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Una proposta molesta / talebani

-Io che arma prendo?
-Tu sei il prescelto, tu prendi la bandiera.
-Ma non la può prendere Abed che è l’ultimo arrivato?
-No.
-Ma sono alto un metro, a che serve? Manco si vede la bandiera.
-Stai forse disobbedendo al volere di Allah?
-No no, però e che cazzo… sempre io!
-Senti Isaam, non sei bono a spara’; vogliamo chiedere a tuo fratello Maazin?
-Mio fratello è nel paradiso dei martiri, siede su un trono d’oro attorniato da 72 fanciulle purissime.
-Eh appunto, e chi ce l’ha mandato? Chi è che non aveva capito quanto era sensibile il grilletto?
-Va be’ datemi almeno una bomba, una cintura esplosiva. A Umar che non si sa manco allacciare le scarpe, che infatti viene in jihad in ciabatte, gli avete dato una granata grande quanto la Val d’Aosta.
-Isaam, mo sto a perde la pazienza… che devo indaga’ perché c’hai il cappello tanto gonfio? E magari scopro che c’hai messo tutti mars che ti sei fottutto all’ambasciata americana?
-Prendo la bandiera… 

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Una proposta molesta / Le classifiche europee

Ogni volta che viene fuori una classifica europea mi vergogno come un ladro, perché so già che il mio Paese, l’Italia, sarà il peggiore. Il peggiore per lotta all’evasione, per crescita economica, per iscrizioni universitarie, per alfabetizzazione digitale… eppure c’è una cosa che potremmo fare, semplicissima, a costo zero, per evitare questa continua umiliazione: uscire dall’Europa ed entrare nell’Africa.
Pensate ai vantaggi: diventeremmo l’estremo nord del continente, saremmo visti come i norvegesi del maghreb, e non so voi ma io dentro al mio cuore mi sono sempre sentito un po’ biondo e con gli occhi azzurri.
Risolveremmo il problema dell’immigrazione: innanzitutto i migranti non sarebbero più extracomunitari, o meglio nessuno li definirebbe più così perché saremmo extracomunitari pure noi. Essendo un Paese africano saremmo visti come un Paese di transito e non la destinazione, che poi è quello che siamo anche oggi, ma almeno così il concetto sarebbe più chiaro a quelli che finora non lo hanno capito o che non vogliono capirlo. Ma soprattutto nessuno griderebbe all’invasione, alla sostituzione etnica, salvo forse quando i tedeschi verrebbero in vacanza sulle nostre coste.
Potremmo tirare i pacchi ai magnati cinesi: sapete che la Cina sta acquistando tutte le miniere di minerali rari in Africa, potremmo dire “uè cine’, guarda che siamo Africa pure noi eh, comprati sto sercio, sto san pietrino raro…”.
I nostalgici della lira farebbero l’upgrade diventando finalmente nostalgici dell’euro, i sovranisti andrebbero in cortocircuito e comincerebbero a sbattere contro gli ostacoli come aspirapolveri robot.
Infine potremmo finalmente svettare nelle classifiche continentali dei principali indici di sviluppo, eccetto uno: rimarremmo comunque il Paese col più alto numero di italiani al mondo. Quindi, prima di annetterci all’Africa, ognuno di noi dovrebbe prendere la cittadinanza di un Paese figo… anzi no, mi è venuta un’idea geniale, lo scherzo del secolo: accontentiamo i leghisti della prima ora, quelli che fanno finta di essere diventati nazionalisti ma lo sappiamo tutti che sognano ancora la secessione, gli facciamo fare sta cavolo di Padania, prendiamo la cittadinanza padana e dopo diventiamo tutti africani!

Una proposta molesta / Calcio e salute

Sapevate che ci sono malattie che colpiscono maggiormente gli ex calciatori? La SLA, in particolare, ha un’incidenza 6 volte superiore rispetto al resto della popolazione. Non si sa ancora se dipenda dai ripetuti traumi muscolo-scheletrici, oppure dall’abuso di sostanze legali o paralegali. Quello che mi colpisce è che la Società accetti tutto questo ma ritenga accettabile gli spot che mi dicono, per una decina di volte durante la partita, di bere alcol responsabilmente.

Se non te ne frega niente della salute di 22 ragazzi, ma vuoi sensibilizzare la popolazione sui danni da abuso di alcol, allora promuovi il “Calcio Alcolico”.

