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Lazzaro, staccati dal muro e vola

Era un po’ che  non scrivevo un post, condizione che probabilmente turba l’Iperuranio: a Farfallula è venuto in sogno Sandro Veronesi (qui), a me è testè apparso Caparezza. A Farfa lo scrittore toscano ha chiesto quando avrebbe scritto il prossimo libro (il prossimo libro di Farfa, non di Veronesi), a me Caparezza non mi ha cagato proprio, o meglio è stato gentilissimo, ma era troppo impegnato a convincere una sua amica che la ragazza “stitica” di una sua canzone non era lei, e se era lei lo doveva prendere come un complimento. Senza scendere troppo nei particolari dovevo raggiungere un punto B della Puglia partendo da un punto A (con A e B realmente esistenti e a me familiari), vado in un’agenzia di viaggi e mi viene consigliato di noleggiare una macchina, la suddetta auto mi viene a prendere (scritto così sembra che sia stata un’iniziativa dell’auto di venirmi a prendere, ma è un sogno, quindi provate a contraddirmi) al punto A guidata dall’ipertricotico cantore. Arrivati al punto B, Capa e la sua amica mi salutano, io scendo e mi pongo un interrogativo filosofico che ancora mi fa tremare le vene dei polsi: “Ma che cazzo ci sono venuto a fare qui?”.

Una volta un antropologo della mia Università, dopo che in Africa ne aveva viste di tutti i colori, affermò che i poteri paranormali esistono, tutti li hanno, ma non possono essere controllati (non ne sono sicuro ma mi pare che successivamente diventò lo zimbello della Facoltà). Ieri ho scoperto il mio potere: posso resuscitare le zanzare. Nel pomeriggio ero in bagno a lavarmi i denti, una culicidae mi ronzava intorno (ma un tempo non c’era la norma non scritta, un patto tra uomo e insetto, che imponeva alle zanzare di non rompere il cazzo di giorno?), allora ho cercato di afferrarla al volo come tento di fare spesso  (come Karate Kid con la mosca. Oppure era il ragazzo dal Kimono d’oro?), ma stavolta ci riesco, apro lentamente la mano; l’insetto è accartocciato alla radice del dito medio, attorno a sè materiale organico (suo, non mio), guardo la salma, provo anche della compassione, all’improvviso come se nulla fosse la zanzara vola via. Mi guardo intorno, e dopo diversi minuti intercetto il resuscitato sul muro, mi avvicino e l’osservo: gli mancano tutte le zampe del lato sinistro, entrambe le ali piegate, l’addome palesemente deformato, era in pratica una zanzara zombie. A questo punto penserete che le zanzare mi trattino come un messia, invece no, sarà che ultimamente c’è una deriva agnostico-atea-razionalista tra le zanzare, o forse sono semplicemente stronze, fatto sta che una di loro mi ha svegliato a quest’ora della notte (in realtà sono le 8:30, ma per me è come se fosse notte), subito dopo il sogno con la special guest.

Ora che ci penso capisco perché Capa mi ha trattato con sufficienza; tra tutti i poteri paranormali che potevano capitarmi mi è toccato in sorte il più idiota.

Postilla del giorno dopo: per qualche giorno non ci saranno nuovi post, mi allontano da Roma. In realtà sarebbe più corretto scrivere che parto, ma “mi allontano da Roma” mi piace di più, suona come un “ci siamo presi un periodo di riflessione”.

Siamo tutti Ivanone

Questa notte ho sognato che ero su un molo, con un mare leggermente increspato, guardavo con un binocolo l’orizzonte, e riuscivo a vedere il profilo di qualcosa, forse un isola, forse una costruzione in mezzo al mare, come una piattaforma petrolifera, all’improvviso qualcuno, dalla spiaggia accanto al molo, mi urla di fuggire, mi guardo intorno e scopro il perché; vedo arrivare un motoscafo della guardia costiera, il mio pensiero in quel momento è “pensano che io sia straniero”, la barca accosta il molo, io la guardo e il mio sguardo “spinge” la barca giù, affondandola, con i due pubblici ufficiali che vengono risucchiati dal fondo in una postura assurda, tipo omini della Lego. Ora le voci dalla spiaggia sono molte, e mi urlano che sono un assassino. Io scappo, trovo riparo in una stradina buia e sento le sirene delle pantere circondare l’isolato. E io penso che se solo riuscissi a far capire che non sono straniero sarei salvo, ma mentre lo penso sento la mia voce parlare un italiano ridicolo, come la parlata di Oreste Lionello che doppia Peter Sellers in “Hollywood Party”. Appena sveglio ho pensato al sogno e mi è venuta in mente questa notizia, ascoltata la notte prima nella rassegna stampa notturna; ero troppo stanco per elaborare una considerazione in merito, l’ho appresa come farebbe un computer. Ma il mio inconscio era probabilmente meno stanco.

Nel finale del bellissimo “Ovosodo” di Virzì, il protagonista elenca tutti i personaggi alla fine della storia, compreso il fratello ritardato Ivanone, ed esattamente dice di lui (recito a memoria quindi potrei essere impreciso): “Ora mio fratello passa le giornate in via Garibaldi con i suoi amici africani, nessuno sa in che lingua si parlino, ma forse mio fratello non è mai stato malato, era semplicemente straniero”. Quello che intendo è che non c’è bisogno di scomodare Camus per capire che la condizione di straniero non è una condizione solo geografica. Tutti nella vita siamo stati stranieri; e lo siamo quando cominciamo un nuovo lavoro, quando finisce una relazione, quando perdiamo un amico, quando scopriamo di avere il conto in rosso, quando scopriamo di avere una malattia, quando ci fanno una multa, quando cambiamo quartiere, quando non ci sentiamo rappresentati, quando ci rubano in casa, quando dobbiamo lavorare di domenica, quando non abbiamo lavoro, quando facciamo cilecca, quando ci mandano a cacare, quando finisce la carta igienica, quando si rompono gli occhiali, quando nessuno ci ascolta, quando siamo incompresi, quando siamo soli.

Siamo tutti Ivanone. Anche Maroni.