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Una proposta senza pretese

Egregie Ministre Anna Maria Cancellieri e Paola Severino, Egregio Ministro Corrado Passera

Prima di esporre la mia modesta proposta vi chiedo di visionare questo video da un’inchiesta del Corriere della Sera, qualora non aveste tempo ve lo riassumo io; un ex agente penitenziario, alla sbarra per una serie di reati effettuati con la divisa, ammette davanti alla telecamera come nell’istituto penitenziario in cui prestava servizio, era comune picchiare, spesso senza motivo alcuno, i detenuti, non qualsiasi ospite carcerario però, solo quelli non affiliati a organizzazioni malavitose, a quest’ultimi invece si riservavano tutti i riguardi. In realtà avrei potuto scegliere altri reportage o citare dossier più completi o atti giudiziari, ma ho scelto questa confessione perché mette l’accento su un aspetto che in questo contesto ho intenzione di sottolineare, e che personalmente, scusate l’informalità dell’espressione, mi fa incazzare come una bestia: la questione della videosorveglianza. Come saprete tutte le nostre carceri e tutte le nostre caserme e commissariati sono attrezzati con dispositivi di videosorveglianza, eppure l’autorità giudiziaria in molti spiacevoli casi di cronaca che si sono svolti nei suddetti luoghi, non ha trovato in questo strumento tecnologico alcun aiuto, nonostante l’evidenza di altre prove e l’esito dello stesso iter processuale, la ragione è amaramente prevedibile e ce ne dà conferma l’ex agente del filmato: il controllo è affidato al controllato, il personale che potenzialmente può trasgredire la legge, oltre che le più basilari norme morali, può facilmente occultare le prove documentali, o impedire che queste vengano create (ad esempio spegnendo il sistema o privandolo del supporto di memorizzazione). Prima di andare avanti ci tengo a dire che il buon funzionamento del sistema di videosorveglianza è anche a tutela del personale di pubblica sicurezza; non credo e non voglio credere, come invece fa intendere il succitato ex agente, che la sospensione dei diritti umani sia la norma nei luoghi dove lo Stato si assume momentaneamente la custodia di alcuni suoi membri, che scampoli di macelleria messicana si svolgono giornalmente nelle nostre città, nei nostri quartieri.

Ministro Passera, lei si appresta a varare una serie di riforme nel nostro Paese per modernizzarlo e ridurne il gap tecnologico rispetto ad altri Paesi, alla luce di quanto da me esposto, e che trova in altre ben più autorevoli voci un’analisi più complessa e puntuale, non sarebbe forse il caso di pensare a una regia nazionale, magari ministeriale (e qui mi rivolgo a Voi, Ministre Severino e Cancellieri), dei filmati di sicurezza di carceri e caserme? Ciò sarebbe facilmente realizzabile qualora la banda larga diventasse una realtà nel nostro paese, obbiettivo al centro dell’agenda digitale del governo, ma anche senza di essa sarebbe possibile, attualmente, inviare all’ipotetico centro di archiviazione centrale quantomeno un montaggio automatico (pochi secondi stabiliti per ogni videocamera a successione randomica) in bassa qualità. La registrazione remota prevista da questo sistema non impedirebbe comunque la registrazione locale. Certo non è un metodo infallibile, ma sicuramente è un grosso passo avanti rispetto all’autogestione attuale che rende sostanzialmente inutili i dispositivi di videosorveglianza, se non quando il contenuto video documenta il corretto operato del personale di pubblica sicurezza. “L’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia” è uno degli slogan dell’attuale ministero dello Sviluppo Economico, centralizzare la videosorveglianza penitenziaria potrebbe costituire un’opportunità per diverse aziende che operano nel settore dell’information technology, ma personalmente ritengo che non è tanto alla ricchezza economica che un sistema del genere potrebbe dare una mano…

Cordiali saluti.