Nel Calcio Alcolico potrebbero giocare solo atleti maggiorenni ma ubriachi. Prima della gara l’arbitro, oltre a controllare i tacchetti, sottoporrebbe ogni giocatore ad alcol test. Non ci sarebbero più squadre under 19, under 20, under 21, ma under 0.8, under 1.5, under 3.0, laddove il numero indica ovviamente il tasso alcolemico.

I Bar Sport diventerebbero i nuovi vivai, e si trasformerebbero da luoghi di rancore a luoghi di speranza.

Un universo di nuove tattiche imprevedibili e barcollanti si aprirebbe agli allenatori. Il manuale dei gesti tecnici si arricchirebbe del dribbling involontario, mentre la rovesciata in aria sarebbe sostituita da quella di stomaco.

Il tanto criticato VAR non servirebbe più, perché la partita sarebbe giocata già direttamente alla moviola.

Le risse ci sarebbero comunque, ma sarebbero molto, ma molto più divertenti; immaginate uomini avvezzi a rompere bottiglie di vetro per procurarsi un’arma, ma in mano avrebbero delle morbide borracce di plastica… come dei mercenari sanguinari che si fronteggiano in una battaglia dei cuscini.

Massaggiatori e personale medico sarebbero sostituiti da barman esperti. Il ghiaccio secco e il ghiaccio spray lascerebbero il posto al giacchio vero, purché immerso nel whisky o nella vodka. La sbornia triste sarebbe considerata infortunio. In caso di svenimento in area si darebbe rigore.

La panchina, con quelle poltroncine fighette che si usano da un po’ di anni, andrebbe eliminata, altrimenti le riserve ci si addormenterebbero, meglio gli sgabelli da pub, ma gli sgabelli senza bancone sono ridicoli… ecco: cambiamo il concetto di panchina con quello di bancone. La sostituzione si chiederebbe spillando una birra.

Non so se funzionerebbe, so però che sarebbe un mondo un po’ meno ipocrita, e che nessuno griderebbe allo scandalo se un terzino dell’Inter di 20 anni venisse fotografato con un mojito in mano in discoteca, ma al contrario ci si incazzerebbe se in mano avesse un cocktail analcolico, del resto come è giusto che sia, perché non c’è nulla di più immorale di un cocktail analcolico.

 

Una proposta molesta / La spesa pubblica

licheri

L’Italia, si sa, è uno dei Paesi col più alto deficit del mondo; ci dobbiamo abituare all’idea di nuovi sistemi di finanziamento della cosa pubblica.

Giustizia: se Forum è una delle trasmissioni più longeve della tv italiana, un motivo ci sarà, no? Propongo di far pagare il biglietto a chi va a vedere i processi, quelli veri. Tuttavia bisogna dare qualcosa a quel pubblico, bisogna dare un minimo di spettacolo, quindi avvocati e giudici sarebbero sostituiti da attori professionisti, i “testi” sarebbero scritti comunque da uomini e donne di legge, che tuttavia dovrebbero fare un tirocinio come sceneggiatori di fiction in Rai.

Scuola: nonostante i programmi di prevenzione e le sanzioni penali, nonostante le buone e le cattive, gli atti di bullismo ripresi col telefonino sono in continuo aumento, video che in pochi giorni fanno le views di una partita della Nazionale. Se proprio la cosa non si può debellare, proviamo a guadagnarci qualcosa: vendiamo spazi pubblicitari all’interno di quei video. Tappezziamo i muri delle aule con manifesti pubblicitari e loghi, come ai bordi dei campi di calcio, così quando un bullo fa un video a scuola, non può evitare di riprendere anche il marchio dell’inserzionista. Inoltre i cartelloni pagati dagli sponsor aiuterebbero a tenere in piedi la scuola, intendo proprio a livello edile.

Forze dell’ordine: davvero? E chi ha bisogno delle forze dell’ordine quando uno può tenere in casa un M16 con cui uccidere per sbaglio moglie, figlia, sé stesso e chiunque altro che non sia il ladro, che tra l’altro è il cugino, che essendo l’unico consanguineo rimasto in vita eredita tutto, senza rubare nulla.

Una proposta molesta / La vecchiaia

La vecchiaia, le malattie, il decadimento fisico e mentale, sono le principali fonti di angoscia dell’essere umano. Qualcuno dirà che è la natura, nessuno può farci nulla, men che meno la politica. Io invece penso di no, seguitemi in questa idea: a partire dall’età di 70/75 anni dovrebbe essere legale farsi di eroina. Anzi, non semplicemente legale, cioè consentito, ma proprio fortemente consigliato.

