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La dieta dello sciacallo – reprise

Mangiare cadaveri non è una cosa che ti fa guadagnare punti in società. Per l’homo sapiens chi ammazza per mangiare è un vincente, chi mangia chi è già morto, senza ammazzare nessuno, fa schifo. Dire a qualcuno che è un leone, una tigre, una pantera, è un complimento mica da poco. Invece verme, topo e avvoltoio no, generalmente non suonano come dei complimenti. O come il povero sciacallo, che oltre ad essere mangiatore di carogne, è per tutti anche un pezzo di merda, quando invece è l’unico carnivoro che lascia mangiare per primi gli individui più deboli del branco. Non è tanto mangiare la carne morta che fa schifo all’uomo, anche il salame è un animale morto mesi prima, ma è morto ammazzato, e questo fa la differenza. In zoologia ero un drago, però non mi sono mai laureato, e a dirla tutta zoologia è l’unico esame che ho dato, tanto di anatomia e istologia, di chimica inorganica, di fisiologia vegetale e di tutte le altre materie di scienze biologiche non me ne frega un cazzo. La zoologia è tutto quello che c’è da sapere. La zoologia è tutto quello che voglio sapere.
Farcisco tramezzini di notte, quelli che trovate nel vostro bar il giorno dopo, facciamo anche cornetti, ciambelle, maritozzi con la panna, bombe alla crema e al cioccolato, ma quelli li fa Baasim, io faccio i tramezzini.
Mangiando un kebab l’uomo soddisfa la fame fisica e l’istinto predatorio, anche se per interposta persona. Non si scherza con l’istinto predatorio, le faine ci rimangono sotto. Anche se passa per una che sa il fatto suo, una faina se entra in un pollaio diventa scema, e ammazza molte più galline di quante ne possa mangiare, bruciandosi così il fast food gratuito per i futuri spuntini di mezzanotte. Si chiama surplus killing.
Ogni tramezzino finisce in un pacco da dieci. I pacchi sono di quattro tipi: pomodoro e mozzarella, prosciutto e formaggio, tonno e uovo e assortiti. Negli assortiti ci va tutto quello che mi passa per la testa. Gli assortiti sono i migliori. Alle quattro e mezza passa Cinzia a prendere i pacchi per il primo giro di consegne. E’ carina Cinzia, piccola e carina come un tamias sibiricus, altrimenti detto scoiattolo giapponese o tamia siberiano. E’ piccola e guida un pachiderma da tre tonnellate e mezzo in giro per la città. Ha i tratti eritrei della madre e una montagna di capelli ricci. Chissà perché i ricci si chiamano ricci anche se col riccio non c’entrano niente. O al contrario, chissà perché il riccio si chiama riccio anche se non è riccio.
L’erinaceus europaeus, comunemente detto riccio, può essere facilmente addomesticato, anche se lo Stato italiano ne vieta la cattività. Quando va in letargo dimentica tutte le eventuali esperienze fatte con l’uomo, e quando si sveglia conosce solo i suoi istinti. Avere un riccio nell’orto è una gran paraculata, mangia cavallette e altri animali dannosi per le piante. Come ricompensa alcuni contadini sono soliti lasciargli un pezzo di pane e una ciotola di latte di vacca. Il riccio va matto per il pane e il latte, ma per il suo organismo sono come veleno. E’ una cazzata che le bestie sanno sempre cosa mangiare, se fosse così non esisterebbero i mangimi avvelenati.
A proposito di mangimi avvelenati; che tramezzino avete scelto ieri durante la pausa pranzo, o sabato notte dopo la discoteca? Siete sicuri che quello fosse davvero pollo e non un piccione morto che ho trovato sul balcone di casa mia? E le alici vi sono piaciute? Sapete quanti pesci butta ogni giorno nella spazzatura un negozio di acquariofilia? E il tacchino? Buono il tacchino vero? Avete presente le nutrie? Sono quei roditori di grossa taglia che hanno infestato i nostri fiumi dopo che qualche azienda che faceva pellicce di castorino, ne ha liberato in natura gli esemplari per non sostenere i costi di abbattimento, beh ecco, alla fine anche le nutrie muoiono, ne avete mai assaggiata una? Siete proprio sicuri che la coscia di nutria non sappia di tacchino? Non è sano, direte voi, erano animali malati; perché pensate che i vostri animali di allevamento scoppino di salute? Sarebbero morti anche loro col fegato spappolato e l’intestino esploso, se non li avessero ammazzati prima. E voi altri, voi che invece comprate solo biologico all’equo e solidale, e sognate la macchina a idrogeno, perché vi sentite migliori, perché pensate di essere la specie più evoluta, se è vero che avete dominato gli istinti primordiali con l’intelletto, allora provate a seguire il sentiero dello sciacallo, e prendete un tramezzino dal pacco degli assortiti.