(Re-bloggate o condividete se vi pare e se lo ritenete opportuno)

Considerazioni a margine di una sbronza

L’idea è vecchia di dieci anni, ma si sta imponendo solo ora; dei micro dispositivi da areosol che vaporizzando una miscela (che può contenere nicotina) regalano un’esperienza paragonabile al fumo senza i relativi danni per la salute, ovvero le cosiddette sigarette elettroniche. Oggi mi è balenata in mente una domanda, che potrà suonare blasfema per qualche professore di italiano, ma che sinceramente giudico interessante al di là dell’effetto comico: ma oggi, con le sigarette elettroniche, Italo Svevo avrebbe scritto “La coscienza di Zeno”? La letteratura, come tutte le grandi imprese, nasce dall’inquietudine, che è innata nella natura umana e che non può essere lenita dalla tecnologia, ma inevitabilmente quest’ultima modifica le forme in cui essa si esprime. Foscolo avrebbe firmato “Gli ultimi tweet di Jacopo Ortis”? Il pescatore Santiago de “Il vecchio e il mare” di Hemingway, e soprattutto Ulisse, avrebbero usato un navigatore satellitare? L’Agostino di Moravia avrebbe liquidato i suoi turbamenti con una nottata su youporn (e tanti fazzoletti)? Madame Bovary si sarebbe accontentata dei fittizi tradimenti racchiusi in una finestra di chatroulette? Chissà se, oggi, il giovane Holden avrebbe chiesto dove vanno d’inverno le anatre di Central Park su Yahoo! Answers, o se Dorian Gray avrebbe ritoccato il suo ritratto con Photoshop. Chissà se Mattia Pascal avrebbe aperto un profilo facebook a nome Adriano Meis e se Amleto avrebbe cercato la risposta al suo dilemma su Google. Chissà se Voltaire sarebbe stato un amministratore di Wikipedia o si sarebbe limitato a creare una voce ogni tanto, e se Lutero avrebbe ottimizzato le novantacinque tesi per la visualizzazione su IPad. Chissà se avrei avuto speranze di entrare nel bloroll di Ennio Flaiano…

Ed ora una conclusione seriosa per far apparire tutto il resto meno cazzaro. La rivoluzione digitale – dalla seconda metà del novecento l’unica rivoluzione capace di stravolgere permanentemente la condizione di ogni classe sociale, più di quella sessuale con le sue sacche di recrudescenza reazionaria, più delle conquiste sindacali e dei lavoratori oggi rimesse in discussione – con le opportunità di accesso globale alla conoscenza, di comunicazione interpersonale, di maggiore dominio sul mondo fisico, spinge l’uomo a trovare il suo antagonista, o alleato, non più nel divino, nella natura o nel fato, ma solo e soltanto in sé stesso.

Sette spunti per sette post che non scriverò

 

"While nothing happens" by Ernesto Neto

Perché donare degli organi sessuali vegetali, altrimenti detti fiori, dovrebbe essere romantico? O meglio; perché non è romantico anche un mazzo di testicoli di toro (il perché non lo sia per il toro lo immagino…)?

Come mai la civiltà dell’E.T. di Spielberg, che era tecnologicamente così avanti da poter fare viaggi intergalattici, non aveva ancora inventato il telefono cellulare?

Perché quando vado da un medico la prima cosa che mi chiede è cosa ho? Sei tu il medico cazzo, dimmelo tu!

Quando uno accusa un mal di pancia gli viene sempre chiesto cosa ha mangiato, perché quando uno lamenta un mal di testa nessuno gli chiede mai cosa ha visto o ascoltato?

A meno che il vostro macellaio di fiducia non abbia un rapporto problematico con l’alcol, vi farà pagare mezzo chilo di fettine di vitello meno di quanto paghereste settecento grammi della stessa carne, e settecento grammi meno di un chilo e così via; perché allora devo pagare una felpa taglia S allo stesso prezzo della stessa felpa ma taglia M o XXL?

Se esiste il termine e il concetto di “educatore”, perché non si usa anche quello di “maleducatore”?

Ma se il cervello è la sede della coscienza, perché quando uno viene decapitato si dice che gli hanno tagliato la testa e non che gli hanno amputato il resto del corpo?

 