Pensateci; cosa ci importerebbe di non essere più attraenti, di diventare ogni giorno più lenti, stanchi e demotivati, se per la maggior parte del tempo staremmo riversi per terra privi di sensi?

Sotto botta quanto sarebbero più divertenti il Bingo, i cantieri, la Messa e perfino le trasmissioni di Barbara D’Urso?

I costi della sanità crollerebbero: tutti gli under 70 condurrebbero vite salubri, equilibrate, irreprensibili, perché sarebbe insopportabile l’idea di morire prima della fatidica soglia. Senza parlare del calo di vendite di analgesici e antidolorifici, voglio dire: l’ibuprofene? Dai su…

Il mondo del lavoro italiano subirebbe uno svecchiamento senza precedenti, avremmo i notai e i manager più giovani d’Europa, perché, parafrasando il capolavoro di Welsh, chi ha bisogno di un lavoro, di una carriera e di un maxitelevisore del cazzo, quando ha l’eroina?

A Natale sarebbero i nipoti a dare i soldi ai nonni, ma solo previa frase di rito “Mi raccomando, con questi compratici la droga”. Ladri e truffatori si terrebbero alla larga dagli anziani, anzi sarebbero gli anziani a cercare loro, per cercare di rifilargli l’argenteria, quella del servizio buono, al quale misteriosamente mancano i cucchiaini.

Certo, ci sarebbero degli effetti collaterali: i nostri anziani, oggi spesso così soli, avrebbero improvvisamente la fila davanti alla porta, giovani tossici desiderosi di ascoltare i loro racconti, ma che in realtà sperano solo in uno schizzo gratis, ma in fondo che male c’è? È quella che gli economisti chiamano “win-win situation”, cioè una circostanza in cui ci guadagnano tutti. 

Concludendo; in Italia, lo sappiamo, il futuro di troppi giovani dipende dai risparmi dei genitori, quando i genitori non lavorano è la pensione dei nonni a garantire il sostentamento, per non parlare della situazione abitativa e immobiliare. Questo è stato possibile perché, da che mondo è mondo, maturità è sinonimo di responsabilità, ma che succede quando chi deve essere responsabile diventa irresponsabile, avendone, tra l’altro, tutto il diritto? Forse la rivoluzione? Non so, ma di sicuro un cambiamento radicale.

Quindi, amici, questa sera, prima di tornare a casa, passate per la stazione, o andate ai giardinetti, o in qualsiasi altro posto che fate finta di non conoscere, e portate in dono a quell’adorabile vecchietta che abita accanto a voi, una bustina.

Lei vi ringrazierà, il Paese ve ne sarà riconoscente, la Storia vi renderà onore.

C’era una volta…

C’era una volta un vecchio saggio che venne folgorato da un’idea: “se tagliassimo i costi della politica potremmo risanare il debito del nostro Paese, e vivere felici per sempre”, alcuni coraggiosi cavalieri e impavide dame, non corrotti dal malvagio re e dai professoroni di corte, strinsero un sacro patto col vecchio saggio e partirono alla conquista del Castello dei Castelli. Dopo mesi di battaglie senza esclusione di colpi, i coraggiosi cavalieri e le impavide dame riuscirono nel loro intento, e facendo un’alleanza con gli oscuri spiriti del Nord, sedettero sul trono e tagliarono i costi della politica (forse, boh, non so, ma facciamo finta di sì) e… e niente, il debito aumentò segnando un record senza precedenti, tanto che anche l’alleanza dei Regni richiese un ingente obolo a titolo di sanzione, e i sudditi vissero ancora più infelici e indebitati, perché questo è il destino che merita chi è tanto coglione da credere alle favole.