Tra il Mammut e il Betamax

Segnalo questo interessante articolo di Sara Ficocelli su Repubblica.it. Si parla del rapporto tra zoologia e mito, di come il dugongo abbia nutrito la leggenda delle sirene (il dugongo ha le mammelle pettorali e durante l’allattamento tiene “in braccio” i piccoli, con un atteggiamento assai umano), o l’okapi che per un periodo è stato scambiato per l’unicorno, ed altri casi, ai quali mi permetto di aggiungere quello del mammut, il cui scheletro veniva assemblato da paleontologi ante-litteram ottenendo la struttura ossea di giganti con un enorme buco in mezzo alla faccia (laddove passava la proboscide), che la fantasia antica riempì con un grande occhio, creando così il mito dei ciclopi. Ma ci sono anche casi contrari, quelli di animali ritenuti leggendari e poi rivelatisi reali, come il calamaro gigante e il pesce remo. Il sapere umano non procede sempre in linea retta, qualche volta zigzaga come un ubriaco, almeno a vederne il tragitto dallo specchietto retrovisore della storia; avete mai sentito parlare degli OOPart? Sono gli oggetti non identificati in ambito archeologico, gli ufo dell’archeologia; spesso si tratta di falsi, altre volte di equivoci, e qualche volta di scoperte eccezionali, come la macchina di Anticitera, un reperto datato intorno al 125 A.C. rinvenuto nelle acque dell’omonima isola greca. Oggi si ritiene che fosse un sofisticato planetario meccanico, grazie ad esso sappiamo che gli antichi greci conoscevano strumenti e concetti meccanici come il differenziale, eppure questo non permise di concepire l’orologeria di tipo meccanico, e per calcolare il “tempo breve”, gli scienziati greci batterono la traccia delle clessidre, arrivando a costruire orologi ad acqua. Se poi alla tecnologia si aggiunge la variabile mercato, i percorsi diventano ancora più improbabili, è il caso della tecnologia di videoregistrazione Vhs, che nonostante fosse decisamente inferiore alla Betamax, alla fine degli anni 70 si impose su quest’ultima. Dunque, a questo punto volevo chiudere con quel giochino nerd sul cosa penserebbero degli scienziati alieni, o gli archeologi umani futuri, ritrovando i segni della nostra civiltà, su quali equivoci provocherebbero oggetti come l’Iphone (non avrebbero i “codici” per “leggerne” i contenuti, per farlo funzionare, e forse la stessa cosa vale per qualche reperto che oggi abbiamo etichettato come semplicemente rituale o decorativo). Ma mi sembra più suggestiva una riflessione sul come potrebbero in futuro ritornare delle tecnologie oggi ritenute anacronistiche, come potrebbero dire la loro teorie scientifiche surclassate. Magari il modo per perturbare la quarta dimensione senza approssimarsi alla velocità della luce o a un buco nero, è descritto negli appunti di Nikola Tesla (nella foto). Magari la cura definitiva contro il tumore ci passa sotto il naso ogni giorno, soltanto che noi non lo sappiamo, come Alexander Fleming non sapeva che nella muffa c’era la cura per salvare la vita di milioni di persone (finché ovviamente non vi scoprì la penicillina).