L’apocalissernet

Questa notte ho sognato la fine del mondo… di internet. L’apocalissernet. Tipo una Chernobyl quantistica, o un tipo che al Cern di Ginevra rovescia il suo caffè lungo su un computer che era meglio restasse asciutto, un hacker che senza volerlo del tutto mette a punto l’ebola informatica, insomma qualcosa che manda in pappa tutti i server collegati in rete. Lo so che non è possibile, ma immaginatelo. Buona parte delle nostre informazioni, in pratica della nostra conoscenza, andrebbe persa, sarebbero salvi i dati salvati su memorie non collegate in rete, i backup, ma quei dati non sarebbero facilmente condivisibili perché non esisterebbe più il web. Sul mio hard disk esterno ho salvato un centinaio scarso di mp3, un due o tre film mediocri che dimentico sempre di cancellare, tre o quattro file di istallazione di programmi antiquati, questo sarebbe il mio misero apporto alla ricostruzione del mondo moderno. Temo che le probabilità di una rivoluzione sarebbero scarse, la fantasia perversa di veder crollare i palazzi delle carte di credito, e di resettare debiti e crediti come nel finale di fight club è appunto una fantasia nella fantasia, per la ragione prima esposta. Eppure gli scenari apocalittici, anche da parte di esperti insospettabili, all’alba del presunto millenium bug, si sprecarono. Un tale scenario fantascentifico farebbe tirare il fiato al mondo della musica e del cinema meno di quanto si pensi, perché la pirateria c’era anche prima del web, ma riportebbe per intero nelle mani degli editori tradizionali la pubblicità, intesa sia come promozione commerciale che come manipolazione della realtà. E a distanza di dieci anni da quel disastro che non c’è stato (se sventato o infondato la risposta agli esperti), sarebbe oggi interessante studiare gli effetti microsociali e le nevrosi dell’apocalissernet; molta gente, e io compreso, perderebbe il nord del proprio sapere, ovvero wikipedia, e poi tossici in crisi d’astinenza da facebook, e blogger frustrati dal mutismo imposto che ad un certo punto danno di matto e cominciano a scrivere sui muri di casa, tipo in shining. Chissà se ha mai pensato a tutto questo Salvatore Cobuzio, chissà se ha mai pensato di rimanere senza lavoro, perché lui, nella rete, fa il piccolo genio del male. Uno che non per provocazione, ma solo per denaro, manipola la realtà percepibile dagli schermi di un computer, per fare un esempio; avete presente la ditta Kirby? Quella che vende le aspirapolveri? Bene, un giorno si è rivolta a questo esperto di marketing per ripulire la propria immagine, e lui ha pensato di abbattere i forum in cui si parlava male dell’azienda con un bombardamento di visualizzazioni, facendone collassare i server e mettendo offline i siti, in maniera che se uno cercava su google informazioni sulla Kirby ne aveva una visione parziale ed epurata dai pareri negativi. Salvatore Cobuzio è anche quello che ha trasformato in una notte i gruppi facebook a sostegno dei terremotati dell’Abruzzo in gruppi di fan di Berlusconi. Queste e altre azioni sono raccontate in un suo romanzo semiautobiografico pubblicato dalla Fazi, “Il testamento di Salvatore Siciliano”. Cado con tutte le scarpe nel viral marketing di questo prodotto, conscio di ciò, semplicemente perché ritengo interessante la visione che dà della rete, lo stesso autore dice: “leggete tutto quello che trovate online con spirito critico. Internet non è un’invenzione come la lavatrice”.

Postilla di quattro giorni dopo: 9 maggio, il Corriere pubblica un articolo in cui l’ex consulente antiterrorismo di Clinton e Bush, Richard Clarke, parla di un potenziale attacco terroristico finalizzato al sabotaggio dei maggiori provider e all’apocalisse informatica, o come la chiama lui, la “Pearl Harbor elettronica”. Un colpo che porterebbe morte e distruzione in tutti gli Stati Uniti, con incidenti aerei, scontri ferroviari e più di 150 città al buio. Questo è lo scenario che descrive nel libro “Cyber War: The Next National Security Threat”, scritto insieme a Robert Knake, membro anziano del «Council on Foreign Relations».

Psicopatologia del Web Searching / 2

Avevo già parlato (qui) degli strani vizi dei frequentatori di Google, ma mi era sfuggita una categoria fantastica che mi è chiara solo ora, una categoria che potremmo definire “futurista” : c’è gente che interroga Google nel vero senso dell’espressione, cioè gli fa proprio delle domande, come se il sito fosse Hal 9000, il supercomputer di “2001 Odissea nello Spazio”. Qualche esempio dalle statistiche del mio blog:

  • come tranqullizzarmi dopo il terremoto?
  • quali sono i temi di vai e vivrai?
  • i miliardi con quanti 0 si scrivono? (questa l’avevo già segnalata nel primo post, Nda)
  • scossa di terremoto circa 40 minuti fa, dove? (questa è di gran lunga la mia preferita)

