento la domanda e il dubbio, mentre nei cerchi esterni vigono gli assiomi e le leggi. Chi fa scienza in prima persona sa che il nostro sapere è solo un modello, una serie di ipotesi meticolosamente relazionate tra di loro, bene, una crepa in questo modello, per me, è più affascinante di qualsiasi ufo e più avvincente di qualsiasi segreto militare.

Postilla del giorno stesso: a 24 ore dal fenomeno arriva l’ufficializzazione di quella che sembrava la tesi più realistica, si è trattato del tredicesimo test per il missile russo Bulava, test fallito, come i precedenti, una sorta di gigante dei cieli destinato a scortare testate nucleari, ma che si spera, continuerà a offrire solo spettacoli pirotecnici agli scandinavi.