La dieta dello sciacallo

Mangiare cadaveri non è una cosa che ti fa guadagnare punti in società. In natura chi ammazza per mangiare è un vincente, chi mangia chi è già morto, senza ammazzare nessuno, fa schifo. Dire a qualcuno che è un leone, una tigre, una pantera, è un complimento mica da poco. Invece verme, topo e avvoltoio no, generalmente non suonano come dei complimenti. O come il povero sciacallo, che oltre ad essere mangiatore di carogne, è per tutti anche un pezzo di merda, quando invece è l’unico carnivoro che lascia mangiare per primi gli individui più deboli del branco. Non è tanto mangiare la carne morta che fa schifo all’uomo, anche il salame è un animale morto mesi prima, ma è morto ammazzato, e questo fa la differenza. In zoologia ero un drago, però non mi sono mai laureato, e a dirla tutta zoologia è l’unico esame che ho dato, tanto di anatomia e istologia, di chimica inorganica, di fisiologia vegetale e di tutte le altre materie di scienze biologiche non me ne frega un cazzo. La zoologia è tutto quello che c’è da sapere. La zoologia è tutto quello che voglio sapere.
Farcisco tramezzini di notte, quelli che trovate nel vostro bar il giorno dopo, facciamo anche cornetti, ciambelle, maritozzi con la panna, bombe alla crema e al cioccolato, ma quelli li fa Baasim, io faccio i tramezzini.
Mangiando un kebab l’uomo soddisfa la fame fisica e l’istinto predatorio, anche se per interposta persona. Non si scherza con l’istinto predatorio, le faine ci rimangono sotto. Anche se passa per una che sa il fatto suo, una faina se entra in un pollaio diventa scema, e ammazza molte più galline di quante ne possa mangiare, bruciandosi così il fast food gratuito per i futuri spuntini di mezzanotte. Si chiama surplus killing.
Ogni tramezzino finisce in un pacco da dieci. I pacchi sono di quattro tipi: pomodoro e mozzarella, prosciutto e formaggio, tonno e uovo e assortiti. Negli assortiti ci va tutto quello che mi passa per la testa. Gli assortiti sono i migliori. Alle quattro e mezza passa Cinzia a prendere i pacchi per il primo giro di consegne. E’ carina Cinzia, piccola e carina come un tamias sibiricus, altrimenti detto scoiattolo giapponese o tamia siberiano. E’ piccola e guida un pachiderma da tre tonnellate e mezzo in giro per la città. Ha i tratti eritrei della madre e una montagna di capelli ricci. Chissà perché i ricci si chiamano ricci anche se col riccio non c’entrano niente. O al contrario, chissà perché il riccio si chiama riccio anche se non è riccio.
L’erinaceus europaeus, comunemente detto riccio, può essere facilmente addomesticato, anche se lo Stato italiano ne vieta la cattività. Quando va in letargo dimentica tutte le eventuali esperienze fatte con l’uomo, e quando si sveglia conosce solo i suoi istinti. Avere un riccio nell’orto è una gran paraculata, mangia cavallette e altri animali dannosi per le piante. Come ricompensa alcuni contadini sono soliti lasciargli un pezzo di pane e una ciotola di latte di vacca. Il riccio va matto per il pane e il latte, ma per il suo organismo sono come veleno. E’ una cazzata che le bestie sanno sempre cosa mangiare, se fosse così non esisterebbero i mangimi avvelenati.
A proposito di mangimi avvelenati; che tramezzino avete scelto ieri durante la pausa pranzo, o sabato notte dopo la discoteca? Siete sicuri che quello fosse davvero pollo e non un piccione morto che ho trovato sul balcone di casa mia? E le alici vi sono piaciute? Sapete quanti pesci butta ogni giorno nella spazzatura un negozio di acquariofilia? E il tacchino? Buona il tacchino vero? Avete presente le nutrie? Sono quei roditori di grossa taglia che hanno infestato i nostri fiumi dopo che qualche azienda che faceva pellicce di castorino, ne ha liberato in natura gli esemplari per non sostenere i costi di abbattimento, beh ecco, alla fine anche le nutrie muoiono, ne avete mai assaggiata una? Siete proprio sicuri che la coscia di nutria non sappia di tacchino? Non è sano, direte voi, erano animali malati; perché pensate che i vostri animali di allevamento scoppino di salute? Sarebbero morti anche loro col fegato spappolato e l’intestino esploso, se non li avessero ammazzati prima. E voi altri, voi che invece comprate solo biologico all’equo e solidale, e sognate la macchina a idrogeno, perché vi sentite migliori, perché pensate di essere la specie più evoluta, se è vero che avete dominato gli istinti primordiali con l’intelletto, allora provate a seguire il sentiero dello sciacallo, e prendete un tramezzino dal pacco degli assortiti.