E il bello è che comunque qualche risultato attinente alla loro ricerca i futuristi lo trovano, e quindi pensano che davvero l’oracolo di Mountain View risponda alle loro domande. Ora una volta tanto non voglio fare il moralista savonarola (condizione che mi sono accorto alquanto frequente nella mia vita on-line, ma non in quella reale) arringando contro l’ignoranza del popolo italiano; probabilmente c’è nel nostro paese un’ingenuità riguardo la tecnologia e la scienza (fortunatamente non generale, come dimostrano le cariolate di ricercatori che esportiamo), ma così è, stop, è un carattere, non è colpa di nessuno. Ancora ricordo, scompisciandomi, quando per fare uno scherzo a mia madre, mi nascosi in cucina e con quei puntatori laser che andavano di moda anni fa (ma ogni tanto gli ambulanti li ripropongono) “sparai” la massa informe che sarebbe diventata pasta al forno; mi toccò schivare un mattarello lanciato a mo’ di boomerang, non tanto come ritorsione per lo scherzo, ma come ammonimento a non “contaminare” più il cibo con le “radiazioni di quel coso”. Ma se provo tenerezza pensando a un vecchietto con gli occhiali sulla punta del naso, che scrive al “Caro signor Google…” col vocabolario accanto per non sbagliare, e non fare figuracce davanti alle persone importanti, sono meno sereno quando penso che questo è l’humus ideale per quella gentaglia che approfitta dell’ingenuità tecno-scientifica per rifilare macchine miracolose per guarire i tumori comodamente a casa (fatto realmente accaduto), e quant’altro… di questo sì che bisognerebbe vergognarsi e chiedersi se… ecco, chiudo il post qui, prima che Girolamo Maria Francesco Matteo (che non è una scolaresca ma il nome completo di Savonarola) abbia il sopravvento su di me.

P.s. Non c’entra nulla col post, ma volevo segnalare questo video, parafrasando Andrea G. Pinketts: è così idiota che è geniale.

Dagli appunti del dottor B.M. / 4

Il Web 2.0 è quel fenomeno per cui uno che si sente solo e incompreso nel suo microcosmo, può sentirsi solo e incompreso a livello planetario.

Chi oggi ha sedici anni, ricorderà internet come gli adolescenti di dieci anni fa ricordano le edicole: un posto in cui si va a sbirciare la pornografia con la scusa dell’informazione.

Questa puntata degli appunti doveva essere dedicata solo a internet, ma questa mi scappava troppo: Non è vero che i valori della Costituzione sono in declino; l’indagine della procura di Bari dimostra in maniera lampante che L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro… più antico del mondo.

Psicopatologia del Web Searching / 1

C’è un post (questo) in cui ho sostenuto che poche cose come le leggende metropolitane descrivono meglio una cultura, tra quelle poche cose c’è anche google; chiunque abbia un blog o un sito sa bene che tra le Keywords visibili nel proprio contatore (ovvero le parole ricercate nei motori di ricerca che hanno portato l’utente web a finire in una pagina del nostro sito), ci sono delle robe allucinanti, riporto alcune delle ricerche più bizzarre del mese di maggio per il mio blog:

dove comprare un kalashnikov
Emma Marcegaglia nuda
[lo giuro! ndr] e la variante Emma Marcegaglia al mare
Figlio di Franco Giuseppucci
[Franco Giuseppucci è stato uno dei boss della Banda della Magliana, lo cito qui e qui] e la variante Dove abita il figlio di Franco Giuseppucci*
foto soldi davanti e dietro
fidanzate spiate
lo stipendio di maria de filippi
come si scrive qualcosa
apparentato col come si scrive per la qual cosa
9,5 miliardi come si scrive
ma che cazzo è il ministero della gioven
[lo vorrei sapere anche io caro lettore, qui]
i miliardi con quanti 0 si scrivono?

*Nel mio Web Counter ho registrato anche un vecchio blog usato da me e da altri cialtroni come bacheca per una lega di fantacalcio, e la ricorrenza della categoria “dove abita xxxx?” è impressionante (Dove abita Mexes? Dove abita Materazzi? Dove abita Califano? … ), se queste informazioni sono ricercate da fan, ladri, finanzieri o paparazzi, purtroppo non è dato sapere.