Spin-off: il vecchio saggio, che era in realtà un saltimbanco disoccupato, quando si accorse che il suo disegno stava prendendo vita, fischiettando si allontanò…

Appunti preliminari per un’antropologia del grillominkismo

Anche se ormai ho abbandonato il commento dell’attualità politica su questo blog, vorrei tuttavia condividere con voi alcune considerazioni, che ho maturato negli ultimi mesi, su quella tipologia italiana che vado a definire come Grillominkia. Il significato di tale termine è abbastanza intuitivo, soprattutto per chi frequenta assiduamente il Web e ne conosce il gergo; la radice Grillo si riferisce a Beppe Grillo, il resto della parola richiama il termine “Bimbominkia”, usato per indicare chi in chat o forum ha un comportamento infantile, che si riflette anche e soprattutto nella forma grafica, caratterizzata da infiniti punti di sospensione e punti esclamativi, uso smodato delle maiuscole, sostituzione delle C con le K anche quando la terza lettera dell’alfabeto non è seguita da una H (il che rende comprensibile la traslitterazione qualora si voglia o si debba risparmiare un carattere), e uno sdoganamento pressoché totale dell’errore grammaticale. Il grillominkia non è il semplice elettore o eletto del Movimento 5 Stelle, non è sufficiente nemmeno la lettura quotidiana del blog di Beppe Grillo; il grillominkia è colui che sbandierando lo slogan “uno vale uno” accetta, più o meno coscientemente, che Grillo, parafrasando Orwell, valga più uno degli altri. Ho individuato alcuni idealtipi del grillominkia, sono ovviamente delle tipologie pure, la personalità di un grillominkia reale si muove all’interno del poligono che possiede i seguenti vertici:

Grillominkia digitale: l’assioma esistenziale di questo grillominkia è che la civiltà non è nata con la parola, col fuoco, la ruota o la moneta, bensì col modem 56k. La sua parola più frequente è “rete”. Tutto ciò che storicamente viene prima della rete è sbagliato, tutto ciò che oggigiorno è esterno alla rete è sbagliato e in più malvagio. Spesso vede dovunque congiure e cospirazioni di carattere planetario (Bilderberg e New World Order). Il suo unico canale di informazione è ovviamente la rete, ma talvolta, o per una carenza di strumenti cognitivi o per deferenza verso il dio rete, non distingue le informazioni dalle bufale (vedi sottocategoria Grillominkia micro-chip)

Grillominkia anti-casta: il delirio di persecuzione di questo grillominkia non è di carattere internazionale ma più modestamente italico. Il grillominkia anti-casta vede una minaccia in chiunque abbia, o abbia avuto, una tessera di partito o sindacale, sia egli effettivamente un corrotto criminale che un misero e impotente cittadino come lui. Questa tipologia attribuisce alla cosiddetta Casta qualsiasi suo fallimento o frustrazione, ma è soprattutto il denaro ad ossessionarlo; per lui eliminando i rimborsi elettorali si risolverebbero i problemi strutturali del nostro Paese. Vuole il reddito di cittadinanza e lo finanzierebbe con i rimborsi elettorali, darebbe internet a banda larga gratis per tutti coprendo i costi con i rimborsi elettorali, eliminerebbe tutte le tasse tanto ci sono i rimborsi elettorali! Pensa che i rimborsi elettorali siano così cospicui che un partito, primo fra tutti il Pd, possa permettersi di pagare degli individui col compito di criticare il M5S anche solo con un tweet. La sottocategoria dei grilliminkia ragionier Filini raccoglie quei soggetti che, partendo dal quadro ossessivo finora descritto, provano sollievo solo nello spulciare, con solerzia notarile, note spesa e rendiconti dei propri eletti. Un tentativo di discussione politica con loro si trasforma sempre in un corso di aggiornamento per commercialisti. Per loro dimostrare che il proprio eletto non ha intascato un solo centesimo in più equivale al risanamento del debito pubblico. La sottocategoria dei grilliminkia No-E (no equitalia, no euro) sogna lo smantellamento dell’attuale sistema economico, non preoccupandosi però, di offrire un progetto sostitutivo fattibile. L’ultima sottocategoria individuata, probabilmente la più numerosa, è quella del grillominkia mangia-partiti: tale soggetto non si accontenta di eliminare i privilegi del sistema partitico, egli è un vero e proprio iconoclasta della forma partito, e infatti non manca mai di ricordare che il M5S è un movimento e non un partito. È una categoria verbalmente aggressiva (seconda solo al grillominkia cripto-fascista), ma è anche quella che maggiormente accusa il colpo quando gli vengono fatte notare le contraddizioni del movimento, quali la mancanza di democrazia interna. Al culmine della rabbia il grillominkia mangia-partiti produce un verso che generalmente segna la fine della diatriba (almeno sul piano della dialettica razionale): “Troll!”.

