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una proposta molesta / le olimpiadi

Sono appena finite le Olimpiadi di Tokyo, come ogni 4 anni abbiamo avuto modo di vedere sport che altrimenti non ci sarebbe mai passato per la testa di guardare, o addirittura ne abbiamo scoperti di nuovi. Ripassiamoli insieme.

Le battute seguite dall’asterisco * sono state pubblicate anche da Spinoza, qui, talvolta con la provvidenziale revisione di Stefano “Stark” Andreoli.

DECATHLON – Atleti che si cimentano in quasi tutte le discipline senza essere dei veri professionisti in nessuna di essa. Insomma, l’equivalente nello sport di Facebook.

RUGBY A 7 – Si organizza una normale partita di Rugby a 15 ma all’ultimo si fa presente che non c’è la birra. *

SKATEBOARD – Disciplina in cui si effettuano salti e acrobazie con una tavola ai piedi, definizione che vale anche per il surf, con la differenza che lo skateboard si pratica sul cemento, mentre il surf sulla plastica.

SURF – Sport i cui praticanti cercano in ogni modo di mettersi in mostra sperando nella grande ondata. Un po’ come gli epidemiologi. *

BASEBALL E SOFTBALL – Sport molto simili che differiscono per pochi dettagli, tra cui il più importante è il nome.

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Una proposta molesta / Calcio e salute

Sapevate che ci sono malattie che colpiscono maggiormente gli ex calciatori? La SLA, in particolare, ha un’incidenza 6 volte superiore rispetto al resto della popolazione. Non si sa ancora se dipenda dai ripetuti traumi muscolo-scheletrici, oppure dall’abuso di sostanze legali o paralegali. Quello che mi colpisce è che la Società accetti tutto questo ma ritenga accettabile gli spot che mi dicono, per una decina di volte durante la partita, di bere alcol responsabilmente.

Se non te ne frega niente della salute di 22 ragazzi, ma vuoi sensibilizzare la popolazione sui danni da abuso di alcol, allora promuovi il “Calcio Alcolico”.

Nel Calcio Alcolico potrebbero giocare solo atleti maggiorenni ma ubriachi. Prima della gara l’arbitro, oltre a controllare i tacchetti, sottoporrebbe ogni giocatore ad alcol test. Non ci sarebbero più squadre under 19, under 20, under 21, ma under 0.8, under 1.5, under 3.0, laddove il numero indica ovviamente il tasso alcolemico.

I Bar Sport diventerebbero i nuovi vivai, e si trasformerebbero da luoghi di rancore a luoghi di speranza.

Un universo di nuove tattiche imprevedibili e barcollanti si aprirebbe agli allenatori. Il manuale dei gesti tecnici si arricchirebbe del dribbling involontario, mentre la rovesciata in aria sarebbe sostituita da quella di stomaco.

Il tanto criticato VAR non servirebbe più, perché la partita sarebbe giocata già direttamente alla moviola.

Le risse ci sarebbero comunque, ma sarebbero molto, ma molto più divertenti; immaginate uomini avvezzi a rompere bottiglie di vetro per procurarsi un’arma, ma in mano avrebbero delle morbide borracce di plastica… come dei mercenari sanguinari che si fronteggiano in una battaglia dei cuscini.

Massaggiatori e personale medico sarebbero sostituiti da barman esperti. Il ghiaccio secco e il ghiaccio spray lascerebbero il posto al giacchio vero, purché immerso nel whisky o nella vodka. La sbornia triste sarebbe considerata infortunio. In caso di svenimento in area si darebbe rigore.

La panchina, con quelle poltroncine fighette che si usano da un po’ di anni, andrebbe eliminata, altrimenti le riserve ci si addormenterebbero, meglio gli sgabelli da pub, ma gli sgabelli senza bancone sono ridicoli… ecco: cambiamo il concetto di panchina con quello di bancone. La sostituzione si chiederebbe spillando una birra.

Non so se funzionerebbe, so però che sarebbe un mondo un po’ meno ipocrita, e che nessuno griderebbe allo scandalo se un terzino dell’Inter di 20 anni venisse fotografato con un mojito in mano in discoteca, ma al contrario ci si incazzerebbe se in mano avesse un cocktail analcolico, del resto come è giusto che sia, perché non c’è nulla di più immorale di un cocktail analcolico.

 

Di calzoncini rossi e blu

Se avessi fatto Lettere, avrei chiesto la tesi in linguistica, con un lavoro incentrato sulle mutuazioni dai gerghi sportivi. A sorpresa, nella mia tesi, si sarebbe letto che lo sport che ha prestato più termini ed espressioni all’italiano quotidiano, non è il calcio ma il pugilato. Saper incassare i colpi, mandare qualcuno al tappeto, metterlo alle corde, gettare la spugna, salire sul ring, rifugiarsi nell’angolo, parare o schivare i colpi, appendere i guantoni al chiodo, essere o incontrare uno sparring partner, affrontare un peso massimo, sferrare un gancio, salvato dal gong; sono tutte espressioni nate sul e per il quadrato, ma normalmente usate in senso figurato in altri sport o nel linguaggio comune. La cosa non è spiegabile solo col fatto di essere uno degli sport più antichi, questo non giustificherebbe termini relativamente moderni (e anglofoni) come il Knock-Out, ovvero il notissimo K.O. La forza del pugilato è di essere una rappresentazione ancestrale; due uomini che si prendono a cazzotti davanti a una folla, cosa c’è di più primitivo, ma al tempo stesso di più sublime? Attraverso la rappresentazione codificata della violenza l’uomo sublima e soddisfa i suoi istinti brutali. E’ una cosa comune a tutti gli sport, ma nel pugilato non vi sono elementi di astrazione che allontanano da questa comprensione, come reti, palloni o linee convenzionali, guardi un incontro di boxe e sai che stai vedendo due uomini picchiarsi, senza mezze misure. In questo senso il pugilato più che essere una nobile arte, è un mestiere eroico, ed eroici sono coloro che salgono sul ring, magari senza la prospettiva di una carriera brillante ma con quella, in tarda età, di una demenza che i manuali di neurologia chiamano appunto del pugile, con un’incidenza del trenta percento dei pugili professionisti. Queste considerazioni rispecchiano quello che penso di tutte le altre rappresentazioni simboliche della violenza umana, che esorcizzando gli istinti distruttivi e predatori li disinnescano. Per questo mi viene la pelle d’oca quando sento della Clinton che si scaglia contro l’ultimo titolo della Rockstar Games o Alemanno che attribuisce all’emulazione della serie “Romanzo Criminale” l’incremento di atti criminosi nella capitale. Come coloro che criticano la televisione basandosi sul testo di Karl Popper “Cattiva maestra televisione”, senza considerare che nel testo viene stilata una lista di programmi che avrebbero dovuto corrompere e desensibilizzare i giovani sulla violenza, tra questi il noto cartone animato “Tom & Jerry”; secondo Popper la mia generazione e le precedenti si sarebbero dovute estinguere a suon di martellate in testa. Insomma, non tutti i bambini che giocano alla guerra diventano soldati.