Requiem per il 55

Un tempo c’era il 55 notturno, un autobus che spaccava la Roma notturna da un capo all’altro. Ora si chiama “Notturna 1”; l’ho scoperto l’altra notte, quando ero abbastanza ubriaco da decidere la ritirata, ma non abbastanza da elemosinare un passaggio. Forse per la vecchia linea, quel passaggio da 55 a 1 è stata una specie di promozione; gli autobus della Notturna 1 sono più grandi e passano con una frequenza meno aleatoria. Il 55 notturno invece era un ossimoro su quattro ruote, specie il giovedì. Sempre pieno di passeggeri da sputare in faccia a qualsiasi norma sulla sicurezza, solcava una Roma tanto deserta da continuare a stupire anche chi da una vita andava a letto alle sei. Lavoratori bengalesi, studenti universitari, ubriachi, matti, puttane e poveracci che si erano persi, tutti schiena contro schiena, gamba contro gamba. Vederlo apparire all’improvviso barcollante sull’Appia muta, era come vedere una fanfara che appare da dietro una duna del deserto, la sagra della salciccia allestita su un iceberg. Era una visione poetica; ovviamente vista da fuori, a starci dentro il concetto di poesia era un non sense, a meno che non si trovasse poetica la puzza di sudore. Mi pare siano gli scintoisti a credere che anche gli oggetti abbiano un’anima, purché l’oggetto abbia più di cento anni; forse quella turista americana che ha restituito il sasso trafugato ai Fori imperiali 25 anni fa, era tormentata dallo spettro di Cicerone che arringava contro di lei nella sua stanza da letto in North Carolina. O molto più probabilmente era solo la sua coscienza. Ad ogni modo il tirocinio secolare è iniquo per tutti quegli oggetti creati nel nostro tempo, soprattutto quelli tecnologici; forse quando siete nei casini, il telefono vi dice già batteria scarica, ma riuscite comunque a fare quella telefonata che vi salva il culo, non dovete ringraziare il Signor Li-Ion, ma il vostro primo Tacs che vi guarda da lassù (o dalla discarica di Acerra), quando il lavoro di un mese rischia di andare a donne che praticano il meretricio perchè Xp si è impallato, rivolgete una preghiera al nonno Commodore 64, se vi si forano non una, ma due pneumatici, a 3 chilometri da casa, andate verso il marciapiede più vicino e aspettate, magari passa il Notturna 1.

P.s. a tutti quelli che mi conoscono: non mi sono bevuto il cervello, anche perché il cervello al massimo si mangia, that’s just entertainment.

Idiots Network

Il 4 marzo è apparso sul sito di Repubblica un articolo in cui si raccontava che Nino Randisi, giornalista impegnato da anni nella lotta contro la mafia, era stato cancellato da Facebook. E Randisi Facebook non lo utilizza per cazzegiare con gli amici… il timore espresso dallo stesso Randisi era che l’account fosse stato cancellato su “richiesta” di qualche altro utente, ad ogni modo il profilo è stato ripristinato con tanto di scuse e spiegazione: Randisi era stato cancellato da un sistema automatico che individua flussi anomali di traffico, relativamente al numero di messaggi inviati, testi, foto e video caricati. Le condizioni d’uso di Facebook sono molto più rigide di quanto si pensi, riporto qualche divieto:

-caricare, pubblicare, trasmettere, condividere, memorizzare o rendere disponibili in altro modo video di natura differente da quella personale che: (i) rappresentano te o i tuoi amici, (ii) siano stati realizzati da te o da tuoi amici, oppure (iii) siano opere d’arte originali o animazioni create da te o da tuoi amici;

Quindi bando a quasi tutti i video di YouTube, cioè il 90%  dei video caricati sul social network

-registrare più di un account utente, aprire un account per conto di un altra persona o aprire un account per conto di un gruppo o di un’entità;

Questa regola è palesemente contraria alla consuetudine, chi conosce Facebook sa che è piena di qualsiasi tipo di gruppo, e di pagine aperte in “omaggio” ad alcuni personaggi, noti e non.