Di fronte all’evidente monarchizzazione del Movimento, le categorie viste finora superano la dissonanza cognitiva con un trasfert sui mass-media; se Beppe Grillo viene fuori con uno dei suoi proclami da ventennio nero, il grillominkia accusa la stampa e i telegiornali di aver decontesualizzato e manipolato la dichiarazione, anche prima che la stessa venga effettivamente ripresa dai soggetti in questione. Ma vi sono almeno due categorie che promuovono l’autocrazia di Grillo:

Grillominkia cripto-fascista: categoria aggressiva e violenta anche con altri grilliminchia, è dedita all’attività minatoria attraverso commento anonimo, specie se si tocca l’argomento cittadinanza. Attacca gli esponenti politici avversari con appellativi omofobi, razzisti e volgari. Ambisce alla rivolta armata. Cita sempre la guerra civile del momento prefigurando una situazione simile per l’Italia nell’immediato futuro.

Grillominchia mistico: come in tutte le dittature vi è un manipolo, più o meno folto, che sviluppa un’adorazione religiosa nei confronti del leader. I reperti associabili a questa categoria sono quasi completamente contenuti nei commenti al blog, alquanto ripetitivi a dire la verità, come del resto tutte le preghiere: “W Beppe”, “Forza Beppe”, “Grillo sei tutti noi” e via dicendo. Si noti che questi reperti, comprese versioni più articolate, sono sempre avulsi dall’argomento trattato nel post. Per scuotere un grillominkia mistico dalla sua catarsi è necessaria la blasfemia; non argomentazioni inoppugnabili ma solo l’attacco diretto a Beppe Grillo riescono a strapparlo dalla contemplazione, allora il grillominchia mistico può uscire dal tempio del blog e ammonire gli infedeli con frasi del tipo “dovreste solo dire grazie a Grillo”, “Vergogna!” e il celeberrimo “Sveglia” seguito da un numero imprecisato di punti esclamativi.

Dagli appunti del dottor B.M. / 9 (il caso Luttazzi)

Avete presente quando siete a una festa tra amici, e avete in mente una frase brillante che per qualche motivo non riuscite a pronunciare? Niente paura, non è Alzheimer, è Luttazzi, che vi ha ciulato la battuta. La cosa che mi scoccia di più nella faccenda Luttazzi è che dovrò spostare i suoi libri nella mia libreria, dalla L di Luttazzi alla A di autori vari. Luttazzi non va condannato, va insignito di onorificenze, sapete che lui è laureato in medicina no? Quello che ha fatto finora non centra nulla con la comicità, era ricerca medica; grazie a lui oggi sappiamo molto di più sulla cleptomania. I fan che ancora difendono Luttazzi a spada tratta, sostengono che tutta la produzione culturale, dalla letteratura al rock, non è altro che un copiarsi l’un l’altro, io aggiungo: è bello qualcosa che, se fosse nostro, ci rallegrerebbe, ma che rimane tale anche se appartiene a qualcun altro… ah… non ce la faccio, non sono mica bravo come Luttazzi, l’aggiunta è di Umberto Eco, da Storia della Bellezza, 2004 (però ora che ci penso potrei cambiare la data del post…)

Dagli appunti del dottor B.M. / 8 (la dieta)

Nella mia vita non mi sono mai dovuto preoccupare del mio peso, eccetto quella volta al parco in cui un bambino mi chiese di reggergli l’aquilone, data l’esigua zavorra che potevo opporgli mi preoccupai seriamente, ma proprio per questo non ho mai dovuto fare i conti con le diete. Per fortuna. Perché non c’è terreno più fertile per ciarlatani e pseudomedici. Un vera vena aurea. Una vena aurea varicosa. La cosa curiosa è che un tempo, quando le risorse alimentari scarseggiavano, donne e uomini in carne erano ritenuti attraenti, ora che in occidente le risorse alimentari sono nettamente superiori al fabbisogno, a essere attraente è la magrezza, se questo schema è esportabile anche in altri ambiti, non vedo l’ora che finisca questa crisi economica, e che venga il boom, così potrò avere qualche avventura sessuale in più sfruttando il fatto che non ho una lira. Ma parlavo di cialtroni che consigliano diete, quindi ne consiglio una anche io, un dieta etnica per uomini, la dieta Ramadan; dall’alba al tramonto non si può toccare cibo, la notte invece ci si può strafocare. Non dimagrirete di un solo grammo, ma alle 40 vergini che vi aspettano in paradiso non importerà nulla.
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P.S. In realtà la storia delle vergini nel paradiso islamico è un equivoco dovuto all’errata traduzione dai testi sacri del termine “huri”, equivoco che hanno sfruttato i fondamentalisti per motivare maggiormente gli attentatori suicidi. Se quei fondamentalisti fossero nati in Italia non avrebbero fatto i fondamentalisti, ma gli imprenditori nella sanità e nell’edilizia pubblica.

Ho un sogno; una politica “contro” la Famiglia

Qualche giorno fa vado in banca per fare un favore a un amico; fatto quello che dovevo fare chiedo all’impiegato se presso il loro istituto era possibile fare versamenti attraverso sportello Atm, l’impiegato, che aveva grosso modo la mia età, fa finta di niente, allora io insisto, lui tergiversa, pongo nuovamente la domanda e lui mi guarda terrorizzato come se avessi chiesto di mettere tutto il contante in una busta e dopo di sdraiarsi a terra con le mani dietro la nuca, a questo punto sono stato io a far finta di niente. Oggi vado a farmi un paio di occhiali nuovi, scelgo un grosso centro aperto da poco ma che gode già di una certa fama, scelgo la montatura, poi do alla ragazza col camice bianco i miei vecchi occhiali per prenderne la gradazione. La ragazza smanetta un po’ con un macchinario e poi urla a un signore di mezza età dall’altra parte del negozio: “Ah pà, qua me dice 0,93”, e l’interpellato risponde: “Ao ma che non l’hai capito ancora che i gradi sò a murtipli de cinque?”. Vi ricordate il libro “La Casta” e tutta la polemica che generò? Era focalizzata sui privilegi della classe politica, ma il libro descriveva anche altre anomalie come le provincie, e la settarietà di alcune categorie professionali (ad esempio notai, avvocati e giornalisti), che si passano di padre in figlio il mestiere come un qualsiasi bene immobile. E se è ormai ritenuto naturale piazzare i propri figli e nipoti nel settore pubblico, figuriamoci se non lo è nel settore privato. Che bella cosa la Famiglia, mette daccordo tutti, Stato e anti-Stato, infatti è anche la parola più nota legata al gergo mafioso. E poi è un brano del jukebox politico che non passa mai di moda, nessun avversario è così folle da criticare uno slogan sulla Famiglia*. Anche se io non ho mai capito perché il dramma di una famiglia di quattro persone che muore di fame, debba avere la priorità sul dramma di quattro single, senza famiglia, che muoiono di fame. In questi giorni ho sentito dire che il sistema Italia sta resistendo alla crisi grazie al suo più importante ammortizzatore sociale, appunto, la famiglia. Bene. Ma quanto è giusta e conveniente questa situazione? Quanto il sistema Italia è stato frenato nella sua crescita, precedentemente, da questa istituzione? Perché, si badi bene, la famiglia in Italia, non è soltanto il luogo di formazione affettiva e sostentamento, ma è la fornace di un fenomeno che in sociologia è detto familismo amorale, un fenomeno per il quale le categorie di bene e male sono percepite ed elaborate relativamente agli interessi del proprio nucleo familiare, e non della collettività, anzi spesso in contapposizione con le regole sociali pubbliche. Tale concetto è stato elaborato da Edward Banfield dopo uno studio di una comunità, guarda un po’, in Italia.

* L’ipocrisia e la demagogia sul tema della famiglia in politica è ben descritta nel film, pur non eccellente, di Umberto Carteni “Diverso da chi?”

Dog’s dick way post (post alla cazzo di cane)