-impersonificare qualsiasi persona o entità oppure fornire informazioni false sulla tua identità, sulla tua età o sui tuoi legami con qualsiasi persona o entità;

E qui faccio i nomi; innanzitutto mi autodenuncio, in quanto iscritto con uno pseudonimo… poi denuncio tutte quelle tardone che si sono palesemente tolte gli anni per vanità, quelli che hanno aperto delle pagine col nome “Nutella” senza aver alcun legame con la Ferrero, una tipa che si è iscritta col nome Parmigiana… Ma a parte gli scherzi il caso Randisi mi ha fatto pensare a tutte quelle pagine che citano apertamente riferimenti al mondo criminale (che sarebbe poi vietato da una specifica condizione d’uso), è una storia già raccontata, anche dallo stesso Randisi, ma mi sono permesso di fare una piccola ricerca personale, cercando ad esempio alcuni dei nomi inseriti nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia stilata dal Ministero degli Interni, e altri nomi del “settore”. Succede su Facebook alle 2 di notte del 7 marzo 2009 che:

Matteo Messina Denaro, super latitante di cosa nostra, conta: 2 iscrizioni come Personaggio Pubblico, rispettivamente con 39 e 11 fan, 2 gruppi indicizzati come Fan club, 2 gruppi catalogati rispettivamente come organizzazione no profit e organizzazione professionale, 2 persone iscritte con foto del boss. Toto Riina, penso non abbia bisogno di presentazioni: 1 presenza come personaggio noto – Artista, 164 fan, 1 gruppo iscritto come Club con 149 membri, 1 Fan club, e molte, ma molte altre pagine. Bernardo Provenzano, arrestato nel 2006 dopo 40 anni di latitanza: 3 presenze come personaggio pubblico rispettivamente con 99, 54 e 18 fan, 3 fan club e diverse pagine associate. ‘Ndrangheta: 2 iscrizioni come organizzazione, con 44 e 40 membri, 1 fan club. Francesco Schiavone, il più noto esponente dei casalesi: presente come personaggio pubblico, 75 fan. Michele Zagaria, altro casalese, latitante: presente come personaggio pubblico con 10 fan. Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, attualmente in carcere: 2 presenze come Personaggio pubblico, uno con 52 fan, l’altro con 16, un gruppo “Raffaele Cutolo Libero!” con 70 membri. Giovanni Strangio, membro della ‘ndrangheta: 1 gruppo iscritto nella categoria Affari-Aziende. Sacra Corona Unita, nota anche come la quarta mafia: 1 gruppo con 101 iscritti, 1 persona iscritta. Banda della Magliana: Gruppo iscritto come Affari – Aziende, 1.121 membri. Franco Giuseppucci, detto Er Negro, primo e spietato boss della Banda della Magliana: presente come personaggio pubblico con 290 fan. Maurizio Abbatino, altro capo della Magliana: 2 presenze come Personaggio pubblico, con un totale di 137 fan. Raffaele Arzu, giovane criminale sardo, latitante: 1 gruppo descritto come organizzazione di volontariato, più, probabilmente, un altro gruppo “Raffaele Arzu Libero!” non direttamente collegabile al criminale per mancanza di foto.

Aggiungo in appendice un “simpatico” gruppo dal titolo “Tutti contro Saviano” che riporta nelle notizie recenti la frase “Fa bene a stare nascosto”.

Ho ovviamente escluso dal piccolo e incompleto censimento, gli omonimi (ad esempio Raffaele Cutolo è anche un giovane attore-cantante che sembra essere abbastanza noto) nonchè quei riferminenti a film, romanzi o video giochi (molti per la Banda della Magliana) .

Io penso (ma soprattutto spero) che la maggior parte degli utenti che aprono o si associano a queste pagine lo facciano per goliardia. A questi dico che una provocazione è tale quando è originale, se si ripete è un cazzata.

P.S.: Sembra che lo staff di Facebook faccia spesso tabula rasa almeno delle pagine dedicate ai criminali più noti, da questo articolo del Sole 24 ore si evince che al 7 gennaio 2009 i fan di Riina erano quasi 5000 (l’articolo si sofferma anche su criminali non facenti parte di organizzazioni, come Luciano Liboni, Olindo Romano e Rosa Bazzi ect), da altri articoli sparsi per il web si apprende che un grosso nome era anche quello di Giovanni Brusca,  che oggi conta solo 2 miseri Fan Club con un totale di 10 iscritti. Per dovere di cronaca si deve sotolineare che il numero di utenti iscritti a gruppi che apertamente dichiarano il proprio sdegno sia per la mafia in generale, che per la presenza di questi buontemponi, è decisamente maggiore. E tra i vari eroi dell’antimafia (i vari Falcone, Borsellino, Impastato ect), si trovano anche dei gruppi dedicati a personaggi poco noti, come un omaggio a Rocco Gatto, mugnaio comunista che negli anni 60 e 70 si ribellò alla ‘ndrangheta, con ben 717 iscritti.