L’altra sera ho visto il film “Soffocare”, tratto dal mio libro preferito del mio autore preferito, Chuck Palahniuk (in realtà è solo uno dei miei autori preferiti, ma così la frase suonava meglio). Il film mi ha abbastanza deluso; c’è una regola non scritta che vuole i film tratti da un libro sempre un spanna indietro rispetto all’opera originale. E’ una regola che odio. Posso citare almeno un caso in cui un film è nettamente migliore del libro da cui è tratto: “Auguri Professore” per la regia di Riccardo Milani, contro “Storie fuori registro” scritto dal pur bravissimo Domenico Starnone. Se fossi sincero direi anche che è l’unico caso che conosco. Ma la sincerità è una dote a cui non aspiro. Aspiro piuttosto a qualcosa che non viene comunemente definita  una dote, ma aiuta sicuramente a vivere meglio; non parlo dei sogni marzulliani, ma dell’ignoranza. Pensate al vantaggio esistenziale nel non incazzarsi al lavoro quando calpestano i vostri diritti, semplicemente perché non sapete di avere diritti. Pensate che bello la mattina aprire la home di Repubblica e non avere un reflusso gastroesofageo, leggendo le ultime cazzate dell’esecutivo, semplicemente perché non sapete leggere. Qualcuno dirà che non ci vuole niente a essere ignoranti, che è la cosa più facile del mondo, ma non è così: una volta uno psicologo mi spiegò che la difficoltà nel curare la depressione non è tanto la mancanza di una cura universalmente efficace, ma la tendenza del depresso a non seguirla, come se a quella vergine di Norimberga nella sua testa ci fosse affezionato. Anche se soffre come un cane non può farne a meno, perché quel dolore non è qualcosa di esterno, quel dolore è lui. Ecco la prima considerazione di questo post; come la depressione, la non-ignoranza è una malattia che si autoalimenta. C’è un bellissimo dialogo nel romanzo “Nero come il cuore” di Giancarlo De Cataldo (in realtà potrebbe essere un parto della mia immaginazione, ma dato l’oggetto del post sono giustificato);  in una sauna, un commisario si confida con l’avvocato protagonista della storia, e gli dice che loro non sono destinati alla carriera, perché sono intelligenti, e chi è intelligente sa che c’è sempre qualcuno che ha più diritto di fare strada, e inconsciamente si fa da parte, mentre chi questa sensibilità non ce l’ha ha, può andare dritto come un treno ad alta velocità. Indi, seconda considerazione, per fare carriera bisogna essere stupidi, e quindi necessariamente ignoranti.
Conclusione: mamme e babbi, crescete i vostri bimbi nel buio dell’ignoranza, non mandateli a scuola, bruciate i libri, insegnategli solo le parole necessarie alla sopravvivenza, e avrete dei figli felici e di successo.

P.S.: la non-ignoranza non è sapienza. La Sapienza non mi appartiene, ci ho semplicemente studiato.

P.P.S. Bis: cercavo su internet l’espressione “Dog’s dick way” e sono finito su una pagina di Wikipedia versione inglese, esattamente una pagina chiamata “Italian profanity” (qui), cioè una pagina in cui vengono “spiegate” le espressioni volgari italiane;  di quasi tutte le parole viene semplicemente descritto il significato, ma leggete questa:

  • coglione (pl. coglioni): roughly equivalent to testicle; where referred to a person, it usually means burk, twit, fool. In addition, it can be used on several phrases such as avere i coglioni (literally, to have testicles; actually, to be very courageous) or essere un coglione (to be a fool). Coglione was also featured in worldwide news when used by former Italian PM Silvio Berlusconi referring to those who would not vote for him during the 2006 Italian election campaign.[2] It derives from Latin culio, pl. culiones, and is thus cognate to the Spanish cojones;

E’ esattamente quello che intendevo quando ho scritto “Pensate che bello la mattina aprire la home di Repubblica e non avere un reflusso gastroesofageo, leggendo le ultime cazzate dell’esecutivo, semplicemente perché non sapete leggere”.

Requiem per il 55

Un tempo c’era il 55 notturno, un autobus che spaccava la Roma notturna da un capo all’altro. Ora si chiama “Notturna 1”; l’ho scoperto l’altra notte, quando ero abbastanza ubriaco da decidere la ritirata, ma non abbastanza da elemosinare un passaggio. Forse per la vecchia linea, quel passaggio da 55 a 1 è stata una specie di promozione; gli autobus della Notturna 1 sono più grandi e passano con una frequenza meno aleatoria. Il 55 notturno invece era un ossimoro su quattro ruote, specie il giovedì. Sempre pieno di passeggeri da sputare in faccia a qualsiasi norma sulla sicurezza, solcava una Roma tanto deserta da continuare a stupire anche chi da una vita andava a letto alle sei. Lavoratori bengalesi, studenti universitari, ubriachi, matti, puttane e poveracci che si erano persi, tutti schiena contro schiena, gamba contro gamba. Vederlo apparire all’improvviso barcollante sull’Appia muta, era come vedere una fanfara che appare da dietro una duna del deserto, la sagra della salciccia allestita su un iceberg. Era una visione poetica; ovviamente vista da fuori, a starci dentro il concetto di poesia era un non sense, a meno che non si trovasse poetica la puzza di sudore. Mi pare siano gli scintoisti a credere che anche gli oggetti abbiano un’anima, purché l’oggetto abbia più di cento anni; forse quella turista americana che ha restituito il sasso trafugato ai Fori imperiali 25 anni fa, era tormentata dallo spettro di Cicerone che arringava contro di lei nella sua stanza da letto in North Carolina. O molto più probabilmente era solo la sua coscienza. Ad ogni modo il tirocinio secolare è iniquo per tutti quegli oggetti creati nel nostro tempo, soprattutto quelli tecnologici; forse quando siete nei casini, il telefono vi dice già batteria scarica, ma riuscite comunque a fare quella telefonata che vi salva il culo, non dovete ringraziare il Signor Li-Ion, ma il vostro primo Tacs che vi guarda da lassù (o dalla discarica di Acerra), quando il lavoro di un mese rischia di andare a donne che praticano il meretricio perchè Xp si è impallato, rivolgete una preghiera al nonno Commodore 64, se vi si forano non una, ma due pneumatici, a 3 chilometri da casa, andate verso il marciapiede più vicino e aspettate, magari passa il Notturna 1.

P.s. a tutti quelli che mi conoscono: non mi sono bevuto il cervello, anche perché il cervello al massimo si mangia, that’s just entertainment.

I giovani non esistono

Stamane pensavo a Giorgia Meloni (la mattina c’ho i pensieri random), ministro della Gioventù… ma un tempo non si chiamava ministero delle politiche giovanili? Sto “Gioventù” mi apre un portale spaziotemporale nella testa e mi rivedo ai giochi della gioventù, e cosa che non mi spiego mi vedo con la divisa da balilla (io sono del 79), e altra cosa che non mi spiego è che la Meloni mi è simpatica, mi sarebbe piaciuto averla come compagna di liceo, per farci gli occhi neri ogni volta che si sarebbe parlato di politica, praticamente sempre. Ma soprattutto stamattina mi sono chiesto a che cazzo serve un Ministero della Gioventù? Per caso esiste un Ministero della terza età o uno dell’età di mezzo? Chi ha inventato questo dicastero mi spieghi cosa hanno in comune: un hacker, un terzino della Pescatori Ostia, un militante politico, uno che ha l’ambizione di finire su canale 5, uno che desidera diventare medico, uno a cui hanno insegnato a non avere ambizioni, uno che lavora da quando ha tredici anni, uno che non lavorerà mai perché è figlio di papà, uno che il padre non l’ha mai conosciuto e uno che avrebbe preferito non averlo conosciuto mai, uno che la madre è l’unica donna della sua vita e uno che la venderebbe per tremila lire a un nano [cit.], uno per cui esiste solo il Milan, uno che studia per il concorso in polizia, uno che va bene a scuola senza studiare e uno che anche se studia come un mulo proprio non ce la fa, uno che comincia a perdere i capelli, uno che passa le giornate in palestra, uno che si siede all’ultimo banco, uno che risparmia per comprarsi la moto, uno che ruba, uno che fa volontariato, uno che picchia gli immigrati e uno che picchierebbe chi picchia gli immigrati ma non ha il fisico, uno che conosce a memoria i film di Nanni Moretti e uno che pensa sia il signore coi baffi sulla birra, uno che si ammazza di seghe su youporn, uno che si tromba le sorelle degli amici, uno che c’ha una sorella e un sacco di amici, uno che scrive su un blog, uno che non sa scrivere, uno che vuole andare a New York, uno che ha paura dell’aereo anche se non ha mai volato, uno che c’ha lo zio onorevole, uno che c’ha lo zio col tumore, uno che per l’ultimo Nokia si venderebbe un rene, uno che il telefonino ce l’ha ma l’ultima volta che ha squillato è stato un anno fa (avevano sbagliato), uno che fotografa tutto, uno che spacherebbe tutto, uno che è stanco senza aver fatto nulla, uno che pippa, uno che quando ha provato a fumare una sigaretta ha vomitato, uno che pesa cento chili, uno che è alto un metro e un cazzo, uno che è sempre in lista per entrare nei locali giusti, uno che va a letto presto, uno.
Ecco, mi spieghi quel genio cosa hanno in comune. Ovviamente non vale rispondere l’età.
L’unico Ministro della Gioventù credibile sarà quello che dirà che i giovani non esistono.

Questo post è dedicato a tutti quelli che sono, ed erano, vecchi da ragazzi e bambini da adulti. A me e ad Enzo Jannacci.